GIACOMO ALBERIONE

ALLE FIGLIE
DI SAN PAOLO


Meditazioni e Istruzioni

ANNO DI CONSOLIDAMENTO
E DI SINTESI
1956

FIGLIE DI SAN PAOLO - CASA GENERALIZIA

Edizione a cura del Segretariato Internazionale di Spiritualità (SIS): sr M. Adeodata Dehò, sr Elisabetta Capello, sr Monica Baviera, sr Maria Grazia Gabelli.

Grafica: sr Sergia Ballini fsp

Si ringraziano per la collaborazione le sorelle archiviste di Roma e delle varie Circoscrizioni, il Centro di Spiritualità Paolina della Società San Paolo.

Sigla dell’opera: FSP56

© Figlie di San Paolo, Casa Generalizia, 2012
Via San Giovanni Eudes, 25 - 00163 Roma

Uso manoscritto

1956

52 Meditazioni varie 1956
17 Meditazioni: Esercizi spirituali - marzo 1956
7 Meditazioni: Esercizi spirituali - giugno 1956

MEDITAZIONI VARIE 1956

Si raggruppa qui una predicazione varia tenuta da Don Alberione alle comunità di Roma, Albano, Grottaferrata, Londra. Talvolta le meditazioni sono dettate dalla cripta del santuario “Regina Apostolorum” e indirizzate a tutta la Famiglia Paolina. A causa della mancanza di spazio, le Figlie di San Paolo da questo anno partecipano dal santuario alla preghiera comune paolina usufruendo del sistema di amplificazione.
Alcuni interventi sono tenuti durante corsi di Esercizi spirituali predicati a Roma e a Grottaferrata, altri scaturiscono da feste liturgiche o da particolari circostanze: ordinazione sacerdotale, morte di don Federico Muzzarelli, funerali di sr Delfina De Stefani, vestizione del discepolo Clement Lister.
La raccolta di questa sezione si compone di cinquantadue documenti provenienti dalle seguenti fonti: 37 dattiloscritti, 5 trascrizioni da nastri magnetici, 5 opuscoli a stampa, 5 stampati tratti da Spiritualità paolina, uno stampato riprodotto da Pr3.
I dattiloscritti sono talora incerti come data e anche come fedeltà letterale.
Gli stampati, tratti da Spiritualità Paolina, in alcuni casi sono stati elaborati dalla curatrice che ha fuso insieme più meditazioni. Si può quindi parlare di una fedeltà sostanziale al pensiero, ma non sempre alla lettera.
Lo stile è semplice e familiare, parlato.
Gli argomenti trattati in questa predicazione sono diversi. Emerge il desiderio forte di Don Alberione di portare ogni persona a vivere in Cristo, sull’esempio dell’apostolo Paolo: rivestirsi della mentalità, del volere, dei sentimenti di Cristo fino a venire trasformati in lui e diventare degli alter Christus. “Avere in petto il cuore di Gesù… Fare un’edizione nuova del

Vangelo… un’edizione che non sia stampata sulla carta, ma stampata sulla carne e cioè nella nostra mente e nei nostri cuori” (n. 40).
Questo è il nucleo del suo magistero, il cuore della spiritualità paolina. Questo aspetto lo si trova disseminato un po’ dappertutto, ma concentrato soprattutto nelle meditazioni nn. 7, 14, 24, 46, 47, 48, 51.

E in quest’anno, il Fondatore dà un’attenzione particolare alla casa di Grottaferrata dove risiedono le sorelle che si occupano della catechesi: quella casa viene denominata “Casa del catechismo”. E proprio parlando dell’apostolato catechistico, Don Alberione ha delle espressioni di grande profondità: “Voi, facendo il vostro apostolato, avete tutta materia sacra in mano. È come se portaste il calice, come se esponeste il Santissimo, Gesù… Qualcuna può pensare che lo dica per l’occasione. Lo dico perché è il pensiero che ho sempre avuto dal 1905 fino ad oggi: Casa del catechismo, che è prima della casa della Bibbia e del Vangelo... Questa è il modello, la casa modello, casa di scrittrici” (n. 7).

