Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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CORSI DI SS. MESSE GREGORIANE

Che cosa sono? – Le Messe Gregoriane sono un corso di trenta Messe, che un Sacerdote deve celebrare per 30 giorni di seguito ed applicare per un’anima del Purgatorio.
E’ utile e vantaggioso far celebrare le Messe Gregoriane? – E’ assai utile e vantaggioso per l’anima nostra, potendolo, il farci celebrare le 30 Messe Gregoriane dopo la nostra morte, perché per esse si è certamente liberati dal Purgatorio.
Per chi si possono applicare le Messe Gregoriane? – Le Messe Gregoriane si celebrano e si applicano solo per i Defunti.
Quando si possono istituire le Messe Gregoriane? – E’ bene che tali Messe Gregoriane siano stabilite prima della morte, da noi stessi ancora viventi.
Qual è l’offerta? – L’offerta è fissata a L. 300. Si può lasciare anche un capitale che venga a dare un tale interesse.
Quando si fa l’offerta? – L’offerta è bene farla prima della celebrazione.
E’ assai utile farla in vita. Basta inviare la somma alla Pia Società San Paolo, incaricando una persona fidata di darci a tempo l’annuncio della morte dell’offerente. La Pia Società San Paolo ne prende nota, e all’annuncio della morte si incarica di far celebrare le messe stabilite.
In questi ultimi tempi ci sono pervenuti i corsi di Messe Gregoriane da celebrarsi dopo morte per: Ghilardotti Antonio, S. Rocco di Busseto 1; Favezzani Maria, S. Rocco di Busseto 1; N. N., S. Vittoria d’Alba 1; N. N., Ferrere d’Asti 1; Ruspuggiani, Reggio Emilia 1; N. N., Cuneo 1.
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Vie e mezzi della Divina Provvidenza

Un prezioso regalo ci farebbero gli amici mandando l’abbonamento vitalizio al nostro bollettino, inviando l’offerta di L. 100 (cento) una volta tanto.
L’abbonamento vitalizio costituisce un vero vantaggio per l’Apostolato-Stampa e toglie l’incomodo di rinnovare ogni anno l’abbonamento.
Gli abbonati vitalizi vengono iscritti all’Opera delle 2.000 SS. Messe.

Iddio fa la volontà di coloro che lo pregano: ha piacere che mettiamo in Lui tutta la nostra confidenza; Egli è sensibile specialmente quando promettiamo di aiutare i suoi interessi.
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Alle Buone Cooperatrici

La Pia Società «Figlie di S. Paolo» fa un invito a tutte le benemerite Cooperatrici certa di una generosa adesione: Voi tutte, Cooperatrici Massaie e Mamme di famiglia, comprendete di quale necessità sia in una casa la biancheria, e quale preziosa ricchezza costituisca. Ebbene, la Pia Società «Figlie di S Paolo» nell’aprire le nuove Case di Agrigento, Catania, Messina, Napoli, Rovigo, Spezia ed altre in via di formazione, fa a voi un appello invitandovi ad offrire per queste nuove Case, non denaro, data la scarsità ma qualche capo di biancheria; lenzuola asciugamani, fodere, tovaglie, tovaglioli ecc… che ci sarà di maggiore utilità e di ricordo delle offerenti. Si gradisce volentieri qualunque piccola cosa, fosse anche un asciugamano da cucina, e per tutti si invocano le più elette benedizioni del Divin Maestro.
Giunga a tutte il nostro Deo gratias ed in particolare a quelle che già vollero dare il loro contributo.

Nuovo Ritiro di Cortemilia
, m. 30 di tralicio per fodera da materassi;
N. N. – Guarene, m. 6 di stoffa; Sig.na Bernardi, 7 asciugamani da cucina;
Spett. Ditta Sinistrero, parecchi tagli di abiti.
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Chi aiuta l’Apostolo avrà il premio dell’Apostolato.

Il Divin Maestro renda al presente il centuplo ai nostri benefattori su questa terra e la vita eterna in futuro.

Due grazie chiediamo ogni giorno per i nostri Benefattori: 1.o Che nessuno si danni, tutti si salvino: 2.o Che sia a tutti abbreviato e possibilmente rimesso il Purgatorio.
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OPERA DUEMILA SS. MESSE

La Casa S. Paolo, per ricompensare i suoi Benefattori, celebra unicamente per loro, ogni anno in perpetuo, DUEMILA MESSE. Sono considerati benefattori quanti offrono una volta tanto L. 10. E’ una grazia poter partecipare a tanto bene ed assicurare a se stessi ed ai propri cari preziosi suffragi.
Con una sola offerta può partecipare a tutte le Messe anche un’intera famiglia coi vivi e defunti.
Gli iscritti partecipano a tutte le Messe in perpetuo e anche dopo morte. Le zelatrici di quest’opera sparse in moltissimi paesi si acquistano preziosi meriti pel cielo ed hanno un dono della Casa S. Paolo.

