Alberione Opera Omnia
 


 

Indicazioni bibliografiche

  Autore

Don Giacomo Alberione
  Titolo Opera SAN PAOLO (1926-69) 1954
  Scritta nel 1954
  Anno Ed 1954
  Lingua Italiano
  Pagine Totale 89
  Destinatario Società San Paolo
  Forma Testo
 

Continua la lettura

0
BRANO



     
Codice:
7618

SCHEDA - Parte: GENNAIO -  Capitolo: IL LAVORO NELLE FAMIGLIE PAOLINE   Contesto:contesto Pag.: 1


Anno XXIX
“SAN PAOLO”
GENNAIO - 1954
ROMA - Casa Generalizia

“AVE MARIA, LIBER INCOMPREHENSUS, QUAE VERBUM ET FILIUM PATRIS MUNDO LEGENDUM EXHIBUISTI” (S. EPIPHANIUS EP.)

IL LAVORO NELLE FAMIGLIE PAOLINE

Il lavoro è un'attività cosciente, per determinato fine vantaggioso. Dio creò il mondo in sei giorni, o epoche; e «riposò» il settimo, cioè cessò le sue opere ad extra: tutto aveva fatto per la sua gloria.
Il lavoro è vario secondo l'attività, le facoltà che si mettono in moto: vi è il lavoro intellettuale (studio, consiglio), il lavoro interiore (preghiera, elevazione dello spirito), il lavoro spirituale (predicazione, amministrazione dei sacramenti), il lavoro morale (governo, assistenza), il lavoro manuale (contadino, operaio); lavoro del tutto naturale, lavoro particolarmente soprannaturale, ecc. Entrano però sempre due elementi: attività e fine utile.

***

Il lavoro non è pena del peccato; il peccato originale aggiunse al lavoro solo la fatica: «Col sudore della tua fronte». L'uomo avrebbe lavorato e lavorò anche prima del peccato: «Il Signore Dio prese, adunque, l'uomo e lo pose nel paradiso di delizie affinché lo coltivasse e lo custodisse» (Gen. II, 15).
Homo nascitur ad laborem et avis ad volatum (Job. V, 7).
Ogni fatica, associata alla Passione di Gesù Cristo, diviene elemento di redenzione individuale e sociale. Passione nel senso più largo di «fatica»: per esempio unirsi al lavoro del Divino Operaio di Nazareth (S. Giov. Crisostomo). Sempre diciamo: «Vi offro tutte le mie azioni, preghiere e patimenti con le intenzioni per cui Gesù si immola sull'altare».

***

In paradiso l'uomo raggiungerà il massimo di attività, e partecipando dell'attività divina, l'anima unita al corpo trasformato per le doti del corpo di Gesù Cristo risuscitato, partecipa della Divina Natura.
«Requiescant» non significa augurio di ozio o di sonno; per ora non comprendiamo quel genere di attività, e S. Paolo non diede spiegazioni perché noi siamo incapaci di capire: «Nec oculus vidit, nec auris audivit, nec in cor hominis ascendit quae praeparavit Deus iis qui diligunt illum».

***

Il peccato non è lavoro. Sebbene sia attività, non ha però fine vantaggioso, non fa un lavoro: come il bambino che stracciasse i biglietti da mille e li bruciasse per vedere una fiammata.
La libertà non è licenza. L'educatore non può liberare esteriormente l'educando finché non ha forgiato una personalità capace di agire con responsabilità e dignità, cioè di essere utile a sé ed al prossimo. La impalcatura di un sistema di educazione o di un orario serve provvisoriamente per fare una struttura: la costruzione dell'uomo, del cristiano, del religioso, del sacerdote.
 
 

www.operaomnia.alberione.org

 
   
 

Copyright © 2016 Famiglia Paolina
Powered by: www.paulus.net