Bem-aventurado Tiago Alberione

Ópera Omnia

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Registrazioni audio ssp 1952

Trascrizione del file: 1952-12-12_anno_liturgico.mp3
durata 25'04''

Don Giacomo Alberione, negli Stati Uniti?


L'anno liturgico



Ringraziamo il Signore per i continui benefici che egli elargisce alla Società San Paolo in generale e alla casa di Canfield in particolare e alle case degli Stati Uniti d'America.
Veramente un buon progresso specialmente in queste due parti del seminario che avete inaugurato da poco, e che si spera avrà a poco a poco, anno per anno, da popolarsi sempre maggiormente fino al completamento, fino ad essere veramente un seminario, che vuol dire un'aiuola in cui cresceranno i fiori, cresceranno le piante che faranno poi frutti nella Chiesa di Dio e negli Stati Uniti e in tutta la Congregazione.
In secondo luogo ringraziamo il Signore per la vestizione di quattro nuovi aspiranti. Veramente le vocazioni, che già hanno avuto una prova e che vengono dopo un certo sviluppo raggiunto, fanno vedere che la decisione fu presa coscientemente, ragionevolmente, maturatamente. E quindi molta fiducia di buon risultato.
Su questa strada delle vocazioni già adulte avete fatto bene a mettervi e certamente che vi è da confidare e da sperare uno sviluppo sempre più ampio.