IMPORTANTE
Crediamo bene avvertire che:
1. - La partecipazione al frutto delle due mila Messe incomincia dal giorno in cui si dà l’offerta ed il nome alle ZELATRICI.
2. - Nessun danno subiscono gli iscritti se venisse anche persa la loro adesione.
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UNIONE COOPERATORI
APOSTOLATO-STAMPA


Opus fac Evangelistae ( II Tim. IV, 5)


Il Sacerdote e l’Apostolato-Stampa

Voi siete la luce del mondo
Le labbra del Sacerdote custodiscono la sapienza divina ed i popoli da lui la apprendono. La conoscenza di Dio, il destino supremo dell’uomo, i doveri religiosi e morali, privati e sociali, sono cognizioni all’uomo assolutamente necessarie. In mezzo alle tenebre del paganesimo la luce del Vangelo, quando gli uomini brancicavano cercando la via, ebbe l’effetto di un faro luminoso in una notte scurissima.
Il Padre Celeste ha eletto il suo Figlio a Maestro dell’umanità, dopo avere già parlato molte volte ed in molti modi nei tempi antichi: «Questo è il mio Figlio diletto, ascoltatelo». Ed egli vive e parla ed insegna ad ogni generazione: «chi ascolta voi, ascolta me». Il pulpito e la scuola, il confessionale ed il catechismo, la radio od il cine, la stampa o la parola sono tutti mezzi: ogni mezzo la sua ora; la scelta è fissata dalle circostanze, la preferenza dalla maggior efficacia.

Il Divin Mandato
Venne comunicato al Sacerdote della nuova legge con le parole «andate, ammaestrate; predicate il Vangelo ad ogni creatura».
Questo comandamento è superiore ad ogni volontà ed autorità umana: «A noi incombe il dovere di obbedire prima a Dio, che agli uomini».
E mentre importa un dovere gravissimo nella parte docente della Chiesa, ne impone un altro corrispondente nella parte discente. Si tratta non di materia libera, ma necessaria; non di consiglio, ma di precetto; non di insegnamento libero, ma imposto divinamente da Colui che dell’uomo è Creatore, Legislatore, Giudice, Premio. Perciò non saranno scolari soltanto i fedeli, ma in un senso generale tutti gli uomini «ammaestrate tutte le genti».

…Come chi ha autorità
Ben diverso il modo di insegnare di Gesù Cristo da quello degli scribi e farisei. Così la parola del Sacerdote non si attribuisce a lui, ma a Dio stesso; non è infatti scienza imparata da un uomo, ma viene da Dio per rivelazione. Né è necessario che il discepolo possa valutare le ragioni intrinseche di ogni dottrina: la verità e la veracità divina, l’autorità della Chiesa infallibile rimangono costantemente a tutela della dignità umana, a garanzia della ragione, a motivo capace di piegare la mente umana.

Il Sacerdote
è il portavoce di Dio. Egli ha studiata la dottrina che insegna come la scienza di competenza propria; non come chi ha sfiorato qualche cognizione religiosa. Egli ha la pietà e virtù che sono necessarie in un insegnamento che richiede in chi lo dà ed in chi lo riceve disposizioni soprannaturali. La fede, che è il piegarsi della ragione a Dio, deve essere prevenuta, accompagnata, maturata dalla Divina Grazia. «Chi rimane in me ed io in lui, costui fa molto frutto». Lo zelo poi per la salute delle anime è il terzo costitutivo sacerdotale. «Questo è la vita eterna:
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che conoscano il Padre e Colui che fu dal Padre mandato: Gesù Cristo». «Sono venuto a portare il fuoco: e che altro desidero se non che si accenda?». «A quanti lo ricevettero diede la grazia di diventare figli di Dio: a quelli che gli credettero». Il Sacerdote chiunque sia, quando parla le dottrine della Chiesa, ha parole che danno la vita eterna.

Guai a me!
se non evangelizzo, diceva S. Paolo; poiché si tratta di anime. Non vi ha ufficio né di maestro, né di medico, né di uomo di stato che sia così stretto, di conseguenze così legato all’eternità.
E se la macchina stampatrice è un pulpito, quale sacerdote non vorrà servirsene? E se è un pulpito altissimo, è carità sacerdotale ricorrere ai mezzi più larghi, e se è un pulpito mondiale perché potrà o dovrà avere limiti un cuore che abbia i palpiti del Divin Maestro? «Ho altre pecore che non sono ancora nell’ovile, quelle io devo, io voglio chiamare».

Ed oggi
la stampa è mezzo facile, poiché i prezzi sono così ridotti, che divengono accessibili ad ogni borsa. La stampa è divenuta premura, raccomandazione e comandamento nuovo, per tutti coloro che, additando lo spirito degli Apostoli e dei Dottori della Chiesa, hanno uguale desiderio della salute degli uomini. La fede vien dalla parola di Dio. La stampa è letta, poiché ognuno sa leggere e legge ovunque: ben difficile invece che il Sacerdote possa penetrare in ogni ambiente o abbia all’istruzione parrocchiale la parte più eletta «gli uomini».
Oggi: Papi e Vescovi, lo vogliono.
Oggi la stampa perversa ha fatto tale cammino che vi è anche il dovere e la necessità di ribattere errori e calunnie.

Proprio al Sacerdote?
Sì: Specialmente, in primo luogo. Ognuno deve avere la carità per il prossimo: ma il sacerdote l’ha di ufficio, di ordinazione, di professione. L’Azione Cattolica deve andare fino alla stampa: ma collegata con il ministero gerarchico del Sacerdote. Il quale deve precedere, deve guidare, deve compiere la parte principale: scrittore e organizzatore.
E felice stato di cose! Vediamo. Non vi è oramai più chi ne dubiti, chi obbietti. Ogni Pontefice, Vescovo, Parroco ci precede: in raccomandazioni, in opere, in sacrifici.
Basta uno sguardo, anche superficiale, a convincersi.
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Maggio a Maria Regina degli Apostoli

