Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

Effettua una ricerca

Ricerca Avanzata

CAPO I
LO ZELO DELLA DONNA CONSIDERATA COME INDIVIDUO

La donna considerata individualmente può esercitare a sé una grande missione di bene. E perché riesca più facile il comprenderlo sarà bene considerare i diversi apostolati cui può dedicarsi in altrettanti paragrafi: Apostolato della preghiera: apostolato dell'esempio: apostolato della parola: apostolato di opere: apostolato nella formazione di cooperatrici nello zelo.
E innanzi a tutto credo a proposito consigliare l'ottimo libricino del Frassinetti: Industrie spirituali (Genova, Tipografia della gioventù, L. 0,20).

ART. I - APOSTOLATO DELLA PREGHIERA

Non vi ha dubbio: questo è il più facile ed il più efficace tra i diversi apostolati.
È il più facile: poiché chi vi ha mai che non possa pregare? Dal bambino che incomincia a balbettare il nome santo di Gesù, sino al vecchio cadente, che non ha più che un fil di voce, tutti possono mormorare una preghiera. Una santa messa, una comunione, un santo rosario,
70
una novena, una visita al Ss. Sacramento, sono cose molto facili. - Ma io ho tante occupazioni lungo il giorno! dirà una donna. Ebbene, sia pure; ma vi furono tante sante anime che anche tra le faccenduole domestiche, anche nel recarsi o tornare dal lavoro, anche tra il frastuono assordante delle macchine, anche nel campo sotto la sferza del sole sapevano pregare, se non in altro modo, almeno con frequenti giaculatorie. Di quante buone fanciulle sappiamo che, mentre pascolavano il gregge, leggevano libri di preghiere, facevano scorrere la corona, s'inginocchiavano presso una pianta per far orazione!
Che se pure il lavoro fosse incalzante, delicato, difficile, chi potrebbe impedire che almeno lo si offerisca al Signore, lo si compia volentieri, lo si santifichi con la retta intenzione? Orbene: un lavoro fatto in questo modo non è una continua preghiera? Qui vale il detto: Chi lavora, prega. - Vi ha di più. Lo stesso infermo che giace nel suo letto, oppresso da gravi dolori, può fare la più efficace delle preghiere; i patimenti, le croci, le mortificazioni, le contraddizioni sofferte con rassegnazione alla volontà di Dio valgono assai per attirarci le divine benedizioni. È noto il detto: È bene pregare, faticare1 è ancor meglio, ottimo il soffrire.
È l'apostolato più efficace: la conversione e la santificazione delle anime è opera di grazia
71
più che di ragionamenti e di industrie umane: lo dichiarano altamente la Scrittura, la tradizione costante, la teologia, la pratica dei santi. Non può fallire la promessa giurata da Gesù Cristo: In verità, in verità vi dico che tutto ciò che chiederete al Padre, in mio nome, ve lo concederà.2 Ed appoggiato a questa divina promessa, san Paolo inculcava a tutti questo nobilissimo apostolato della preghiera: Vi scongiuro di offrire preghiere per tutti gli uomini.3 - Nulla sfugge alla potenza di esso: né la conversione dei peccatori, né l'infervoramento dei tiepidi, né il ritorno degli eretici e scismatici, né la perseveranza dei giusti, né la predicazione agli infedeli, né la buona morte degli agonizzanti, né gli accrescimenti e prosperità della Chiesa, né il trionfo della Santa Sede, né il perfezionamento del clero, né la santificazione degli Ordini religiosi, né il sollievo delle anime purganti. - Vere benefattrici occulte dell'umanità sono le anime apostole colla preghiera: esse partecipano a quella vita divina che Gesù conduce da secoli nei tabernacoli. E che fa egli infatti in quella sacra pisside nelle ore solitarie del giorno, nelle ore silenziose della notte, nel santo sacrificio della santa messa? Egli placa la divina giustizia adirata contro i peccatori. Egli invoca le divine misericordie su tante anime. Egli continua il suo apostolato di salvare il mondo, esercitato un giorno nelle contrade della
72
Palestina. - Anime veramente benefattrici dell'umanità! non ne ricevono gli applausi, i monumenti: ma il giorno del giudizio universale svelerà tanti segreti, chiarirà tanti misteri, esalterà queste umili apostole.
In quel giorno si vedranno per la prima volta benefattori e beneficati, si guarderanno, si conosceranno: e la gloria dei benefattori sarà tanto più grande quanto più ha tardato.
Anime benefattrici della povera umanità! abbiatevi almeno questa consolazione in terra: Dio ascolta le vostre preghiere, tende l'orecchio ai vostri gemiti, esaudisce le vostre domande. Chi prega per le anime soddisfa ad un ardente desiderio del Cuore di Gesù: e come potrà Gesù non amarlo con un affetto specialissimo e non esaudirlo? D'altra parte sant'Ignazio4 diceva: «Quand'anche, morendo ora, fossi certo della mia salvezza, sarei tuttavia disposto ad arrischiarla rimanendo in vita, pur di poter guadagnar qualche anima». E, poiché qualcuno lo rimproverò di questo come di un'imprudenza, rispose: «E che? è forse Dio un tiranno, che, vedendomi esporre la salvezza per guadagnargli anime, vorrebbe mandarmi all'inferno?».
Ora qual è il modo pratico d'esercitare tale apostolato? In seguito si vedrà l'apostolato della preghiera come organizzazione: qui solo come pratica individuale.
73
Per i defunti

L'atto eroico di carità: è l'offerta di tutto il valore soddisfattorio delle preghiere, azioni e patimenti nostri, l'offerta delle opere soddisfattorie applicate a noi in vita e dopo morte, l'offerta dei meriti di Maria santissima e di Gesù Cristo fatta all'Eterno Padre in favore delle anime purganti. - Ho detto valore soddisfattorio, giacché le nostre preghiere, azioni, patimenti hanno sempre tre valori: il meritorio, che non si può dare ad altri; il soddisfattorio, che si può applicare liberamente alle anime purganti o viventi; l'impetratorio, che si può distribuire a qualsivoglia degli uomini.
Questo atto è la più sublime manifestazione di carità verso i defunti. Pio IX concesse per quest'atto le seguenti indulgenze:
1. Altare privilegiato quotidiano ai sacerdoti;5
2. A tutti i fedeli indulgenza plenaria per i defunti ogni volta che si comunicano e ogni lunedì udendo la messa per i medesimi: visitando in ambo i casi qualche chiesa e pregando secondo le intenzioni del Sommo Pontefice;
3. A chi fosse poi impedito di udire la santa messa il lunedì, di poter applicare a questo fine la messa d'obbligo della domenica;
4. Ed a chi non potesse fare la comunione diede la facoltà ai confessori di commutarla in altra opera di pietà;
74
5. Per tutti: ogni indulgenza concessa o da concedersi è applicabile ai fedeli defunti.
Non per nulla, tale atto chiamasi eroico: giacché richiede una vera rinunzia a tutta la parte soddisfattoria del bene fatto o da farsi ed un totale abbandono alla Provvidenza amorosa di Dio, per ciò che riguarda il purgatorio dovuto forse a noi. Per chi però non sentisse ancora la forza di compire tale atto in suffragio dei defunti ve ne sarebbero altri. Vi sono persone che consacrano un giorno ogni settimana, il martedì, alle anime del purgatorio; ve ne hanno altre che ogni settimana offrono per esse una comunione, una messa, un rosario; altre invece si contentano d'un giorno nel mese, cioè il primo martedì; altre ancora un mese nell'anno, il mese di novembre; altre il solo giorno destinato alla commemorazione di tutti i fedeli defunti, il due novembre.
Ma è specialmente nell'occasione della morte di qualche persona conosciuta che si ha da rinfervorare lo zelo per le anime purganti: molto buona è la pratica di raccogliersi nella casa del defunto per la recita del santo rosario e per visitare o vegliare il cadavere pregando; molto buona è la pratica di accompagnarlo alla chiesa ed all'ultima dimora nel cimitero; molto buona è la pratica di visitare la tomba in giorni determinati, come sarebbe il giorno sacro alla memoria dei defunti; molto buona la pratica
75
di far celebrare trigesime e anniversari solenni, di ritenere pietosi ricordi e ritratti degli estinti nelle case. Ma una donna pia non dovrà fermarsi ad una semplice parata esterna: nelle visite di condoglianza chiederà e prometterà preghiere pei defunti; nelle sepolture curerà un contegno serio non solo, ma cercherà davvero di pregare e far pregare; si varrà di tutte le circostanze per ricordare il defunto, per suffragarne l'anima e per invitare ancora altri a farlo.
Infine: vi sono tabelle che portano le diverse categorie di persone defunte che possono abbisognare di suffragi: i sacerdoti, i religiosi, i dimenticati, le anime che furono più devote del Ss. Sacramento, ecc. Orbene: molte anime pie sogliono ogni giorno indirizzare le loro intenzioni ad una di queste categorie di persone. È pratica utilissima: come è utilissima quella di ripetere spesso fra giorno6 qualche requiem, recitare ogni sera, od almeno vedendo il cimitero, un De profundis.7