Adesso pensiamo un momento al tempo in cui ci troviamo e cioè al tempo dell'Avvento, non per fermarci solamente per considerar l'Avvento, ma in generale l'anno liturgico.
L'anno liturgico è cominciato con la prima domenica di Avvento e termina con l'ultima settimana dopo Pentecoste. L'anno liturgico è come diviso in due tempi – non consideriamo adesso i cicli, – in due tempi. Nel primo tempo la Chiesa ci mette davanti la vita e l'insegnamento di Gesù Cristo; e nel secondo tempo ci mette davanti le verità che egli ha insegnate e la morale che egli ha portato al mondo e i mezzi di grazia che offre agli uomini.
Quindi l'anno liturgico si divide in due periodi o due tempi, pressappoco di sei mesi ciascheduno: perché il primo periodo va dall'Avvento alla Pentecoste, il secondo periodo dalla Pentecoste all'ultima settimana dopo Pentecoste; e le domeniche dopo Pentecoste possono essere 23, 24, 26 eccetera, in sostanza fino a 28 e quindi circa 6 mesi.
Nostro Signore Gesù Cristo è Maestro unico. Infatti la sua scienza nessun altro poteva insegnarla. La sua rivelazione, fatta agli uomini, non era possibile che venisse fatta e compiuta da altri. D'altra parte è Maestro unico in quanto che, oltre che a insegnare verità sublimi, ha portato una morale perfetta e in maniera di poter ottenere che l'uomo si elevi fino a Dio: “Siate perfetti come il Padre vostro celeste è perfetto”. E poi questo Maestro si distingue da tutti perché ci offre la grazia sia a credere e sia ancora a compiere quello che egli ha insegnato e a imitare i suoi esempi santissimi: Maestro unico.
Mentre che egli però lasciava la terra, cioè mentre che cessava la sua presenza visibile fra gli uomini, non ha voluto lasciare gli uomini soli. Altri uomini dovevano succedersi nelle epoche, nei secoli, e altri uomini in altre nazioni dovevano venire ammaestrati. Allora egli, che aveva detto: “Magister vester unus est Christus”, ha lasciato agli uomini una maestra che è la Chiesa: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi: andate e insegnate!”, e “Chi ascolta voi”, ha messo la sanzione, “chi ascolta voi ascolta me, chi non ascolta voi non ascolta me”; e “Chi ascolta le mie parole e le mette in pratica, costui è come mia madre è come mio fratello è come mi a sorella”.
Ci ha lasciato una maestra infallibile, che è la Chiesa; una maestra indefettibile: la Chiesa insegnerà fino alla fine dei tempi; una maestra santificatrice, perché offre agli uomini i mezzi di grazia e di salvezza, compie una perfetta trasformazione: del figliuolo dell'uomo fa un figliuolo di Dio, ecco, nel battesimo e poi successivamente nell'insegnamento, nell'avviamento alla santità, finché questo figliuolo di Dio sarà degno di entrare nella casa paterna lassù in cielo, dove molte sono le mansioni, perché degno del Padre.
Oh, la Chiesa, perfetta maestra come insegna? Insegna come una maestra – diremmo – comune. Perché la pedagogia naturale è la base anche della pedagogia soprannaturale. La pedagogia che serve a fare l'uomo retto, serve anche a fare il cristiano santo e serve a fare il cittadino della celeste Gerusalemme, di quella patria beata dove tutti siamo attesi, mentre che ora ci troviamo in viaggio, ci troviamo come esuli sopra la terra.
Insegna questa Chiesa come una maestra comune. La maestra fa due cose perché il suo figliuolo, il suo scolaro, l'alunno impari, come ogni maestro. E cioè: vi è la lezione cosiddetta, cioè la scuola, nella quale la maestra, il maestro spiegano un dato punto di scienza, qualche regola di aritmetica, di matematica ecc.: la scuola. Poi è fissato il tempo per lo studio, nel quale tempo di studio lo scolaro si applica [a] quello che ha imparato. E cioè: la maestra ha dato la lezione sopra quello che ha spiegato e il buon scolaro la studia, la manda a memoria in maniera da ritenerla e poi saperla a suo tempo anche spiegare.
In secondo luogo la maestra, il maestro assegnano il compito. E se hanno in classe spiegato una regola di latino o se hanno spiegato qualche principio di matematica, ecco che dopo il compito deve servire ad applicare alla pratica, esercitare l'alunno affinché egli sappia valersi di quella scienza per la vita: non scholae sed vitae discimus, non impariamo per la scuola, ma impariamo per la vita, ecco.
Così la Chiesa, maestra, nei primi sei mesi ci mette davanti la vita di Gesù Cristo: la sua opera di redenzione, il suo insegnamento agli uomini e gli esempi santissimi che egli ha lasciato a tutta l'umanità: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”. E questo periodo in cui la Chiesa ci dà la lezione sulla vita di Gesù Cristo, va dal primo dell'Avvento fino all'ultimo giorno dell'ottava dell'Ascensione.
La Chiesa ci fa attendere, ci fa preparare alla scuola del Maestro divino nell'Avvento. E ce lo mostra il Maestro divino nei giorni del presepio, nella festa di Natale, ottava di Natale. E ci mostra questo Maestro divino quando è cercato a morte, quando fugge in Egitto, quando ritorna in Palestina, quando a Nazaret esercita le virtù più alte della vita domestica, virtù private. Poi la Chiesa dopo la vita privata ci rappresenta, dalla settuagesima in avanti, l'inizio della predicazione di Gesù Cristo e quindi ci fa, per mezzo dei vangeli, considerare la sostanza della predicazione di Gesù. Poi viene la vita dolorosa: dalla domenica di Passione fino al sabato santo. Poi la vita gloriosa di Gesù Cristo: dalla Pasqua fino all'Ascensione al cielo, nel quale periodo Gesù Cristo ancora compì l'opera incominciata, specialmente la Chiesa, a cui diede il capo. E poi la Chiesa ci fa considerare la vita celeste di Gesù Cristo, il quale “ascendit in coelum, sedet ad dexteram Patris”: vita gloriosa, ecco.
Fino a lì è la lezione della maestra, la Chiesa, maestra di fede, maestra di morale, maestra di preghiera. Poi dopo ecco che nel periodo che segue la Pentecoste, la Chiesa vuol formare i suoi figli – o vogliamo dire i suoi alunni, i suoi scolari – alla santità e cioè: «Avete veduto come ha vissuto Gesù Cristo; avete sentito quel che ha insegnato Gesù Cristo; avete imparato da lui quali siano i mezzi di grazie da lui istituiti, particolarmente i sacramenti, la messa, eccetera. Ora ecco, figli buoni, ascoltate me: seguite Gesù Cristo, secondo il suo invito divino: “Chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà il lume della vita”». Quindi la Chiesa nella liturgia ci propone questi testi di vangeli, quei tratti di vangelo, quei tratti delle epistole, quelle varie parti variabili che vediamo nelle messe, e ci conforta anche coll'esempio dei santi che hanno seguito Gesù Cristo, e vuole che noi meditando la vita di Gesù Cristo, meditando i suoi insegnamenti, noi prendiamo i mezzi di grazia e cominciamo a crescere in santità, a diventare sempre più conformi all'immagine di Gesù Cristo stesso, “conformes fieri imaginis Filii sui”. E così per diventare sempre più perfetti cristiani, sempre più perfetti religiosi, sempre più perfetti sacerdoti. Poiché Gesù Cristo ha dato un insegnamento che è completo e che fa per tutti: fa per il semplice uomo – aveva confermato i comandamenti, – e fa per il cristiano e fa per il religioso e fa per il sacerdote.
Ogni anno si ripete questo insegnamento della Chiesa, e cioè la parte di lezione che dà la Chiesa e lo studio e l'applicazione alla vita di quello che la Chiesa ha insegnato.
Ma ogni anno è proprio che noi andando di nuovo alla scuola di questa maestra, impariamo sempre le stesse cose? Impariamo le stesse cose sotto un certo aspetto, perché i princìpi fondamentali non cambiano, ma andiamo meditandoli di più, andiamo svolgendoli meglio. E il cristiano diventa sempre più perfetto di anno in anno, finché sia giunto alla perfetta età, e cioè finché sarà degno di entrare lassù in cielo nel regno beato: avendo seguito Gesù Cristo, trovarsi poi un giorno con Gesù Cristo lassù nella gloria eterna, là dove è il regno di Gesù Cristo, il regno dei redenti, il regno di anime conquistate dalla passione e morte del Salvatore: regno che il Figliuolo di Dio incarnato presenterà al Padre, come trofeo della sua vittoria, come frutto della sua passione e morte, come risultato della sua rivelazione.