Imitare Maria Regina degli Apostoli
nell’anima dell’Apostolato
Il primo campo d’apostolato è per l’apostolo, il suo cuore, la sua anima.
La vita interiore è la sede e la fucina di perfezione del proprio spirito; ed è la sede, la radice, il pulpito di predicazione, di apostolato, di santificazione delle anime.
Maria, Regina degli Apostoli, sarà tanto onorata, che i suoi apostoli facciano stima di questa sua unione continua con Gesù, e qui principalmente si facciano cura di imitarla: e li avrà cari questi apostoli e li benedirà.
La vita interiore si compie e si alimenta con l’unione e la vita eucaristica: quella che viveva Maria. Il cielo è l’unione perpetua con Gesù: meriteremo di vedere Gesù, se qui lo adoriamo; meriteremo che Lui sia la nostra felicità, se qui noi siamo la sua delizia.
Ancora: Imitiamo Maria nel desiderio del Paradiso: non crediamo che il fuoco dell’apostolato rimpicciolisca, perché crescerà; non crediamo che il desiderio dell’apostolato si rinserri, perché s’allargherà, spinto dal dolce conato di condurre molti al paradiso; non crediamo di diminuire nella perfezione della carità; perché il cielo è premio nella perfetta carità, e il desiderio del Paradiso, ci porterà più vicini a Maria, ci unirà più intimamente a Dio.
Poi ancora: l’esame di coscienza particolare, preventivo e quotidiano, in ossequio alla purezza del cuore immacolato di Maria, e della sua anima santissima, tempio e paradiso di Dio. E’ il nervo di forza, l’asse di sostegno, il cuore vitale, il senso ordinatore, il motivo propulsore della pietà, della lotta spirituale, della vita interiore.
Nessun giorno senza esame. Maria purissima non aveva bisogno di cercare mancanze, noi lo dobbiamo fare per imitare il candore della sua anima.
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Imitare Maria nei singoli apostolati
Cioè nell’apostolato della preghiera, della parola, dell’esempio, delle opere, della stampa.
Preghiera: E’ il mezzo della nostra salvezza, ed il mezzo della salvezza degli altri. Don Cafasso quando pregava diventava onnipotente e terribile.
Vi sono anime nascoste che fanno della preghiera il principalissimo apostolato: diventano protettrici delle Missioni, come Santa Teresa del Bambino Gesù.
La Chiesa ha istituito l’«apostolato della Preghiera»: è un esercito orante di 30 milioni di persone. Si prega il Cuore di Gesù: e si prega con Maria.
E come pregava Maria!
La corredentrice copiò Gesù Cristo, che pernottava nella preghiera, e chiuse la vita colla preghiera; ci salvò pure con la preghiera.
Nel presepio ci è rappresentata in atto di preghiera; prega e offre Gesù al tempio, e lo prepara e ve lo riporta ai dodici anni; la massima offerta sacerdotale fu da Maria fatta ai piedi della Croce: ed offriva a Dio il suo Figliuolo con fede, con amore, con una compassione immensurabile.
Maria è poi in preghiera cogli Apostoli e per gli Apostoli e fa con loro la novena di Pentecoste.
Maria continuò il suo apostolato della preghiera nella vita eucaristica in casa di S. Giovanni: Oh! la Comunione della Santa Madonna! E in cielo ora Maria continua il suo apostolato, semper vivens, ad interpellandum pro nobis: vive per pregare.
Imitare Maria nello spirito di preghiera, specialmente nel fervore, nella sacra diligenza, nel far bene le preghiere liturgiche: l’ufficio divino, per i sacerdoti, e la S. Messa: poi ancora compiutezza per il Rosario e la visita al SS. Sacramento
Parole:
La fede viene dalla parola: fides ex auditu. Il Divin Maestro manda ad insegnare, a predicare. Contempliamo principalmente Maria educatrice di Gesù; come le sue parole erano miele per il cuore di Gesù, gustose e nutrienti. Contempliamo poi Maria con San Giuseppe: come si illuminavano e crescevano nell’amore di Dio.
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Contempliamo la Regina degli Apostoli nel presepio: la sua semplicità che infondeva amore ai pastori, e la sua sapienza che infondeva venerazione e suscitava l’adorazione dei Magi. Poi alle nozze di Cana, dove la sua parola opera il miracolo: cogli apostoli nei giorni dalla parte di Gesù; la sua parola tiene umili nella fede i membri della Chiesa. Poi nel Cenacolo ove prepara gli Apostoli e la Chiesa a ricevere lo Spirito Santo. Poi in casa di S. Giovanni, ove esercitò un apostolato eucaristico. Poi al letto di morte le sue parole testamentari sono per gli Apostoli l’ancora che li tiene fissi al Paradiso.
Vi è un’opera sola di apostolato, in cui Maria non sia esempio, in cui non possiamo ai piedi di Maria imparare l’unzione più penetrante, più movente di bene?
Accenno solo all’apostolato di educazione: che è proprio dei Sacerdoti e dei genitori e dei maestri: amiamoli i cari giovanetti: e, se abbiamo vocazioni da curare, veneriamo la mistica chiamata: avviamoli prestissimo alla divozione a Maria, al tenero amore, all’ossequio: facciamolo tenendo davanti l’esempio di Maria: non ci stanchiamo di dire bene: non ci stanchiamo di vincere noi stessi. Ogni altra forma di apostolato della parola sia santa imitazione di Maria.
Esempio: Deve ancora precedere la parola: questa muove, l’esempio trascina: la parola fa luce, l’esempio porge forma.
Il Beato Cottolengo ad ogni sua famiglia religiosa dava una regola e prima di comandarla, provava lui stesso a praticarla. «Date anche voi l’esempio» ha comandato il Divin Maestro.
Quando in una casa vi è un santo, Iddio è presente: e la casa diventa un giardino di eletti, profumo di Gesù Cristo, ci dice S. Paolo!
Contempliamo Maria che fugge il mondo e si ritira nel Tempio: che prega e come prega per la redenzione del mondo: che assiste ed offre il sacrificio di Gesù sulla croce: la sua figura fra le donne nazzaretane e cristiane che spira tanta fragranza di grazia e virtù che s’attira i cuori, meraviglia, e li sospinge al cielo.
Siamo figli e discepoli che sembriamo a nostra Madre, alla nostra Maestra; proponiamo di dare buon esempio nella divozione a Maria, nell’amore a Gesù sacramentato, nella carità, verso il prossimo e verso Dio.
Opere: Ognuno porta un piccolo sassolino all’edificio della Chiesa: e ha per suoi ministri, i mezzi di zelo e lo spirito, il perfetto modello in Maria stessa Regina e Maestra degli Apostoli, che la suscita: Maria è corredentrice con Gesù Crocifisso, istitutrice della Chiesa con Gesù Divin Fondatore, a cui prepara, a cui consolida, a cui difende il trono nelle anime. E imitare Maria è onorare Lei, e santificare l’opera.
In tre opere, carissime al Papa, insistentemente raccomandate dal Papa Pio XI, abbiamo davanti la Divina Maestra, Maria Regina degli Apostoli. Nell’opera del catechismo ai piccoli e agli adulti; le missioni cattoliche, sia trai popoli infedeli, sia per l’unione delle Chiese. Il Santo Padre Pio XI invoca sulle missioni il patrocinio della Regina degli Apostoli, e anche Maria Regina degli Apostoli dovrà ricondurre alla cattedra apostolica i popoli erranti e le Chiese smarrite; l’Azione Cattolica, la pupilla degli occhi del Papa: è l’apostolato laico, chiamato dal Papa a coadiuvare nell’opera esecutrice l’apostolato dei sacerdoti e dei pastori della Chiesa. L’Azione Cattolica è essenzialmente apostolato: sotto l’occhio quindi della Regina degli Apostoli.
Stampa: Contempliamo Maria che insegna al caro Gesù le Scritture Sante. Contempliamola ancora, quando apre agli evangelisti il suo cuore che conservava in sé i misteri della Incarnazione del Verbo, che lo Spirito Santo voleva poi registrare a «nostro ammaestramento, ammonizione, correzione, educazione per la giustizia, perché l’uomo di Dio fosse perfetto e pronto ad ogni opera buona».
Qual delicato, qual divino lavoro di imitazione di Maria Regina degli Apostoli!
Nessuno manchi del libro del Vangelo: conserviamolo meglio che tutti i libri: si porti e si abbia o se ne faccia dono in ogni famiglia: leggiamolo con riverenza e con sapore, e sarà gustoso il suo nutrimento: baciamolo con venerazione e con affetto: riposiamo su di esso. Il Vangelo è il sole del mondo esso splende nel petto di Maria Regina degli Apostoli: noi siamone le stelle.
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NELLA PIA SOCIETA’ SAN PAOLO