Per i viventi

Le anime vittime. Come l'atto eroico di carità è la più sublime manifestazione di carità verso i defunti, così l'anima vittima compie l'atto più grande di carità verso gli uomini ancora viventi sulla terra. Che cosa significa difatti l'offrirsi vittima per gli uomini? Significa
76
offrirsi come agnello di espiazione per soddisfare ai peccati di tutti o di una parte degli uomini e ottenerne così la salvezza. Significa protestarsi pronto ad accettare tutte le pene, i dolori, le contraddizioni che al Signore piacerà mandare ad un'anima per ottenere alle altre la eterna salute. Significa conservarsi in perpetuo in questa disposizione in tutta la vita: offrire la propria esistenza per liberare le anime dalla morte eterna e nelle stesse agonie della morte. Ora Gesù Cristo disse: Nessuno ha maggior amore8 di colui che dà la vita per i suoi amici. Ai giorni nostri noi cantiamo un indubitato progresso in tutte le parti del sapere: ma non può negarsi che dalla malizia umana il sapere sia spesso fatto servire al male e che il progresso abbia trovati nuovi mezzi e nuove vie al peccato. Ebbene anche le anime buone hanno creato nuovi mezzi di bene. Tra i quali vi è pur questo: oramai una schiera d'anime, tanto più nobili quanto meno conosciute, una schiera d'anime tanto più sinceramente amanti degli uomini quanto più dagli uomini sono disprezzate, si offre coraggiosamente vittima per i proprii fratelli. Sono semplici suore di monasteri, sono maestre delle scuole elementari, sono umili serve, zitelle, donne del popolo che ardono d'amore di Dio ed a Dio sacrificano tutto pur di poter salvare un'anima di più. Ciascun'anima anche isolatamente può far questo,
77
sebbene sia più vantaggioso unirsi all'Associazione delle anime vittime, di cui si parlerà in seguito.
L'offerta generosa. Consiste nel dare al Cuore divino di nostro Signore tutto il valore impetratorio delle nostre preghiere, opere e sofferenze, lasciando che Egli se ne valga secondo i suoi fini santissimi. Miglior uso non si potrebbe fare di tal valore, poiché le intenzioni di Gesù Cristo non possono essere che santissime, le migliori possibili. Esse comprendono non solo quelle ordinarie che possiamo concepire noi nella ristretta cerchia delle nostre cognizioni, ma si estendono a tutti [e] singoli gli uomini che vivono nelle cinque parti del mondo, a tutte e singole le anime dei sacerdoti, dei cattolici, degli eretici, degli infedeli. Con questa offerta si viene con facilità somma ad estendere il nostro apostolato fino agli estremi confini della terra! E quale fervore non deve portarci il pensare che mentre si prega, mentre si lavora, lontano dagli sguardi di tutti, mentre si soffre una pena intima e nascosta a tutti, si opera un gran bene anche in regioni lontanissime! Il modo di fare tale offerta è libero, e potrebbe bastare questa formola: «Intendo di fare tutto oggi e sempre secondo le intenzioni di Gesù-Ostia nel tabernacolo». Gioverebbe ripeterla ogni giorno ed anche alcune volte nel giorno, sebbene basti recitarla una volta per
78
sempre e non ritrattarla più. Ben inteso che dopo tale offerta è sempre permesso raccomandare al Signore i nostri bisogni particolari: anzi si potrà fare con molta maggior confidenza di venir esauditi.

Varie altre forme di apostolato colla preghiera

Interessi generali

a
) È diffusa in molte comunità la pia pratica di fare ogni settimana una comunione per il papa, secondo le sue intenzioni, ovvero recitare per i bisogni generali della Chiesa l'orazione: A voi, o beato Giuseppe....
b) Vi sono molte anime che ogni giorno recitano un Pater ed Ave con la giaculatoria: Sancte Francisce Zaveri per l'Opera della Propagazione della fede; e un'Ave per l'Opera della Santa Infanzia.
c) Ottima è pure la pratica di fare ogni sabato la santa comunione od almeno preghiere speciali in onore del Sacro Cuore di Maria per la conversione dei peccatori.
d) Il papa Pio X ha poi indulgenziate due bellissime orazioni esortando i fedeli a recitarle frequentemente: una per la propagazione del pio uso della comunione frequente,9 l'altra per la santificazione del clero.
e) Molte anime pie ripetono spesso la giaculatoria «Eterno divin Padre, vi offro il sangue
79
preziosissimo di Gesù Cristo in isconto dei miei peccati e pei bisogni di santa Chiesa».
f) Molte preghiere si possono trovare nei libri di pietà contro il vizio della bestemmia, per la preservazione dell'innocenza nei fanciulli, per la diffusione della istruzione religiosa, per l'incremento della buona stampa, per lo zelo sacerdotale ecc. Di una buona zitella si legge: «Volendo partecipare al bene dei banditori della parola di Dio, cooperando al loro frutto, mentre ascoltava la predica, il catechismo, ecc. con frequenti giaculatorie pregava il Signore ad infondere la sua forza divina nel predicatore, ed a toccare il cuore agli uditori coll'efficacia della sua grazia».
Un missionario giungeva per gli Esercizi spirituali in una parrocchia: ma l'esito si faceva vedere più che incerto. Ebbene, disse il missionario al parroco, non avete qualche anima buona che possa frequentare la comunione e recitare bene il suo rosario? - Sì, ho una mendicante, molto pia, molto paziente. Il missionario, fattala chiamare, le ordinò di accostarsi ogni dì degli Esercizi alla santa comunione e recitare continuamente il rosario durante le prediche. Quella obbedì e l'esito fu ottimo: partendo il missionario diceva al parroco: Non ringraziate me, ma la mendicante.
80
Interessi particolari

Discendendo poi agli interessi particolari delle anime, sono quasi infiniti i mezzi onde promuoverli. Per non accennare che a qualcuno, ricordo:
a) il prendere di mira qualche persona a cui si vuol ottenere la salute eterna, per esempio un parente, un amico, sia peccatore o no: poi per esso pregare spesso, fare anche piccole mortificazioni, qualche digiuno, se sarà conveniente.
b) Pregare pei bisogni particolari di agonizzanti, di poveri, di famiglie, specialmente quando si manifesta maggior urgenza, promovendo tridui, novene, visite a chiese, pellegrinaggi, ecc.
c) Far precedere la rugiada benefica delle grazie divine a tutto ciò che si vuol tentare in pro delle anime: per esempio la riconciliazione di nemici, l'istituzione di un'opera pia, un avviso che si vuol dare, ecc.
d) Fare colla preghiera quel bene che non riesce possibile colle opere o colla parola: al Signore non è difficile suscitare altri che lo faccia in vece nostra, ovvero farlo Egli direttamente.
Come conclusione di questo articolo ricordiamo che niente il Signore sa negare a chi prega. Un giorno un sacerdote doveva disporre agli ultimi sacramenti un giovane del quarto corso universitario: ma l'infelice aveva smarrita la fede. Lo zelante sacerdote, amico personale
81
dell'infermo, lo aveva visitato spesso ed aveva tentate tutte le vie del raziocinio e del cuore: ma inutilmente. Una pia giovane incominciò allora una fervorosa novena con comunione, rosario, digiuno in pane ed acqua. Non l'aveva ancor terminata che l'infermo spontaneamente chiedeva i santi sacramenti, li riceveva con segni visibilissimi di pentimento e voleva che gli venisse amministrata più volte la santa comunione. Dio solo è padrone del cuore che può volgere come vuole con i suoi miracoli di grazia.

ART. II - APOSTOLATO DELL'ESEMPIO

Apostolato facilissimo ed efficacissimo! Apostolato possibile a tutti e più particolarmente alla donna! «Così risplenda la vostra luce innanzi agli uomini, affinché veggano le vostre buone opere e glorifichino il vostro Padre che è nei cieli»,10 disse Gesù Cristo. «Ed è appunto la luce del buon esempio pubblico e della professione aperta della fede cristiana, quello che maggiormente influì nel mondo pagano a convertirlo. Apostoli, clero, uomini, donne, fanciulle, se colle parole manifestavano i loro pensieri di fede, colle opere di santità provavano d'esserne convinti e che questa fede era divina, giacché operava in essi una così profonda trasformazione. Splendevano di questa luce in casa, nel vicinato, in società,
82
davanti agli stessi tribunali ed al martirio... ed infine ottennero la vittoria! Anche al presente i cattolici di Germania, d'Inghilterra, degli Stati Uniti d'America, sanno portar alta la fronte di cattolici cristiani fra i protestanti che li circondano; e il loro numero cresce, gli eretici si convertono, i nemici li rispettano ed onorano» - Così scrisse mons. Ressia, vescovo di Mondovì: e aggiunge che quanti hanno il coraggio di mostrarsi veri cristiani, di fede e di opere, divengono dei veri missionari, dei veri predicatori fra il popolo.