Che cosa viene allora da considerare per noi adesso? Viene da considerare questo: seguire molto la liturgia, ricavare cioè dalla sacra liturgia l'insegnamento dogmatico, l'insegnamento morale, l'insegnamento che riguarda la santificazione o potremmo chiamarlo liturgico propriamente detto. Gesù Cristo è chiamato, da un santo padre, “il liturgo” e cioè: lui è operante nella sacra liturgia. E se non fosse operante lui, come si trasformerebbe il pane nel corpo di Gesù Cristo, il vino nel sangue di Gesù Cristo, come si perdonerebbero i peccati nella confessione o il battesimo darebbe la vita? È lui che opera: “hic est qui baptizat”: è lui che opera.
Allora ricavare dall'insegnamento della Chiesa il maggior frutto! Far questo, specialmente per noi religiosi sacerdoti! Abbiamo il breviario, in cui la Chiesa ci dà una vera lezione: lezione e cioè ci mette davanti l'insegnamento di Gesù Cristo, l'insegnamento della sacra Scrittura e ci mette davanti gli esempi dei santi che han seguito Gesù Cristo, che hanno veramente praticato quello che egli ha insegnato. Abbiamo la messa, dove questo insegnamento è anche più vivo, è quasi – diremmo – sensibile, reso più pratico, più adatto per noi nelle epistole, negli introiti, nei tratti di vangelo, nelle varie parti che chiamiamo “variabili”, ecco.
La Chiesa ci mette davanti il suo insegnamento completo. Se noi seguiamo la Chiesa, certamente che ogni anno cresceremo nella sapienza celeste, nella perfezione cristiana, sacerdotale, religiosa e nell'unione intima per mezzo dei sacramenti: unione intima con Gesù Cristo: “Io sono la vite e voi i tralci”, in maniera che noi prenderemo il succo vitale come tralci dalla vite che è Cristo: “Ego sum vitis, vos palmites”.
Due conseguenze perciò: bene il breviario, bene la santa messa! Un religioso, un sacerdote si mantiene sempre nel suo spirito, se attinge dal tabernacolo, attinge dallo spirito della liturgia, quello che lo Spirito Santo attraverso la liturgia vuole comunicare alle anime. Basta lasciare la pietà, la meditazione, la visita, per diventare come tralci distaccati dalla vite: o del tutto distaccati o che attingono soltanto in un modo scarso, quindi che non potranno dare frutti né per sé né per gli altri. Ma “qui manet in me et ego in eo hic multum fructum affert”, “hic multum fructum affert”. E più stiamo uniti e più noi comunichiamo con Cristo-vite e più abbondantemente noi raccoglieremo meriti per la vita eterna e più saremo efficaci nel nostro apostolato.
Allora si formeranno vocazioni forti, vocazioni che resisteranno a tutte le prove, vocazioni veramente sapienti, vocazioni capaci di compiere nel mondo quello che Gesù Cristo ha incaricato gli apostoli e ogni sacerdote di fare: “Voi il sale della terra, voi la luce del mondo, voi la città posta sul monte!”, alla quale città possono indirizzarsi gli uomini, ecco.
Allora bene il breviario e bene la messa! Va bene che allora lo si mediti, il breviario, anche un po' in antecedenza e qualche parte della visita può essere impiegata per ricordare l'insegnamento quotidiano del breviario e della messa. Se uno ricorda ad esempio: oggi festa di una grande santa; se uno ricorda nell'ottava della Immacolata, gli insegnamenti che la Chiesa ha dato in quel giorno e che dà in tutti giorni dell'ottava, allora certamente che si forma bene sul dogma, su questo dogma che è il primo punto della realizzazione di un grande progetto che – diciamo così – che aveva Iddio: si era formato un essere ideale, aveva egli concepito nella sua mente il vero e il più grande capolavoro suo, il più grande capolavoro della creazione: Maria. E questo capolavoro, prima ideato, prima concepito, viene a poco a poco realizzato, e la realizzazione comincia con l'Immacolata Concezione.
Dunque preghiamo la santa Vergine che nell'anno liturgico ci assista e che ci faccia bene comprendere tutti gli insegnamenti che la Chiesa vuol darci e che possiamo ricavare anche grande letizia da questa comunicazione intima con Gesù Cristo. Qui è la vera gioia e la vera letizia di un'anima: quando quest'anima dal tabernacolo e dalla liturgia in generale ricava i princìpi di fede, ricava i princìpi di morale, e morale la più santa, e ricava i mezzi che usa, si vale dei mezzi di santificazione.
Dunque preghiamo il Signore per questo.
E facciamo adesso i nostri propositi: ricavare il massimo frutto dalla sacra liturgia: dal breviario in particolare e dal messale in particolare. Vi è poi anche il pontificale, vi è il rituale, sì: questi libri sono anche libri liturgici, ma quelli di uso quotidiano per noi sono il messale e il breviario.
Sia lodato Gesù Cristo.