ALBA
La Settimana Santa. – Anche quest’anno è tornata e già passata la Settimana Santa, con le sue meste, solenni funzioni. Noi abbiamo assistito a queste funzioni nella nostra chiesa, e ne siamo rimasti veramente commossi. Al Mercoledì, Giovedì, e Venerdì Santo, verso le 15,30 vi fu l’ufficio delle tenebre, cantato dai chierici e novizi. Come erano toccanti quelle lamentazioni! A quel canto dolce, velato di mestizia, che si spandeva per il vasto tempio, ripercuotendosi e perdendosi nella cupola, pareva di sentire la voce accorata del veggente Geremia che piangeva e gemeva sulla rovina di Gerusalemme, mentre invitava la ostinata città: Gerusalemme, Gerusalemme, convertiti al tuo Signore!
Il Giovedì abbiamo ammirato il S. Sepolcro, che preparato con cura in una cappella della chiesa riuscì veramente bello, devoto, espressivo. Il Venerdì, al posto del sepolcro, si ergeva il Calvario, al quale tutta la Casa si portò per l’adorazione della S. Croce. Il Sabato si passò in compagnia di Maria SS. Addolorata.
Ritiro Pasquale. – Durante la Settimana Santa, il Sig. Primo Maestro ci tenne il ritiro mensile, che fu la preparazione alla confessione e comunione nostra pasquale. Argomento di questo ritiro fu «Gesù buono». Argomento veramente consolante per ognuno che sente sopra di sé il peso delle proprie colpe. Gesù è buono, e ce l’ha dimostrato nella istituzione del SS. Sacramento dell’Eucaristia, ricordata il Giovedì Santo, e nella sua Passione e morte, ricordata il Venerdì Santo.
Argomento più adatto non poteva essere scelto per un ritiro pasquale, che ci dispose proprio bene a celebrare la Festa della Risurrezione.
Nuovi dischi. – Il Primo Maestro ha molto a cuore il canto sacro, e precisamente quello della Chiesa: il canto gregoriano. Desidera tanto che in Casa si canti da tutti, ma specialmente dai chierici e dai novizi, che ricevono su questo punto, una speciale educazione. Per incitarci maggiormente al canto liturgico, e per aiutare la nostra formazione, in questi giorni ci fece una improvvisata: ci regalò cioè, dodici dischi doppi, che riproducono parecchi pezzi di canto gregoriano. Sono introiti, Kyrie, antifone, responsori, inni, communio, versetti alleluiatori, tratti dalla liturgia di tutto l’anno. Questi canti sono eseguiti dai famosi monaci di Solesmes.
Sono giunti il Sabato Santo, e noi abbiamo potuto udirli la Domenica di Pasqua, con nostra grande ammirazione e meraviglia. Il canto gregoriano, che agli inesperti sembra tanto noioso e pesante, privo di ogni bellezza, eseguito da cantori espertissimi, come i monaci di Solesmes, acquista una vita, un senso, una espressione straordinaria. Si resta come rapiti, e si sente che c’è in quel canto qualche cosa di vivo, di palpitante. Si capisce come il canto gregoriano sia veramente il canto della Chiesa, sia veramente preghiera, e non solo destinato a prurire le orecchie, ma ad eccitare sentimenti di gioia, di dolore, di confidenza, ad elevare l’anima a Dio. E si capisce anche come al nostro Primo Maestro stia tanto a cuore che si canti e si canti bene.