[La prima pedagogia]

«L'apostolato dell'esempio può suscitare un sogghigno beffardo nei miscredenti, ma lascia nel loro animo infitta una spina che li punge, che li rimprovera, che li richiama al dovere. Anche un fanciullino che prega e vive da angelo finisce di guadagnare i cuori ribelli». E su questa verità dell'efficacia del buon esempio non vi è autore di pedagogia che non concordi: anzi ve ne ha taluno il quale vorrebbe dire che la forza dell'ambiente è il principale fattore di educazione. Ed è un fatto così universale, così chiaro, così costante da riuscire quasi inutile l'addurre in prova degli esempi particolari: date pure ad un fanciullo degli ammaestramenti santi, ma, se egli vivrà in un ambiente corrotto, ben presto dimenticherà ogni vostra esortazione per seguire gli esempi da cui è circondato.
83
Noi stessi l'abbiamo sperimentato, noi stessi l'esperimentiamo, noi stessi l'esperimenteremo: coi santi si diviene santo, coi cattivi il cuore si guasta. E di qui dipende quel detto: Nessuno è così forte da togliersi affatto dall'influenza dell'esempio altrui, pochi vi resistono costantemente, la [maggior parte li] segue quasi completamente! E non sarà anche per questa forza potentissima dell'esempio, forza che ai nostri giorni è più che mai riconosciuta e celebrata, che il Divin Maestro ci volle ammaestrare prima coll'esempio che colla parola?11 Passò trent'anni nascosto in una povera bottega, e solo un decimo circa di sua vita predicando. Non sarà forse perché conosceva che l'esempio è dieci volte più fecondo di bene che non siano le parole? Ora si dica se è possibile, quanto bene continuamente semina e suscita attorno a sé la donna veramente virtuosa, ancorché non dica una sola parola! Ella passa e sul suo passaggio mille occhi sono rivolti a lei, mille pensieri buoni sorgono, mille sentimenti di ammirazione per la virtù si risvegliano, mille sante invidie la seguono. Solo Dio numera tutto: quell'anima fortunata non se ne avvede: ma il giorno del giudizio quanti misteri rivelerà! Sarà quello il giorno della glorificazione di tanti occulti benefattori dell'umanità. I fiori morendo lasciano una semente feconda: queste donne virtuose ne lasciano tanta!
84
[L'attrattiva della pietà e delle virtù nascoste]

Vi sono tanti nel mondo che vorrebbero passare per spiriti forti e deridono la pietà che designano con nomignoli. Ma costoro al vedere quel certo numero d'anime, che sentono fame della parola di Dio e l'ascoltano con tanta frequenza, istintivamente riflettono se non sarebbero più buoni qualora accorressero anch'essi umilmente a quelle lezioni delle verità più alte, spiegate nel modo più semplice; ma il vedere quelle anime pie che ogni mattina, come colombe assetate, s'accostano alla mensa eucaristica, vanno ripensando se mai non sarebbero più felici se le imitassero almeno qualche volta; ma al vedere quelle anime divote che pregano con tutta l'espansione del loro cuore, ricordano la pace, quando, nel candore della fanciullezza, anch'essi facevano così. Sarà un pensiero fugace come il vento, dissimulato esternamente,12 travolto dal turbinio di mille preoccupazioni materiali, vane, capricciose: ma un pensiero che si risveglierà nella tranquillità della sera, in una notte insonne, nel momento della malinconia e della sventura: darà frutto a suo tempo: forse solo dopo anni ed anni. Chi raccoglie, spesso non pensa al seminatore, ma vi pensa bene il Signore!
Maggiore è l'efficacia del buon esempio, quando la donna alla pietà sa unire l'esercizio delle virtù cristiane. Né qui si intende solo parlare delle virtù esterne e clamorose, come
85
sono certe beneficenze, ad esempio: ma particolarmente delle virtù interne e minute. Vi sono persone così piene d'umiltà che non sanno mai lagnarsi, il torto è sempre dalla loro parte, gli altri han sempre qualche motivo per agire così, ancorché diano loro pena. Vi sono persone così delicate nella loro carità da tener sempre preparata una gentilezza, da interpretar e prevenire sempre un desiderio, da accondiscendere ad ogni pretesa. Vi sono persone così sapienti che sanno lasciarsi interrompere dieci volte mentre scrivono una lettera o regolano un conto, sanno aspettare senza impazienza la fine d'una conversazione o l'arrivo d'una persona che ritarda, sanno smettere e ripigliare il lavoro senza che appaia la noia. Le intenzioni fraintese, le parole mal interpretate, i sorrisi maligni, le accoglienze glaciali, i rifiuti secchi, sembrano trovare un cuore insensibile in tali persone. Paiono destinate dalla Provvidenza a spargere un po' di gioia in questa valle di lacrime! Paiono aver la missione di rendere felici quanti le avvicinano! Virtù piccole, quotidiane, più proprie alla donna: ma virtù che legano, conquidono13 l'anima e fanno esclamare: come sono belle la religione cristiana e la pietà, che sanno ispirare una vita così disinteressata e amabile! - Vi hanno altre virtù che s'impongono anche per una maggior esteriorità: è il sorriso sospeso sulle labbra d'una
86
persona amata, che noi sapevamo afflitta, che rivela le gioie intime della rassegnazione: è lo sguardo limpido d'un innocente che rivela la soavità e la dolcezza della semplicità: è il tratto modesto e riservato che scopre tutta la castità d'un'anima: è il silenzio dignitoso innanzi ad un'ingiuria o calunnia: è l'obbedienza costante anche ai comandi dati con meno garbo: è il disinteresse che mostra il grande distacco d'un cuore. Sono una predica d'ogni giorno, fatta senza atteggiarsi a maestro, udita anche da chi non usa [andare] alla chiesa.
Ed infine apertamente ancora esercitano un vero apostolato coll'esempio quelle donne che dedicano le loro energie ed anche la loro vita alle opere di carità. Altrove si vedrà come ad esse possa consecrarsi la donna: qui basta ricordare la grande stima che riscuote la religione per le sue tantissime istituzioni di beneficenza.

[La forza della carità]

L'anno passato con grande solennità in tutto il mondo e particolarmente in Francia ed in Italia si è commemorato l'Ozanam,14 ritenuto come il fondatore della Società di san Vincenzo de' Paoli. Orbene ecco come. Egli aveva conosciuto esistere una società detta dei buoni studi, dedicata alla discussione amichevole di soggetti letterari o filosofici, utili alla giornata. Vi diede il nome con molti compagni e per opera sua quella società si cambiò in Conferenza di storia e di filosofia. Sessanta e più giovani svolgevano
87
e difendevano la verità cristiana storica e filosofica, come apologisti, dinnanzi ai loro avversari deisti, sansimoniani, fourieristi, materialisti.15 Era un vero campo di battaglia ove la verità si incontrava coll'errore, si dibatteva spesso accaloratamente, cercava di prevalere per convertire al cattolicismo. Ma l'Ozanam s'accorse presto della poca efficacia della discussione teorica. Ne parlò con alcuno dei compagni più intimi, lamentando la vanità di tali sforzi e conchiuse: Invece della discussione scientifica non sarebbe più efficace una conferenza di carità? Meno parole e più fatti: andiamo ai poveri. La stessa sera egli con un amico si prendeva quel po' di legna che rimaneva per gli ultimi giorni d'inverno, e la16 recava ad un povero abbandonato. Un anno dopo i soci della conferenza della carità erano un centinaio; pochi anni dopo erano circa cinquemila le conferenze sparse in tutto il mondo; oggi contano centoquarantamila membri e distribuiscono ai poveri diciotto milioni di lire ogni anno. E lo scopo? «La carità serviva di introduzione alla fede: anche qui l'ago faceva passare il filo e i soci di san Vincenzo diventavano i più potenti missionari per la rigenerazione cristiana del mondo».
Chi non inclina alla religione per convinzione scientifica, o non l'ama per difetto di istruzione, l'apprezza almeno per lo spirito di carità
88
di tanti cattolici, di suore piene di amore ai poveri, di sacerdoti fondatori o sostenitori di ospedali, ricoveri, di ospizi, patronati di operai, segretariati del popolo. Quante volte la logica del cuore e del buon senso finisce per trionfare! Si ripete la conversione di Emilio Littré, ebreo, capo dei filosofi positivisti del suo tempo, massone, materialista. Infermo era amorosamente assistito dalla sposa e dalla figlia, cattoliche e pie. La loro lunga pazienza lo colpì e disse: Come mai sì rara virtù poteva essere il risultato della materia? Colla divina grazia il suo sistema cadde come idolo infranto: si convertì e morì cristianamente. Era l'opera della carità.