ESERCIZI SPIRITUALI
9-16 MARZO 1956

Questo corso di Esercizi, indirizzato alle novizie che si preparano alla professione, è definito dallo stesso Don Alberione, “un corso eccezionale per il raccoglimento, per il numero, per la quantità di grazie”. Si compone di quindici istruzioni trascritte da nastri magnetici e due dattiloscritti.
L’esposizione del Fondatore rivela la preoccupazione formativa in vista della crescita nei diversi ambiti della vita paolina. Ritornano, nelle diverse istruzioni, gli argomenti fondamentali della sua predicazione: fede nella presenza della Trinità inabitante in ogni persona; certezza nella chiamata di Gesù ad un’unione più stretta e più sentita fino a formare una sola cosa con lui; necessità di una verginità totale, una verginità di mente, di cuore, di volontà; crescita in una preghiera sempre più intelligente, sempre più sapiente, sempre più illuminata, sempre più affettiva.
Viene sottolineata la chiamata alla continua conversione, al continuo progresso orientando l’esame annuale sull’interrogativo: “Sono progredita durante l’anno?”.
Don Alberione evidenzia i due “piedi” che permettono di porre “i passi” al continuo progresso: la forza di volontà (n. II) e la preghiera che rende sempre più uniti al Maestro divino “nei sentimenti, nei pensieri e nell’attività”. E sottolinea con forza alle novizie: “Gesù è geloso del vostro cuore e lo vuole tutto. Non sopporta che gliene togliate neppure una fibra. Quindi, non solo anime intellettuali, preghiere intellettuali, ma anime amanti” (n. IV).
Le istruzioni nn. III e V si soffermano sulla Confessione mentre le istruzioni nn. VI, VII, VIII sono dedicate al tema della purezza, un dono preziosissimo che rende l’anima aperta alle cose spirituali, capace di entrare in comunicazioni più intime con Gesù eucaristico.

Applicando alla purezza il trinomio: mente, volontà e cuore, sottolinea la verginità di tutto l’essere che porta a curare i pensieri, i sentimenti, la volontà perché siano espressione di una vita tesa alla santità, nella quale “il bene non sia mescolato con il male”.
Don Alberione chiarisce ancora che per perseguire la virginità di mente, volontà e cuore è necessario coltivare la rettitudine, amare la verità, allontanare i pensieri inutili: Amare il Signore e l’apostolato, cioè le anime, dare tutte le forze al Signore (n. VIII).
Nelle istruzioni nn. IX, X, XI, XII, le virtù teologali sono considerate dal Primo Maestro sia in ottica dottrinale che di applicazione pratica alla vita e all’apostolato.
La sua preoccupazione costante è di favorire nelle persone la comunicazione piena con Dio in modo da giungere all’unione, cioè al “combaciare totalmente della nostra volontà con la volontà di Gesù” a sostituire i nostri voleri con i voleri di Gesù, la nostra volontà con la volontà di Gesù. “Si vive di Gesù, ecco l’amore! Perdute in Gesù. Non sono più io che penso, non sono più io che sento, non sono più io che opero, è Gesù in me!” (n. XI).
Nel cammino di formazione iniziale e continua Don Alberione richiama con particolare attenzione la direzione spirituale (n. XIII) come mediazione tra l’anima e Dio e la retta intenzione (n. XV) come responsabilità personale per una risposta sempre più autentica alla chiamata paolina.
La meditazione (n. XVI) sull’apostolato si inquadra bene in quella visiona dinamica del Fondatore che vuole tutto in cammino, sempre protesi in avanti verso la meta, in una profonda integralità di vita che consideri “la povertà la più grande ricchezza; la castità il più grande amore; l’obbedienza la più grande libertà”.

ESERCIZI SPIRITUALI
20 - 28 GIUGNO 1956

Di questo corso di Esercizi, tenuto a [Roma] dal 20 al 28 giugno 1956, rivolto alle giovani che si preparano ad entrare in noviziato, ci sono pervenute sette istruzioni di Don Alberione. Si può quindi supporre che vi sia stato un altro predicatore che abbia dettato la maggior parte delle meditazioni. È da notare che il noviziato inizia a giugno anziché a marzo.
Il Fondatore all’inizio degli Esercizi, invita a sentire la preghiera del Patto, a riscaldare il cuore ravvivando il fervore in modo che il corso si possa poi concludere con un Te Deum gioioso che esca dall’anima.
In successive meditazioni, Don Alberione accompagna le giovani a considerare i comandamenti e la loro osservanza (n. II); il perdono delle offese e la necessità di superare il rancore, l’invidia e la gelosia, abbondando in bontà e misericordia verso coloro che in qualche modo possono averci disgustate (n. III). Invita a contemplare la bontà di Gesù e il suo amore che si delizia a riversare grazie sopra grazie, a cambiare delle anime fredde in anime calde, dei peccatori in grandi apostoli (n. IV). Sottolinea l’importanza della retta intenzione che “indirizza, rettifica, valorizza tutto” e “sovente supplisce l’opera stessa, perché Dio guarda il cuore” (nn. V e VI).
Nell’ultima meditazione, Don Alberione invita a puntualizzare i propositi e il programma di lavoro spirituale da sviluppare nel corso dell’anno. L’attività esterna dev’essere sempre preceduta dall’attività interna, dal lavoro spirituale. E tra le attività più delicate e preziose dell’apostolato “vi è quella della ricerca delle vocazioni e della loro formazione, onde preparare alla Congregazione personale sempre più santo, sempre più zelante nei vari apostolati, cioè nelle varie mansioni dell’unico

apostolato” (n. VII). Quest’ultima esortazione del Fondatore è davvero paterna, è una sollecitazione a non fermarsi mai, a superare anche situazioni difficili con una grande apertura di cuore chiedendo aiuto, anche con lettera personale, a chi può comprendere e aiutare.

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