TREVISO
Si è terminata la propaganda nella Diocesi di Treviso e ora si è incominciata nella Diocesi di Ceneda o Vittorio. In quasi tutte le Parrocchie fummo accolte bene e i Rev.mi Parroci ci fecero accompagnare da buone circoline. Deo gratias! Di questo ne siamo riconoscentissime al Divin Maestro.
In città siamo passate per gli abbonamenti e ne furono raccolti molti, specie al «Giornalino» e alla «Domenica Illustrata». – Oltre agli abbonamenti individuali, si distribuiscono nella Parrocchia del Duomo 50 copie del «Giornalino» ogni settimana; nella Parrocchia di S. Maria Maddalena, copie 25; a S. Martino, 20 copie della «Domenica Illustrata» e del «Giornalino».
Siamo pure tanto riconoscenti a tutti coloro che continuamente fanno propaganda per noi e fanno conoscere la Pia Società aiutandoci anche con offerte.
Furono rifornite diverse Biblioteche: come a Ciano, Novena di Piave, Zero, S. Alberto, Oderso.
Portando il Bollettino numerose furono le offerte raccolte: Sig. Salmasi L. 10; N. N. 10; N .N. 5; N. N. 5; e tante altre.
Per tutti preghiamo il Divin Maestro a voler ricompensare.

NAPOLI
Visita di S. E. il Card. Ascalesi. – S. E. il Cardinale recatosi nella sede dell’opera di S. Pietro in Vincoli retta dalla Duchessa Marigliano presso cui han dimora le Figlie di S. Paolo, alle Socie e Zelatrici che si trovavano radunate nella cappella per la chiusa dei SS. Esercizi Spirituali, parlò della venuta in città delle Figlie di S. Paolo, e del grande Apostolo.
Parlò dei viaggi, delle chiese successivamente fondate, delle persecuzioni, delle lettere inviate alle varie chiese per sostenere nella fede i nuovi convertiti e premunirli dai falsi profeti. Insistè sulle esortazioni che S. Paolo faceva ai fedeli, conservarsi puri, senza macchia, cercando piacere a Gesù. Piacere a Gesù, far il suo divino volere: ecco il segreto della santità! S. E.
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esortò tutte a meditar bene queste parole, quale preparazione anche alla S. Pasqua.
Chi si dà a un apostolato incontra ostacoli; vede l’ideale sovente incompreso, frainteso, a volte calpestato, si uniscono alle prove momenti di oscurità di scoraggiamento; non succedeva pur così a S. Paolo? Così il Signore tratta le anime che vuol simili a sé, che destina ad un apostolato, ad una gloria maggiore in Paradiso. Le fa soffrire di più.
A che cosa si deve infatti la conversione di San Paolo se non alle preghiere di S. Stefano unite al suo eroico martirio? L’Angelo del Signore raccoglie le preghiere, i sacrifici, i patimenti come l’Angelo di Tobia in favore del popolo ebraico, e il Signore le fa fruttificare per le anime.
Esortò a stringersi al Tabernacolo, attingervi luce e forza, confidare in Gesù solo, mai alle creature, le pene e gli affanni: Gesù saprà consolare.
Impartita la benedizione volle passare presso le Suore; sentire i loro bisogni, le loro difficoltà e come vincerle. Comunicò averle raccomandate a tutti i Parroci della città perché tutti le aiutino nel provvido apostolato e le raccomanderebbe pure a tutti i Parroci col bollettino diocesano.
Non mancò sollevarle con facete barzellette e le lasciò consolate.
Le Figlie riconoscenti, ringraziano.

FIRENZE
Abbiamo terminato con grande soddisfazione la propaganda nella Diocesi di S. Miniato. Tutti ci hanno aiutato nel nostro apostolato, particolarmente S. Ecc. Mons. Vescovo che ci raccomandò a tutti caldamente dandoci grande appoggio, e i RR. Parroci, che nulla risparmiarono per il buon esito della propaganda. Ci è dolce dire che in tutte le Famiglie è penetrata la Buona parola. Preghiamo il Divin Maestro a far fruttificare il piccolo seme e tutti ringraziamo.
Ancora ricordiamo con riconoscenza: la Sig.a Contessina Martelli Paola, che offerse L. 100; una valigia, un cappone; l’Istituto Certosini, L. 30; N. N., statua di Gesù Bambino con urna; N. N. imbottita; Sig. Dott. Giberti, visita e medicine gratis; Sig. Giacchetti, 5 asciugamani a spugna per la cucina, scampoli di stoffa; N. N., due candele per la Chiesa; N. N., un vaso di fiori; R. Padre Margheri L. 50; Spett. Fam. Carozzi, una torta.