ART. III - APOSTOLATO DELLA PAROLA

La parola del Signore, cioè la verità, è una divina semenza destinata a germogliare nelle menti e produrre il pensiero cristiano, a germogliare nel cuore e produrre gli affetti17 santi, a germogliare nelle opere e produrre la vita cristiana. È la parola che ha convertito il mondo, è la parola che lo conserva cristiano: poiché la fede, dice l'Apostolo,18 è il frutto delle parole di Dio. Gesù Cristo avrebbe potuto usare infiniti altri mezzi a tal effetto: ma Egli scelse come mezzo ordinario questo: Andate e predicate: ammaestrate tutte le genti, insegnando a fare quanto comandai.19 E nulla può sostituire
89
l'efficacia della parola evangelica, predicata con zelo e colla divina benedizione ogni domenica, ogni giorno, ogni ora da tanti sacerdoti e missionari ad un numero sterminato di uomini.
Ma non da tutti può farsi udire il sacerdote: non da tutti è ugualmente compreso: non da tutti la sua parola vien ugualmente ricordata ed applicata alla vita pratica. Ed ecco che il Signore ha posto al fianco del sacerdote, affinché suppliscano alla sua limitata forza, i migliori tra i laici e specialmente la donna. La donna è più assidua dell'uomo alla parola di Dio, perché naturalmente più pia: la donna intuisce meglio dell'uomo le verità religiose, non in quanto sono altissime e nobilissime, ma in quanto sono conformi alla natura, ai bisogni ed alle aspirazioni del cuore: la donna, meglio dell'uomo, le ricorda e le applica ai casi, alle circostanze, alle azioni della vita ordinaria. La donna si fa quindi l'eco, che ovunque si diffonde, della parola del sacerdote, come il suo portavoce, come il mezzo di trasmissione. Benedetta la donna di zelo! San Paolo per essa ha lasciate scritte quelle parole che si riferiscono a Febe,20 Evodia e Sintiche: Le quali con me hanno lavorato per il Vangelo.
Ed in quanti modi può esercitare la donna questo nobilissimo apostolato? In moltissimi e svariatissimi: qui si accenna solo ad alcuni tra i principali.
90
Colla correzione

Un avviso dato a tempo, condito con la dolcezza della carità, avvalorato colla forza di calde esortazioni, può salvare dalla caduta, dalla cattiva via, dalla rovina un'anima. Vi è chi pecca per malizia, ma vi è, tra la gioventù specialmente, chi pecca per ignoranza e per debolezza: una parola, un incoraggiamento potrebbe salvarli. Si possono fare correzioni, oltreché in famiglia, tra i parenti, tra i conoscenti, per via, in chiesa, nelle conversazioni. Talora con una lunga esortazione, più spesso con una parola o un atto di disapprovazione, spessissimo con un'occhiata, con un segno convenzionale, col contegno e persino col semplice silenzio. Non si può stabilire una regola generale su quanto convenga fare nei diversi casi: le circostanze particolari di persona, di luogo, di tempo parleranno da sé e lo zelo ardente farà riflettere e capire la loro voce.
La carità è ingegnosa nel trovar sempre nuovi modi e, come esempio, ne trascrivo qui alcuni, usati da una giovane detta l'Ape ingegnosa, riferiti dal Frassinetti.
Desiderando di fare una correzione ad una sua parente, dalla quale temeva che fosse mal ricevuta, pregò una sua amica che, alla presenza della parente, le facesse una correzione su quella mancanza, come se l'avesse ella stessa commessa: avvisandola però a misurare le parole
91
in modo di non dir bugia. L'amica la servì giusta21 il suo desiderio; ed ella la ringraziò e le promise che per l'avvenire si sarebbe guardata dal commettere più tali mancanze. La parente, senza sospettare dell'arte, restò edificata della sua umiltà nel ricevere la correzione: e capì frattanto che avrebbe essa pure dovuto emendarsi.
Sapendo che una giovane viveva male, poiché manteneva una cattiva relazione, fingendosi una sua cordialissima amica, le indirizzò una lettera, nella quale le metteva sott'occhio, prima il danno che ne soffriva nella riputazione, tesoro più prezioso che si possa avere al mondo; e poi soprattutto lo stato deplorevole dell'anima sua ed il pericolo grave di eterna perdizione; ma tutto con tanta umiltà, dolcezza ed affezione veramente amichevole da dover far impressione sul cuore più duro.
Conoscendo pure che un giovane, imprudente o maligno che fosse, gironzava22 intorno ad una fanciulla molto semplice, ad insaputa della madre, scrisse un bigliettino a costei: in esso, fingendosi amica di casa, l'avvertiva del pericolo che sovrastava alla figlia. La figlia venne meglio custodita e quegli più non comparve.
Le rincresceva sommamente sentire un suo vicino, che, nel trasporto della collera, strapazzava il santo nome di Dio. Costui aveva
92
una graziosa figliuolina che toccava appena i cinque anni di età, semplice ed insieme buona. Chiamò a sé questa fanciulletta, promettendole un bel premio se avesse fatto quanto era per dirle. Avutane la promessa, la istruì a cogliere i momenti in cui il padre andava in collera, mettersele innanzi e, colle mani giunte, dirgli: Caro babbo, non bestemmiare il Signore; e ciò facesse finché il padre non si fosse liberato da quel brutto vizio. Che se il padre l'avesse interrogata su chi le avesse insegnato quel modo, gli rispondesse semplicemente: il Signore: difatti parlava a nome di Dio. La fanciullina fece bene la sua parte: ed il padre, vedendosi innanzi quell'angioletto che lo pregava con tanto garbo, si mostrò dapprima commosso, ma tacque. In seguito interrogò la fanciulla perché mai facesse così: Perché così, rispose ella, mi ha detto il Signore! A queste parole la commozione del padre giunse al sommo: il giorno seguente si confessò e promise di emendarsi.
Un modo singolare di correzione era questo: pregare le persone che l'attorniavano di avvertirla dei suoi difetti, assicurando che ne avrebbe avuto piacere. Tali persone a loro volta spesso chiedevano per loro stesse tal favore: ed ella aveva così l'occasione di far tante correzioni e quindi tanto bene.
93
Le buone parole

È l'occasione più ordinaria e più facile per la donna di esercitarsi nello zelo. Quanto spesso vi sono persone afflitte! Ebbene versare nel loro cuore il balsamo delle consolazioni celesti, parlando della Provvidenza, del paradiso, dei patimenti di nostro Signore Gesù Cristo, è opera di zelo. Quanto spesso vi hanno persone amareggiate per un affronto ricevuto, per una calunnia o diceria, che circolano sul loro conto, per un'antipatia che provano! Ebbene parlare loro della dolcezza del perdono cristiano, del rendere bene per male, dello spirito di sacrificio, è opera di zelo.
Vi hanno donne che si imposero come regola di non terminare mai una conversazione senza lasciar cadere almeno una parola buona: ve ne hanno altre che sogliono accompagnare sempre l'elemosina materiale con un buon avviso: altre ancora vigilano per cogliere ogni occasione per consigliare una pratica, per elevare l'anima a pensieri soprannaturali, per far sentire quanto sia dolce il bene. Ricordo d'un giovane che soleva andar a leggere, presso il letto di un infermo cronico, il giornale: presentandosi l'occasione sapeva condire tale lettura con buone riflessioni. Se per esempio il giornale parlava di morte improvvisa, egli diceva: Fortunato costui se era preparato. Se il giornale raccontava di onori conseguiti, egli aggiungeva:
94
Va bene, purché vi abbia anche l'approvazione divina. Ricordo d'una donna che nel breve giro di un'ora, lavorando con alcune compagne seppe fare due osservazioni molto buone. Puntasi coll'ago e compatita dalle compagne, disse sorridendo: Questo è nulla in paragone dei patimenti del purgatorio. Più tardi, mostrando un bel ricamo, fece osservare che la nostra vita lo rassomiglia: le opere cattive la guasterebbero, come le maglie malfatte guasterebbero il ricamo.
Una pia signora narrava d'avere potuto introdurre la pratica del rosario in una famiglia col solo parlarne quasi a caso in una visita fattavi: una donna del volgo era riuscita a ristabilire la pace tra due coniugi col solo invitarli entrambi per una festa in casa sua: una zitella visitando spesso e trattando con molta umiltà e carità una famiglia, trascurata in fatto di religione, aveva ottenuto che i bambini venissero mandati al catechismo e potessero fare la prima comunione.
E quante buone parole sono come una semente, caduta di tra le dita del contadino, destinata a nascere, crescere e fruttificare il cento per uno!
Gli uomini non sanno apprezzarle: ma le apprezzano e le numerano gli angeli: Dio non lascierà loro mancare la debita ricompensa.
95
Per il catechismo