AGRIGENTO
Colla benedizione di S. E. Mons. Vescovo e del suo Rev.mo Mons. Vicario Generale; fra la simpatia di tutto il Clero del laicato cattolico, specie le Donne Cattoliche e le giovani del Circolo, le buone Insegnanti delle scuole Pubbliche e del popolo devoto, si è inaugurata oggi 28-3-1931 la sede della Libreria S. Paolo.
A benedire i locali venne il Can.co Messina, Vice-cancelliere della Curia, presenti il Comm. Sac. Sclafani, il Rettore del Seminario, il Can.co Parisi, il Sac. Modica, Vice Parroco in S. Domenico, Sac. Cav. Adamo, Sac. Di Bartolo, Sac. La Rocca, Sac. Russo, Sac. Prof. Gambino, le buone Suore della Misericordia, Suore di S. Anna, Suore del Boccone del Povero, le Rev.de Figlie della Carità, Sig.a Giuseppina Montana, Pres. delle Donne Cattoliche, con la Vice-Pres., Sig.a Azzara consorte dell’Ill.mo Sig. Vice-Prefetto, Sig.na Nastri, Sig.na Lumia Pres. Circolo Femminile, con parecchie Signorine del Consiglio Direttivo, nonché l’Ill.mo Sig. Ispettore Scolastico Cav. Scrimali, l’Ufficiale Sanitario dott. Martiny, ed altri di cui ci sfugge il nome.
Dopo la benedizione del bel locale della libreria e del povero alloggio delle Suore, il Quaresimalista Sac. D. Pagano disse a nome del Clero e dei Cattolici belle parole di augurio e di omaggio alla santa Opera di Propaganda per la Buona Stampa, fra l’entusiasmo generale.
Sia ringraziato il Divin Maestro, chè qui l’opera è stata ben compresa e sarà certamente aiutata per il bene delle anime e la gloria di Dio.
Giungano in modo particolare i nostri ringraziamenti e Preghiere al Rev.do Sac. Comm. Sclafani che ci prestò paterno aiuto provvedendo Egli stesso all’arredamento della Casa, ed anche alle Rev.de Suore del Boccone del Povero e Rev.de Suore del S. Cuore per la caritatevole ospitalità dataci nei primi giorni, ed ancora alle Rev.de Suore della Misericordia per la generosa offerta fattaci. A tutti i nostri benefattori giungano le benedizioni del Divin Maestro.
Propaganda. – Nella Diocesi di Agrigento la Propaganda ebbe consolanti successi specialmente a Favara, Sciacca ed in modo specialissimo a Bivona ove si esitarono cinque pacchi di libri.

UDINE
Con l’aiuto del Signore anche nelle Diocesi di Udine si sono visitate tutte le Parrocchie portando libri buoni. S. Paolo ha benedetto in modo particolare il nostro apostolato, poiché oltre alle moltissime copie di Bibbia, Vite di Santi, Vangelo, libri di pietà, oggetti religiosi ecc. lasciati nelle famiglie, si formarono Biblioteche presso i Rev.di Parroci. Si lasciarono pure parecchi depositi a Raspano, Cedarchis, Montenars.
Si poterono anche ritirare non solo parecchi libri protestanti, ma anche moltissimi romanzi cattivi.
Ai Rev.di Parroci, i quali con i loro incoraggiamenti, ci facilitano assai il nostro apostolato e con le autorevoli loro parole esortarono e fecero conoscere ai loro parrocchiani l’importanza e la necessità della Buona Stampa, un vivo ringraziamento e fervide preghiere.
Rendiamo ora noto come risulta in generale la propaganda: Bibbie copie 373; Vita di Gesù 2853; Vangeli 595; Santi 2379; Div. M. 646; Libri di Pietà 720; Ascetica 186; Cultura 406; Romanzi 337; – Corone 853; Crocifissi 150; Oggetti religiosi 695.

CATANIA
Le Figlie di S. Paolo ringraziano vivamente i già tanti benemeriti Cooperatori di Catania in modo speciale, la Stim.ma Famiglia Castrogiovanni, della Parrocchia del S. Cuore, che con
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larga generosità e perseveranza le aiutò già tanto nella propaganda di libri ed abbonamenti portando nello stesso tempo a conoscenza di buone persone, la Pia Società S. Paolo
Dal Collegio S. Cuore le preg.me Sig.re Professoresse Leoni offrirono tre tavoli, bottiglie, arredi da cucina e vasi di fiori; N. N. L. 10 per biancheria. Deo gratias!

ROVIGO
A Pissatola, paese vicino a Rovigo, sono state in questi giorni le «Figlie di S. Paolo» per la propaganda. Furono accolte molto bene dal Parroco, il quale ben comprendendo l’importanza del loro apostolato, raccomandò tanto ai parrocchiani di prendere tutti un libro e di accogliere bene; e per farsi comprendere meglio, portò sul pulpito un giornalino, lo aperse e lo fece vedere al popolo dicendo di non dare tra le mani dei bambini certi giornaletti poco buoni e corruttori, ma di abbonarsi a questo che è molto bello ed istruttivo.
Dopo la predica furono raccolti gli abbonamenti, e nove furono i nuovi abbonati.

MESSINA
Attorno alla casa di Palermo, si sono aperti nella bella isola, profumata di agrumi, altri tre centri, Messina, Catania, Agrigento.
Messina è la chiave dell’isola, e la porta del continente. Perciò Mons, Vescovo, al cui nome è legata la risurrezione della Archidiocesi, paternamente benedice, e con munificenza pastorale, di indirizzo e di mezzi ha aperto all’apostolato della stampa la sua vigna e l’ovile del suo gregge.
Vorremmo essere tanto degni di corrispondere all’invito e alla grande spinta di Colui che in questa Archidiocesi ci rappresenta il Divin Maestro.
Il nostro recapito è sito negli stessi locali dell’Arcivescovado in via S. Filippo de’ Bianchi. Vi serva di ammonimento la stessa «Sacra Lettera» che si venera a Messina, e che la S. Madonna stessa scrisse ai Messinesi.
E’ un documento grande che ci assicura la protezione speciale di Maria Santissima Regina della Stampa, e Regina degli Apostoli.

NUOVE BORSE DI STUDIO

S. Teresa di Gesù
E’ stata incominciata a San Giuseppe, con promessa di portarla a compimento per la festa di Santa Teresa, a mezzo ottobre.
Questa Santa, che è detta la serafica del Carmelo, coltiverà dal cielo il suo sacerdote specialmente nella intelligenza delle scienze sacre e nel fervore dello spirito.
Era la specialissima protettrice di Sant’Alfonso M. de’ Liguori, il quale spesso la invoca, e spesso la cita come maestra spirituale ed esempio nelle sue opere ascetiche.
Santa Teresa è spagnuola, nata ad Avila, quindi è detta santa Teresa di Avila, o Santa Teresa di Gesù.
Piccolissima aveva deciso col fratello di partire missionaria per annunciar Gesù Cristo ai Mori, o per versare il sangue in testimonianza della fede. Partì infatti, ma lo zio la richiamò. Entrò, giovanetta, nel Carmelo e divenne Madre e Legislatrice dei Carmelitani Scalzi, e le sue regole furono via al cielo per molti Santi, come S. Giovanni della Croce, e molte sante, come S. Teresina del Bambino Gesù. Morì nel 1582 e fu canonizzata nel 1622.

San Giuseppe sposo di Maria Vergine
e protettore dei moribondi
E’ stata compiuta in omaggio a San Giuseppe e in occasione della festa del suo gloriosissimo transito, il 19 marzo.
La dignità di Sposo di Maria Vergine è fondamento e radice di tutte le grandezze di S. Giuseppe; il titolo più grande che la S. Chiesa gli attribuisce; per questa dignità e per questo suo ufficio fu da Dio arricchito di grazie e privilegi; ha nella Liturgia un culto particolare, superiore a quello dei Santi e degli Angeli, perché la sua santità è superiore a quella dei Santi e degli Angeli.
San Giuseppe ottiene ai sacerdoti la grazia di una grande e tenera divozione alla S. Madonna, perché ogni Sacerdote si possa chiamare sacerdote di Maria e perché la divozione a Maria Santissima fa il Sacerdote santo, come santo dev’essere l’uomo, che non è più uomo, ma un altro
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Gesù Cristo, e fu innalzato alla dignità di Ministro di Dio.
S. Giuseppe chiuse i suoi giorni mortali, assistito da Gesù e da Maria: Gesù che lo chiamava e lo amava come Padre, e Maria che l’obbediva e lo amava come Sposo verginale e custode della sua verginità. Perciò il popolo cristiano invoca San Giuseppe come patrono degli agonizzanti: e Pio X, ha indulgenziato la pia giaculatoria «Patrono dei moribondi prega per noi» ed ha approvato e arricchito di molti favori spirituali e privilegi la Pia Unione del Transito di San Giuseppe. Egli otterrà ai fedeli di ben vivere, in modo, che una buona morte sia il frutto di una buona vita; e ai sacerdoti la grazia di adempiere con tanta fedeltà i loro sacri doveri, che il giorno della morte sia per loro la corona dei giorni, il più bel giorno della vita, il giorno del premio eterno.


S. Giuseppe Padre Putativo di Gesù Cristo
e Patrono della Chiesa Universale
Fu anche compiuta in occasione della festa di San Giuseppe, per riconoscenza alle grazie quotidiane, che elargisce alla Casa.
S. Teresa diceva infatti di non aver mai chiesto a San Giuseppe qualcosa che non abbia ottenuto. S. Giuseppe, come Sposo di Maria Vergine, era il capo della Sacra Famiglia: il Padre Celeste aveva dato a lui la sua autorità sul Figliuolo Unigenito, Gesù; e Gesù chiamava S. Giuseppe col soave nome di Padre, e non solo per riverenza, ma perché gli uffici e doveri del Padre adempiva e sosteneva San Giuseppe. Egli lo Circoncise, lo salvò portandolo in Egitto, lo ritornò in Palestina, lo ricercò a Gerusalemme, e ne ebbe cura a Nazareth, finché i suoi giorni non furono pieni. Per questo suo ufficio, per cui ha difeso Gesù, il Santo Padre Pio IX nei turbulentissimi tempi e nelle agitatissime lotte che attraversava la Chiesa nel secolo scorso, l’8 dicembre 1870 proclamò San Giuseppe patrono della Chiesa Universale, affinché come aveva salvato il fanciullo Gesù, così salvasse tutte le membra di Gesù. Leone XIII ordinò che la preghiera a San Giuseppe Patrono della Chiesa Universale fosse recitata davanti al SS. Sacramento.
E chi, più dei Sacerdoti deve essere teneramente e singolarmente devoto di San Giuseppe? Il sacerdote è il ministro della Chiesa; il sacerdote deve difendere ed edificare il corpo di Gesù Cristo, che sono le anime e la Chiesa, San Giuseppe ai sacerdoti otterrà una grande divozione, e generosità per la Santa Chiesa; poiché la divozione alla Chiesa è il distintivo del Sacerdote; e un grande amore a Gesù, quell’amore che faceva dire a S. Paolo; per me, il vivere è Gesù Cristo. Tanto più ai sacerdoti figli di San Paolo, dedicati all’apostolato della Stampa.