Col favorire l'insegnamento del catechismo la donna vien direttamente ad associarsi al più nobile, necessario ed efficace ministero sacerdotale: istruire i fanciulli. E la donna può farlo in molti modi.
Anzitutto col fare la dottrina, data l'opportunità. Quasi in ogni parrocchia i sacerdoti hanno bisogno di catechiste, abili e dotate di vero spirito di pietà, dovendo dividere i fanciulli in molte classi, secondo la loro capacità e grado di istruzione. Una donna che frequenti ella stessa le prediche, le istruzioni parrocchiali, i catechismi: una donna che cerchi di supplire al difetto di istruzione religiosa con la lettura di libri buoni: una donna che abbia cura di leggere alcuno dei tanti commenti e spiegazioni al testo di catechismo, potrà facilmente procurarsi la scienza necessaria per istruire nei primi rudimenti della fede la fanciullezza. Le occorrerà inoltre essere donna di pietà, di vita edificante e di zelo per la salvezza delle anime: e queste cose necessariissime in chi deve insegnare la religione, ella le avrà frequentando i santi sacramenti, studiandosi di praticare le virtù cristiane, amando la preghiera.
Si comprende di leggeri23 come vi siano tante donne che non hanno né tempo né libertà per quest'opera così nobile: si comprende come tante manchino o di scienza, o di ascendente
96
sulla fanciullezza, o di altre qualità: ma pure in ogni parrocchia ve ne ha che potrebbero offerire il proprio aiuto al parroco, disposte ben inteso ad accettare tutti i consigli. Altre donne forse dovranno rimanersi contente di imitare una giovane di cui fu scritto: «Avendo conosciuta una fanciulla molto ignorante delle verità della fede e dei doveri del cristiano, col pretesto di insegnarle a leggere e scrivere, ottenne che sua madre la mandasse a lei per più mesi. Intanto le insegnò tutto quanto importava che sapesse; le instillò sentimenti di amore e timore di Dio: e, mantenendo poi sempre buone relazioni con essa procurò che per l'avvenire santificasse le feste, frequentasse i santi sacramenti e la dottrina cristiana».
Quante volte una donna non potrebbe istruire nel catechismo alcuni tra i fanciulli dei vicini o dei parenti? Facilmente potrebbe accostarli, facilmente potrebbe attirarli anche con piccoli premi. E questo modo di apostolato è specialmente adatto a donne che vivono sole, ovvero sono libere di sé: ma spesso potrebbero pure esercitarlo certe persone di servizio in quelle famiglie in cui non si dà la dovuta importanza all'istruzione religiosa.
Né mancano altre vie aperte allo zelo della donna in riguardo del catechismo. Ella può spesso influire a che i fanciulli intervengano
97
alla dottrina cristiana, specialmente in quelli che per ragione di amicizia, conoscenza, parentela o dipendenza hanno qualche relazione con lei. Ella può sostenere l'Opera del catechismo con offerte da consumarsi in premi, giuochi, gite, trattenimenti per ragazzi. Ella ancora può, in certe speciali circostanze, dare24 il suo aiuto morale ed anche materiale per la fondazione o l'incremento di qualche oratorio, ricreatorio festivo o scuola parrocchiale di catechismo. La storia commenda25 ben a ragione la carità generosa d'un gran numero di donne che concorsero alla fondazione d'opere pie colle loro munifiche donazioni, fatte in vita o per testamento.
Ora non vi ha dubbio che tra queste opere una delle più urgenti oggidì sia l'erezione degli oratori, dei ricreatori, delle scuole parrocchiali di catechismo.
Ed ecco le indulgenze concesse dal papa allo scopo di promuovere l'insegnamento del catechismo:
Ai genitori: 100 giorni ogni volta che nelle loro case insegnano la dottrina cristiana ai figli ed ai domestici (Paolo V - 6 ottobre 1607).
Ai maestri: sette anni, ogni volta che nelle feste conducono i discepoli alla dottrina cristiana e gliela insegnano (Paolo V - id.).
A tutti i fedeli: 100 giorni ogni volta che
98
per mezz'ora studiano il catechismo sia per insegnarlo sia per apprenderlo (Paolo V - id.).
Sette anni ed altrettante quarantene, ogni volta che, confessati e comunicati, intervengono al catechismo, quando è insegnato ai fanciulli nelle chiese ed oratori (Clemente XII - 16 maggio 1736).
Indulgenza plenaria nei giorni di Natale, di Pasqua e dei santi Pietro e Paolo, se intervengono assiduamente al catechismo per insegnarlo o per apprenderlo, purché, confessati e comunicati, preghino secondo le intenzioni del Sommo Pontefice (Clemente XII - id.).
Tre anni in ciascuna festa della santissima Vergine, se sono soliti radunarsi nelle scuole o nelle chiese per imparare la dottrina cristiana, purché in dette feste si confessino (Pio IX, Rescritto della Sacra Congregazione delle indulgenze, 18 luglio 1877).
Sette anni se anche si comunicheranno (Pio IX, Rescritto, id.).

Le canzoncine

La musica ha una dolce e forte attrattiva anche sui cuori meno sensibili. È cosa notissima, adombrata dagli antichi sotto la favola d'Orfeo.26 Un santo vescovo dell'antichità, vedendo il suo rozzo popolo molto restio ad ascoltare le verità della fede, le riduceva in versi ed egli stesso le cantava a capo di un
99
ponte dove passava molta gente: attratta dal canto ascoltava la dottrina che non voleva ascoltare nei discorsi. Quel vescovo incaricava anzi dei poveri, dotati di buona voce, di cantare e vendere le sue canzoncine.
La donna potrà ricorrere a questa industria di bene anzitutto col favorire la diffusione di canzoni indifferenti. Per lo più il popolo canta per cantare, senza riflettere se il senso delle parole sia buono o cattivo: quindi facilmente accetterà qualsiasi canzone. E la donna potrà acquistare tali canzoni; potrà distribuirle: potrà per la prima cantarle, se ciò è possibile e conveniente al suo stato: potrà anche procurare che almeno le impari, e poco per volta le diffonda... Quanti pensieri e sentimenti cattivi evitati! Pensieri e sentimenti che sono eccitati da canzonacce venute di moda! Di più: la donna potrà far in modo che specialmente la gioventù impari canzoncine e lodi sacre: diffonder libretti e fogli che le contengono; andarle ripetendo in casa e nei laboratori. Vi furono donne che sotto pretesto del canto sapevano attirare in casa fanciulle, ad esse insegnavano buone pratiche, le attiravano più spesso alla chiesa ed ai santi sacramenti e con esse diffondevano tra il popolo canti pii e devoti. (Pio IX, nel 1858, concesse varie indulgenze a chi promuove il canto delle lodi sacre).
100
ART. IV - APOSTOLATO DI OPERE

Sotto questo titolo si può enumerare una quantità veramente straordinaria di opere di zelo cui può dedicarsi la donna. L'importanza di ciascuna d'esse poi è tale che richiederebbe un lungo capitolo e forse anche un libro intero se si dovesse convenientemente illustrare. Chi volesse considerare alquanto questo argomento non potrebbe fare a meno di esclamare: oh! quanto è vasto il campo d'azione religioso-morale aperto alla donna! Quale bene non può operare questa debole creatura, quando consacri alla causa del bene la sua mente, il suo cuore, le sue energie! Si continui a tener presente che per ora si considera solamente la donna come individuo.

Per la stampa

Anzitutto una donna, quando sia dotata di cultura, può scrivere. Giova dirlo: ve ne ha un numero troppo grande che potrebbero darsi a questo nobilissimo apostolato: eppure non lo fanno! Sarà forse una naturale ripugnanza a prodursi, sarà neghittosità,27 sarà un'esagerata persuasione di incapacità, sarà, forse ancor più spesso, poca stima di questo grande mezzo di bene. Orbene si consideri la potenza veramente straordinaria della stampa: potenza che va ogni dì più aumentando, causa la crescente avidità di leggere. Si consideri come la parola
101
scritta può venire letta da migliaia di persone ed a tutte comunicare un qualche buon pensiero. Si consideri come altre donne si valgono della stampa a scopo irreligioso ed immorale: si consideri come si può scrivere, anche per giornali, senza che occorra far conoscere il proprio nome: si consideri che non è poi necessaria una grande scienza per mandare una corrispondenza alla direzione d'un foglio settimanale. Vi hanno maestre, vi hanno addette agli uffici postali, telegrafici, telefonici, vi hanno professoresse, vi hanno donne del ceto colto o nobile, che spesso hanno idee bellissime, conoscono fatti utili a pubblicarsi, forse accaduti attorno ad esse, hanno iniziative ottime da proporre. E perché non potrebbero scrivere? Lode alla donna umile, che diffida delle proprie forze, e chiede consiglio, e sottopone il proprio lavoro alla approvazione di persona competente: ma ricordi che anche questo è un talento che può fruttare assai.
E come può scrivere la donna? Corrispondendo per il proprio paese o città con un giornale cattolico: assumendosi la rubrica che quasi in ogni foglio vien chiamata Rubrica femminile: concorrendo alla compilazione di riviste femminili: talvolta anche occupandosi di bollettini religiosi e persino componendo libri, romanzi morali, opuscoli di propaganda, ecc.
Più ancora: la donna può concorrere alla
102
diffusione della buona stampa. Ed in questo non vi ha donna che non possa cooperare. Son in gran numero i giornali buoni che vivono d'una vita stentata, perché non abbastanza diffusi: come vi hanno tanti libri ottimi, che non mancano d'altro che d'essere conosciuti. Quanto bene non farebbe una donna che cercasse tra i parenti, i conoscenti, i compaesani, abbonamenti per quei bollettini, quei settimanali, quei quotidiani che vedesse utili!28
Quanto bene non farebbe imprestando almeno i proprii al maggior numero possibile di persone, fosse pure facendoli passare al caffè, all'albergo, al circolo, al ritrovo, al parrucchiere!
Quanto bene farebbe se riuscisse, poco per volta e con quelle soavi e sante industrie della carità, di cui la donna è maestra, [a] togliere un giornale cattivo ed a sostituirlo con uno buono, o almeno indifferente!
Vi hanno donne, provviste di beni di fortuna, che potrebbero anche abbonare questa o quella persona, questa o quella famiglia a periodici o fogli buoni: ve ne hanno altre che potrebbero almeno far giungere numeri di saggio in quelle case ove si può sperare qualche nuovo associato; altre ancora, mentre distribuiscono tante elemosine, potrebbero riservarne una qualche parte per l'opera della buona stampa: sarebbe spesso più utile che l'elemosina di pane.
103
Qualcosa di simile si può fare per i libri: imprestare i proprii: regalarne di utili e adatti alle persone che li leggeranno: suggerirne nelle conversazioni: cercare di sostituire i cattivi con altri buoni e, per quanto è possibile, attraenti. Quante volte si riuscirebbe così a impedire il peccato ed il pervertimento, non solo, ma anche a procurare il buon costume e l'istruzione religiosa.
Ecco ciò che si legge di una santa giovinetta: Desiderando di introdurre un libro buono in una famiglia, lo portò seco in un'occasione di visita, ed ivi lo lasciò come dimenticato. Vi ritornò dopo pochi giorni chiedendo del libro, quasi se lo volesse riprendere: domandando però se nulla ne avessero letto e loro fosse piaciuto, fosse vero o no; le risposero affermativamente; ed ella pregò tosto l'accettassero, poiché, come era vero, ne aveva altra copia per sé: quindi il libro rimase in quella famiglia come essa desiderava.
A questo scopo vi hanno persone pie che ritengono presso di sé una vera bibliotechina o almeno vari libri che procurano di far conoscere e far circolare continuamente, contente di fare un po' di bene. Vi hanno altre persone che, sebbene povere, mettono ogni giorno da parte qualche soldo, risparmiato forse sui minuti piaceri, per acquistare alcuni libri. Vi hanno persone che subito provvedono quei libri che sanno utili e desiderati da altri.
104
E con queste va pur ricordata un'altra santa industria: quella cioè di spargere fogliettini contenenti sentenze o detti di uomini grandi per le vie, per le piazze, nei salotti di conversazioni, sulle vetture pubbliche, sui trams, nei carrozzoni del treno: come pure quella di lasciare, fingendo dimenticanza, giornali e stampati buoni, ovunque: e l'altra ancora di incollare alle buste delle lettere, ai pacchi postali, sui muri, sugli schienali dei sedili nei pubblici passeggi, nei trams ecc., cartellini contenenti qualche massima buona: ed infine quella di scrivere sui muri della propria casa, lungo le scale ecc. qualche avviso buono.
Quanti leggeranno ne riporteranno un buon pensiero: e chi l'avrà procurato ne avrà gran merito innanzi a Dio.