Libri cattivi

Il Jeorgensen racconta di uno scrittore arricchitosi col fabbricare romanzi immondi. Una sera mentre se ne stava preparando uno dei suoi romanzi passionali, con la sigaretta in bocca, fiasco o dolci sul tavolino, dita cariche di anelli d’oro, va a trovarlo un giovane, suo assiduo lettore. Egli lo accoglie con un sorriso a fior di labbra, non senza meraviglia però nel notare il viso sconvolto del suo interlocutore. Dopo una brevissima conversazione il Giovane, spoetizzato nel vedere che l’autore di tante scene morbose e tragiche è un volgare speculatore, scende la scala con una truce risoluzione. Un colpo eccheggia nel silenzio. Il romanziere accorre: ma troppo tardi. Il giovane boccheggia in una pozza di sangue, imprecando a lui, suo assassino spirituale.
Quanti romanzieri arricchiscono e gavazzano nei piaceri a spese dei poveri giovani, che pagano i romanzi a caro prezzo per avvelenarsi l’anima!
Nessuno dovrebbe permettersi di leggere libri che non conosce, anche se prestati da persone care.
Alfredo de Musset, sfibrato dal vizio, lasciò tra le sue confessioni, dettate da una amara esperienza, questo ricordo:
«Dell’uomo vergine è il cuore come un vaso profondo:
Se dentro vi si versa una prim’onda impura,
La macchia in quell’abisso scende così in fondo,
Che pur vi passi il mare, non lava la sozzura».
L’impronta lasciata da un libro cattivo è indelebile per tutta la vita. Lotta accanita adunque contro i massacratori di anime, i quali in una società, che si chiama civile, rimangono impuniti e onorati.
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Leggete tutti questa pagina!

La Messa del Padre
Questa unione di cuori e di intenzioni dei figli e dei Cooperatori attorno al Padre, che offre il Divin Sacrificio nel venticinquesimo anniversario della prima Messa, è cara e benedetta dal Maestro Divino. - E’ cara, ed il Divin Salvatore sarà in mezzo a noi. Egli sta in mezzo, quando due o tre sono uniti nel suo nome: e qui vede unite le famiglie che Egli ha suscitato, le anime che Egli ha chiamato ai meriti dell’apostolato, a onorare con più gloria, a offrire con più fervore e maggior fede il sacrificio della Redenzione, il sacrificio del suo Corpo e del suo Sangue. E le intenzioni sono appunto queste: che più devotamente noi partecipiamo alla Santa. Messa; e che più spiritualmente compiamo l’apostolato della stampa.

Il Vangelo e l’Eucaristia
sono i due grandi doni che Dio ci ha fatto per la nostra salvezza. Presso l’Eucaristia egli ci ha chiamati, perché più profondamente comprendiamo il Vangelo, e perché con zelo più ardente lo diffondiamo.
Questo è il vero apostolato. Questo fine ci unisce, questa grazia domandiamo a Gesù, in questa Messa del venticinquesimo anniversario: non ci manca perciò la speranza di una grande benedizione.

La Chiesa dei Cooperatori
attende di essere posta in quel decoro necessario alla casa di Dio, dove un Sacrificio così prezioso e di così grande valore deve offrirsi a Dio.
Perciò l’Ingegnere Gallo, già cura il disegno dello zoccolo, del pavimento e dell’altare. Il primo a farsi, e sarà in questi mesi, è lo zoccolo, e così sarà completa la parete.


La S. Bibbia
Un piccolo concorso dei cooperatori, di ogni cooperatore darà a ciascuno un gran merito. Proponiamo un modo facile: che si faccia entrare in ogni famiglia dei Cooperatori una «Bibbia delle Famiglie»: E’ la parola di Dio, e quindi una benedizione.
Sarà come la testimonianza della vera fede nostra contro le infiltrazioni dei protestanti. Ogni famiglia che prende una «Bibbia delle Famiglie» versa lire 15: e così l’opera della Chiesa, si farà con la parola di Dio.
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Coltiviamo le vocazioni!

I chiamati sono tanti: il Divin Maestro fa sentire la sua voce, alle volte anche insistente; lo si scorge facilmente nella condotta di queste anime fortunate. Manca troppo sovente l’anima buona capace di comprendere, incoraggiare, aiutare…
Aiutiamo le Vocazioni! In tanti modi: Con la preghiera – Col consiglio – Con le offerte. E’ una grande consolazione in punto di morte, poter dire: «Ho concorso con le mie preghiere e con i miei risparmi a formare un Sacerdote! Ho speso bene il mio denaro; ora sono sicuro di lasciare un Sacerdote che prega per me, celebra tante SS. Messe in suffragio dell’anima mia!»
Un bravo operaio, in età già alquanto avanzata, aveva risparmiato fin dalla sua gioventù quanto più poteva sul suo salario in favore di un’opera da determinare in seguito.
Ora venendo a conoscenza dell’Opera delle Vocazioni, si determinò senz’altro di destinare i suoi risparmi al sostentamento di un Chierico povero.
«Temendo che la morte mi sorprendesse prima, ho voluto portare quanto già ho potuto mettere in serbo. Era mio dovere di cristiano fare qualche cosa per l’Opera delle Vocazioni, l’opera che mi è sembrata la più bella e importante tra tutte».
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