Per gli infermi e per i poveri

Sono questi ordinariamente i meglio disposti a corrispondere allo zelo: sono questi cui è più facile avvicinare a mezzo di servizi e gentilezze: sono questi che maggiormente abbisognano d'un'anima zelante, che ispiri la rassegnazione e li disponga all'ultimo passo, quando occorra. Visitandoli, soccorrendoli, consolandoli, l'anima ne ricava gran bene.
Ora in varie condizioni possono trovarsi gli infermi. Possono essere poveri, abbandonati, bisognosi di tutto. In tal caso la donna potrà
105
visitarli molto frequentemente: potrà prestare loro i soccorsi più urgenti, potrà provvederli del medico, delle medicine, di coperte, di cibo, ecc.: potrà, secondo le circostanze, procurare di farli accettare nell'ospedale, o insistere perché se ne prendano cura le autorità del luogo e persone facoltose. I malati possono trovarsi in casa, ma ben accuditi, ovvero all'ospedale: ed allora la donna potrà, se le sue relazioni sociali il comportano, visitarli brevemente, far loro animo, offrire la propria opera.
Ma né in un caso né nell'altro la cura materiale non ha che ragione di mezzo per giungere al fine: far del bene all'anima. La donna zelante non farà alcuna visita senza lasciare cadere una parola buona: se lo vedrà opportuno consiglierà anche di ricevere i santi sacramenti, ancorché il caso sia gravissimo:29 procurerà all'infermo preghiere di anime buone, immagini sacre, crocifissi, ecc., secondo il caso.
Vi saranno forse degli infermi irreligiosi, viziosi, indifferenti: costoro difficilmente penseranno a chiamare per tempo il sacerdote. Sarà allora un'opera di carità se la donna, data l'occasione, ricorderà all'infermo il suo dovere: ovvero se pregherà il medico, un congiunto, un conoscente a farlo essi stessi: oppure ne avvertirà il parroco stesso, perché cerchi con qualche industria di accostare il malato.
Sempre avrete dei poveri con voi,30 disse nostro
106
Signor Gesù Cristo: ed ogni giorno noi constatiamo la verità di questa divina sentenza. Poveri troviamo nelle vie e nelle piazze, poveri visitiamo nelle case, poveri si hanno persino nei palazzi e sotto abiti ricchi. Con essi la donna può esercitare la carità in mille modi. Né solo col soccorso materiale, distribuito con prudenza; ma con buoni consigli; ma con offrire lavori convenienti e possibili; ma coll'ispirare la rassegnazione, la fiducia nella Provvidenza. Ed in altri modi ancora. Vi hanno difatti povere vedove da aiutare nell'educazione delle famiglie, vi hanno bambini da sorvegliare nell'assenza dei genitori, vi hanno vestiti da fare per i poveri, per l'asilo, per i vecchi. Ed a questo si prestano in modo speciale signorine benestanti, donne dei centri maggiori: mentre nelle campagne accade di poter dar mano a lavori campestri in favore di vedove o di orfani.

Assecondare lo zelo dei pastori della Chiesa

1. Lo zelo dei papi

Il papa, vicario di Gesù Cristo, ha ricevuto il potere non solo di insegnare ai popoli la verità e la morale del Vangelo, ma ancora di guidare lo zelo di tutti, secondo i particolari bisogni dei tempi.31 Ed è per questo che presentandosi nuove circostanze, egli vien determinando
107
quali opere particolari siano da promuoversi. Così Leone XIII32 inculcò in modo speciale la recita del santo rosario sì in pubblico, come nelle famiglie; Pio X si prese cura particolare della comunione ai fanciulli; altri pontefici raccomandarono in modo specialissimo l'Opera della Propagazione della fede e della Santa Infanzia, l'Obolo di san Pietro,33 ecc. La donna di zelo dovrà sempre ricevere con umile sottomissione e come parola dello Spirito Santo ogni comando della Santa Sede: né solo difenderlo da eventuali accuse dei tristi,34 ma adoperarsi perché, nella cerchia della sua influenza, venga osservato. E quante volte ella non ha occasione di far conoscere e consigliare l'osservanza, per esempio, dei digiuni e dell'astinenza? Quante volte ella non potrebbe farsi collettrice per l'Obolo di san Pietro, oppure zelatrice per l'Opera della Propagazione della fede?
Può avvenire talvolta che donne, colte specialmente, siano tentate di sindacare o giudicare gli atti e le prescrizioni pontificie: questo non solo è fuori della missione della donna, ma può causare scandalo e danno. Ricevere con riverenza ed eseguire: ecco invece il suo dovere.

2. Lo zelo dei parroci

Il parroco è colui che ha la vera responsabilità delle anime che gli vennero affidate:
108
a lui spetta come diritto e dovere la parte principale non solo, ma anche direttiva della cura d'anime e dell'azione pastorale nella sua cura. Egli può servirsi degli altri ed è suo dovere valersene in proporzione dei bisogni dell'ambiente, dell'abilità dei cooperatori, degli scopi che si prefigge. Agli altri, e particolarmente alla donna, sta l'assecondare umilmente, il cooperare35 secondo le forze, il mettersi totalmente a sua disposizione. La donna rispetto al parroco, nei casi ordinari, dovrà essere quello che è la mano rispetto al capo: un membro che eseguisce e serve, fa sentire i proprii bisogni e sta alle decisioni del suo superiore.
Allorché il parroco favorisce una divozione, una compagnia, una pia unione,36 la donna di vero zelo assecondi il suo pastore; allorché il parroco giudica necessaria un'istituzione, la donna, qualunque sia la condizione sua, vi presti la sua cooperazione, morale o materiale che sia; allorché il parroco invoca il concorso dei buoni o per la chiesa, o per l'ospedale, o per l'Opera del catechismo, la donna risponda secondo le forze proprie all'appello. In una parrocchia, ancorché abbondassero le energie consecrate allo zelo, si otterrebbe sempre poco se queste forze non fossero unite: ora l'unica persona che possa unirle, dirigerle, incanalarle è il parroco. Tutte le istituzioni che hanno scopo pastorale, tutte le iniziative per la salvezza
109
delle anime, tutte le persone che hanno zelo, nei casi ordinari, direttamente o indirettamente, devono far capo a lui.

Per la frequenza ai sacramenti

Davvero che la frequenza ai santi sacramenti, specialmente alla santa comunione, è uno dei mezzi principali per la pratica della vita cristiana. Per comunicarsi spesso si richiede lo stato di grazia e la retta intenzione: la comunione vuol essere preceduta da atti di fede, di amore, di pentimento e da propositi di vita sempre migliore: Gesù Cristo, entrando in noi, porta una forza nuova, frutto di grazia, per frenare le passioni e praticare le virtù: ecco i tre motivi per cui il papa Pio X tanto si adoperò per la comunione frequente. Ed ogni donna di zelo potrà sempre favorirne, promuoverne, diffonderne l'uso. Molti sono i mezzi.
Ecco anzitutto quanto il Frassinetti scrive della sua Ape ingegnosa: «Avendo ella osservato che le giovani molto assidue alla santa comunione perdono l'amore del mondo e si dànno a servire Dio con fervore e qualche volta anche nella verginità; per l'amore che portava a Dio ed alla castità, e inoltre perché vedeva essere questo un mezzo efficacissimo, affinché le giovani si mettessero con molto zelo a procurare la gloria di Dio e la salvezza del prossimo, si studiava di invogliare della comunione frequente tutte
110
le fanciulle di sua conoscenza. Ciò faceva coll'esempio e colle esortazioni. Che se ne trovava alcuna restia usava questa industria: la pregava a voler consacrare sette mercoledì, ovvero sette sabati, ad onore di Maria santissima Immacolata, accostandosi in tali giorni ai santi sacramenti. Più facilmente quella accondiscendeva: ed intanto si assuefaceva a quella pratica e vi perseverava in seguito. Da questa pratica provenivano tre beni:
1. Quelle fanciulle, per ottenere dai loro confessori il consiglio di comunicarsi così spesso, vivevano molto attente a non commettere peccati, neanche veniali, avvertiti.
2. Comunicandosi spesso e con purità di coscienza, gustavano le consolazioni dello spirito, e quindi, senza che quasi se ne avvedessero, prendevan in uggia il mondo colle sue vanità e coi piaceri suoi, sino, qualche volta, ad abbandonarlo.
3. Addivenivano quasi piccole apostole, in mezzo alle loro famiglie, compagne ed amiche, promovendo ovunque la gloria di Dio e la salute delle anime».
Di più: ogni donna, ancorché abbia pochissime relazioni sociali, potrà sempre invitare alcuni tra i conoscenti ed amici: in occasione di feste speciali, di santi spirituali Esercizi, di onomastico, per suffragare qualche persona cara defunta, nei mesi consecrati a Maria santissima o al sacro Cuore
111
di Gesù, quando si tratta di ottenere qualche grazia importante. A tale scopo basterà spesso che ella ricordi che il mezzo più potente ad ottenere le benedizioni del Signore non è l'accendere una candela, ma una novena od un triduo di comunioni.
Inoltre: la donna potrà prendersi cura di propagare particolarmente quelle divozioni o pie unioni che promuovono la comunione frequente: così è, ad esempio, il Terz'Ordine di san Francesco d'Assisi, la Pia unione per la comunione dei fanciulli, la divozione del primo venerdì del mese ecc.

Formare cooperatrici nello zelo

Vi hanno persone che ardono di zelo per la salvezza delle anime altrui: Iddio ha dato loro una luce straordinaria in cui hanno conosciuto quanto Gesù Cristo ha fatto per esse. Queste persone vorrebbero poter moltiplicare sino all'infinito le loro preghiere, i loro consigli, le loro industrie per salvare sempre più anime: vorrebbero anche moltiplicare se stesse. E, vedendo così limitate le proprie energie, provano una specie di sconforto. Orbene si potrebbe dire loro: consolatevi: voi vi potete duplicare, triplicare, centuplicare anche, se lo volete. E come? Formando cooperatori al vostro zelo. Leggete questi periodi e vedrete: «Non potendosi mettere in relazione diretta (una pia
112
giovane) con tutte le fanciulle del volgo, cui avrebbe desiderato di far del bene, col pretesto di qualche lavoro o servizio, si amicò alcune povere, ma molto buone zitelle, che le potessero prestare l'opera propria: le ammaestrò in molte industrie di bene e se ne servì, facendo per mezzo loro quanto non poteva fare da sé a pro di tanti altri». Ancora: «Questa pia giovane quando veniva a conoscere che in qualche luogo o paese vi era qualche buona zitella impegnata e zelante nel promuovere il bene, ella le mandava subito alcuni libretti od altre cose divote in dono, accompagnandole con una sua lettera nella quale le domandava in grazia la sua amicizia, proferendosi a servirla in ogni cosa, per quanto potesse. In questo modo aveva in ogni luogo buone amiche, le quali mai non aveva veduto: con esse manteneva pie comunicazioni, le incoraggiava colle sue calorose esortazioni, e se le obbligava con regalucci divoti, che loro mandava di quando in quando. Col mezzo di esse stabilì in molti luoghi pie unioni e pratiche religiose, molto utili alle anime divote ed alle stesse popolazioni».
«Un buon pensiero diffuso è come un angelo che va a nome di colui che l'invia a far del bene ove penetra. Voi vorreste compiere qualcuna di quelle opere di misericordia, che sono così dolci all'anima: fare elemosina, per esempio: ma voi siete povera. Ebbene: esponete
113
un pensiero che dimostri il merito del dare e le necessità dei poveri; questo pensiero forse penetrerà nel cuore di persone ricche, che daranno. Vorreste visitare infermi, istruire i fanciulli, ecc.: ma non potete, doveri urgenti vi trattengono in casa, o non bastate a tutto: ebbene esortate persone libere a farlo in vece vostra».
Moltissime e svariatissime sono le opere di zelo possibili alla donna: ella può pregare per la salvezza degli altri, ella può valersi della parola e dell'opera: lo si è veduto.
Ebbene in ognuna di queste opere la donna può associarsi cooperatrici:

Nella preghiera. Trattandosi di qualche peccatore da convertire, di qualche moribondo difficile da accostare, di qualche odio da estinguere, di qualche opera da promuovere: è sempre possibile alla donna invitare sue amiche pie, ragazzine, conoscenti a fare con lei la santa comunione, un triduo, una novena, una visita alla chiesa. In alcune occasioni basta ricordare le necessità, perché subito vengano comprese e si preghi: per esempio un'infermità grave, un flagello, una disgrazia, le missioni, gli eretici. Allorché poi si tratta di persone defunte non vi sarà grande difficoltà ottenere per esse una santa messa ben assistita, un rosario ben recitato, un De profundis, un requiem.
114
Nell'apostolato della parola. Si volga uno sguardo attorno: e quante persone, anche pie, non si vedono consumare un tempo preziosissimo in ciarle inutili. Per valersi meglio della loro lingua non avrebbero bisogno d'altro che di venire addestrate. Ebbene si dica loro che potrebbero discorrere di quanto udirono nella predica: che potrebbero far conoscere pie unioni e pratiche religiose: che potrebbero parlare di opere buone, di vite di santi, di virtù. Si dica loro che potrebbero forse impegnarsi pel catechismo: che potrebbero adoperarsi per consolare gli afflitti, mettere la pace nelle famiglie, lasciare sempre cadere una buona parola nelle conversazioni.

Nell'opera. E qui con molta facilità si potrà suggerire la visita di qualche infermo, il sostenere con l'esempio e con l'aiuto le opere desiderate dal parroco, il sostituire libri e giornali buoni ai libri e giornali cattivi.
Potrà consigliarsi di prendere l'impegno di sostenere od anche adoprarsi perché venga introdotta una qualche compagnia: Piccoli rosarianti,37 Rosario vivente, Abitino ceruleo; per raccogliere offerte per l'Obolo di san Pietro, per l'Opera della Santa Infanzia, per l'Opera della Propagazione della fede; per promuovere la comunione frequente tra i fanciulli.
Né si vorrà pretendere di creare d'un tratto
115
un apostolo: no, lo spirito di Dio non è violento e la formazione avverrà gradatamente. Si incomincierà dal fare un po' di bene nella famiglia, specialmente al padre, alla madre, ai fratelli, alle sorelle e successivamente alle persone di servizio. Alcune volte si tratterà di invitarle ad una predica, ai santi sacramenti, ad una funzione: altre volte si dovrà forse cercare di togliere di casa qualche oggetto di scandalo come sono libri o quadri, ovvero di dar un buon avviso. Più facile ancora sarà coltivare lo spirito di divozione in qualche sorellina o nipotina, introdurre la pratica della terza parte del rosario in famiglia, adoperarsi a che si faccia qualche buona lettura.
Dalle persone di casa si potrà passare alle amiche e conoscenti e particolarmente alle fanciulle: raccontar loro qualche esempio di vite di santi, guidarle a qualche fervoroso confessore, invogliarle di qualche pratica di divozione a Gesù sacramentato od alla santissima Vergine.
Così una giovane si formerà all'apostolato poco per volta! né si scoraggi ai primi insuccessi: preghi di più, cerchi nuove industrie, si consigli, speri sempre.
Né si pretenda che ogni giovane, anche pia, od ogni zitella anche libera di sé, diventi uno zelante apostolo: ciascuno ha il proprio spirito, le proprie attitudini, le proprie inclinazioni. Qualcosa si potrà far da tutti: ma non tutti
116
potranno compire un egual lavoro: altri preferirà l'apostolato della preghiera, altri quello dell'esempio, altri quello della parola.
Nel mondo vi sarà sempre una classe di persone che imiteranno Marta38 ed un'altra che seguirà Maria. Però si abbia occhio nella formazione delle cooperatrici a scegliere le più capaci, le più pie, le più attive, non solo: ma si abbia pure occhio a distribuire ad esse quel lavoro che meglio risponde alle inclinazioni di ciascuna.
117

1 DA qui aggiunge un punto e virgola (assente nelle edizioni successive), per cui il detto potrebbe suonare un po' diverso.

2 Cf. Gv 16,23, e anche 14,13; 15,16; 16,26.

3 Cf. 1Tm 2,1, e anche Ef 6,18; Fil 1,4; 1Ts 1,2.

4 Solo qui Alberione menziona questo santo e probabilmente si tratta di Ignazio, fondatore della Compagnia di Gesù, nato a Loyola, Guipúzcoa, in Spagna, nel 1491 e morto a Roma il 31 luglio 1556.

5 Altare privilegiato è «quello che gode dell'indulto dell'indulgenza plenaria, da applicare al defunto per il quale si celebra la Messa. Privilegio perpetuo o temporaneo, quotidiano o no [cf. CJC can 918]» (Enciclopedia cattolica, vol. I, col. 925).

6 Sta per durante il giorno.

7 Cf. Sal 129 nella Volgata (ora 130).

8 DA ha onore. Cf. Gv 15,13.

9 Cf. il Decretum de quotidiana Ss. Eucharistiae sumptione “Sacra Tridentina Synodus”, emanato per l'autorità di Pio X dalla Sacra Congregazione del Concilio, in data 20 dicembre 1905.

10 Cf. Mt 5,16 ed Ef 5,9; 1Pt 2,12.

11 Si noti l'importanza dell'osservazione circa il magistero del divino Maestro, compiuto con l'esempio prima che con la parola. È uno dei temi che don Alberione svilupperà maggiormente.

12 DA ha eternamente.

13 Sta per conquistano.

14 Antoine-Frédéric Ozanam nacque a Milano il 23 aprile 1813 da Giovanni Antonio, medico, e Maria Nantas, di Lione. Morì a Marsiglia l'8 settembre 1853. Proclamato beato da Giovanni Paolo II a Parigi il 22 agosto 1997.

15 I seguaci di varie correnti filosofiche. Deismo è una concezione razionale della divinità, priva di elementi soprannaturali o dogmatici. - Sansimoniani, discepoli di Claude-Henri, conte di Saint-Simon (Parigi, 1760-1825), avventuriero, filosofo e sociologo utopista, propugnatore di una società perfetta sulla base di un “nuovo cristianesimo”. - Fourieristi, discepoli di Charles Fourier (1772-1837), filosofo ed economista francese, animatore di circoli politici in Francia, Inghilterra e Stati Uniti, propugnatori di un socialismo utopistico. - Materialisti: antichi e nuovi sostenitori di una concezione filosofica che pone a fondamento della realtà la sola materia.

16 DA ha lo.

17 DA ha effetti.

18 Cf. Rm 10,8.14.

19 Cf. Mt 28,19-20 e Mc 16,15.

20 DA ha Zeba, ma si tratta di Febe (o Feba), già citata in DA 45. Cf. Rm 16,1-2: «Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della chiesa di Cencre... anch'essa infatti ha protetto molti, e anche me stesso». Per Evodia e Sintiche, cf. Fil 4,2.

21 Giusta, dal latino juxta, cioè: secondo [il suo desiderio].

22 Sta per gironzolava.

23 Facilmente.

24 DA ha dove.

25 Sta per raccomanda, approva.

26 Personaggio mitico, cantore tracio, figlio di Apollo e di una ninfa, il cui canto aveva il potere di muovere alberi e pietre, ammansire le fiere e convincere Cerbero ad aprire le porte dell'Ade, per trarne la sposa Euridice.

27 DA ha neghittosa.

28 È probabile che Alberione abbia in mente alcuni giornali diocesani piemontesi, fondati dall'Opera dei congressi. Prima iniziativa infatti dei comitati diocesani dell'Opera era la fondazione di un giornale che ne fosse come l'organo ufficiale. Erano nati così, a Cuneo Il dovere, settimanale dei comitati diocesani e parrocchiali; La gazzetta di Fossano, organo dei comitati diocesani e parrocchiali, che dal 17 agosto 1898 sarà sostituita da La fedeltà; Il Corriere della diocesi e della città di Fossano; La voce di Novara, bisettimanale e organo ufficiale del comitato diocesano cui succederà, dal 16 febbraio 1901, La cronaca novarese. Ad Alba, La gazzetta d'Alba (fondata nel 1882) si definiva «giornale politico-religioso della diocesi e del circondario, informato a principi sodamente cattolici»; a Mondovì, Il risveglio cattolico era il bisettimanale che combatteva strenuamente in difesa della religione, del papato, del popolo; ad Ivrea Il pensiero del popolo; ad Asti nel 1900 iniziava le pubblicazioni La gazzetta di Asti in sostituzione della benemerita Sveglia; ad Acqui nel 1903 fu fondata L'àncora (cf. “Primo elenco dei periodici cattolici a rilevante contenuto sociale editi nelle diocesi piemontesi dal 1860 al 1914”, a cura di DELIA CONTRI M. e NEGRI V., in Bollettino dell'Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia, Milano, a. III [1968], pp. 161-192). Altri giornali “buoni” erano, ad Alba, Alba nuova; La torre a Santo Stefano Belbo, La rocca a Vezza d'Alba. Ma esistevano giornali locali di altra sponda: i socialisti albesi per un qualche periodo fecero uscire Il sole dell'avvenire; a Bra i radicali stampavano Il XX settembre, i socialisti di Mondovì avevano Lotte nuove con il pugno e la scintilla. «Il mondo è governato dalla pubblica opinione, e questa dal giornalismo» scriveva un redattore gesuita in quegli anni (“L'onnipotenza del giornalismo”, in La Civiltà Cattolica 4 [1907] 559-574).

29 Così in DA; ma probabilmente l'autore intendeva: non sia gravissimo, cioè anche se non vi è pericolo di morte.

30 Cf. Mt 26,11 e i paralleli Mc 14,7; Gv 12,8.

31 Alberione si mostra particolarmente attento a questo tema. Un segno dei tempi è il femminismo cristiano, il quale «non è che l'applicazione dei grandi principii del Vangelo ai bisogni odierni»: cf. DA 152; 175; 216.

32 Leone XIII (1878-1903) è il papa che ha emanato la prima enciclica sul rosario: Superiore anno (1884). Altre encicliche di Leone XIII sull'argomento furono: Vi è ben noto (1887), Octobri mense (1891), Laetitiae sanctae (1892), Iucunde semper (1894), Adiutricem populi (1895), Fidentem (1896), Augustissimae Virginis (1897), Diuturni temporis (1898). La lista dimostra l'importanza attribuita soprattutto da Leone XIII a questa preghiera, che ogni giorno richiama alla riflessione sulla vita di Gesù, quindi alla fede evangelica e in special modo a Maria, la madre di Dio.

33 Nel medioevo Stati o Signorie usavano versare un canone annuale alla Santa Sede. Riconoscevano questa particolare forma di tributo al papa l'Inghilterra (sec. VIII), ove però il pagamento fu abolito nel 1534; il Regno delle due Sicilie (1059), la Danimarca (1063), i Regni spagnoli (1073), la Boemia (1075), la Croazia e Dalmazia (1076), il Portogallo (1144), i Regni scandinavi fino alla Riforma. Nel 1859, la Santa Sede si trovava a chiudere il bilancio con 80.000 scudi di deficit. Bastò lanciare l'idea (da parte, sembra, del Montalembert), perché ci fosse una gara di solidarietà fra i cattolici per sovvenire alle finanze pontificie.

34 Cattivi.

35 DA recita: l'assecondare umilmente il cooperatore.

36 Una pia unione era un'associazione di fedeli istituita a scopo di preghiera o di carità. Non era necessario che fosse riconosciuta come persona morale. Alla sua sussistenza giuridica e capacità spirituale bastava la semplice approvazione dell'Ordinario. I beni che essa possedeva appartenevano ai soci, i quali però erano obbligati a rispettare sia le condizioni poste dai donatori, sia la destinazione speciale di tali beni. Le pie unioni erano comparse nella Chiesa già subito dopo il Concilio di Trento.

37 Associazione presente in Alba grazie al canonico Giuseppe Priero, coetaneo e collaboratore di don Alberione fin dal seminario. Il rosario era molto inculcato dall'Associazione dei sacerdoti adoratori e il Priero ne volle interessare anche i ragazzi che venivano radunati nella chiesa di Santa Caterina, di fronte al Seminario, sotto la guida della signorina Marta Saglietti, più tardi divenuta la perpetua del canonico Francesco Chiesa. - L'Associazione dei sacerdoti adoratori era sostenuta dai padri Sacramentini, fondati da san Pier Giuliano Eymard, apostolo dell'Eucaristia. Don Alberione vi si iscrisse nel novembre del 1907, anno della sua ordinazione sacerdotale. Ebbe il n. 8694. Gli iscritti furono oltre 50.000. Fino al 1937 vi si potevano iscrivere anche i Paolini che lo desideravano; infatti sul registro si possono leggere i nomi dei primi sacerdoti. Ogni iscritto, tra l'altro, si impegnava ad un'ora di adorazione settimanale. Di qui l'origine, la radice dell'Ora di “Visita” o adorazione eucaristica propria dei membri della Famiglia Paolina (MM).

38 Cf. Lc 10,38-42 ma anche Gv 11,20-39 e 12,2.