Alberione Opera Omnia
 


 

Indicazioni bibliografiche

  Autore

Don Giacomo Alberione
  Titolo Opera SAN PAOLO (1926-69) 1951
  Scritta nel 1951
  Anno Ed 1951
  Lingua Italiano
  Pagine Totale 97
  Destinatario Famiglia Paolina
  Forma Testo
 

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BRANO



     
Codice:
7367

SCHEDA - Parte: GENNAIO -  Capitolo: GESU' CRISTO E' L'APOSTOLO   Contesto:contesto Pag.: 1


Anno XXVI

“SAN PAOLO”
GENNAIO 1951
ROMA - Casa Generalizia

“AVE MARIA, LIBER INCOMPREHENSUS, QUAE VERBUM ET FILIUM PATRIS MUNDO LEGENDUM EXHIBUISTI” (S. EPIPHANIUS EP.)

GESÙ CRISTO È L'APOSTOLO


Meditazione tenuta dal Primo Maestro la mattina del 6 dicembre, in occasione del
Congresso Internazionale dei Religiosi, nella Chiesa di S. Maria in Vallicella, a Roma.

Invochiamo Gesù-Ostia che dal Tabernacolo faccia discendere una luce sempre più chiara nelle nostre anime per capire il prezzo delle anime. Invochiamo la Regina degli Apostoli perché sempre meglio vediamo le vie degli apostolati quali oggi il Papa ce li indica.

Invochiamo i Santi Apostoli Pietro e Paolo perché ci comunichino uno zelo sempre più santo: cioè soprannaturale, prudente, sapiente e forte.

Il vero zelo è un riflesso dell'impegno per la nostra santificazione individuale: Amerai il prossimo tuo come te stesso.

LO ZELO

Primo stimolo è un nobilissimo istinto dell'uomo. Dio ci ha fatti a Sua immagine: E come Egli è bontà diffusiva, così ha infuso nel cuore umano qualcosa di questa sua ineffabile perfezione. È un moto spontaneo che nasce dal cuore, come la pianta tende a svilupparsi e produrre fiori, foglie, frutti: bisogno di comunicare il proprio pensiero, i propri sentimenti, la fede, la vita stessa. In questa espansione l'istinto è soprannaturalizzato, diventa apostolato.

Vi è nel fondo del nostro essere tendenza ad una paternità; l'uomo tende a prolungarsi in altri esseri. Il sacramento dell'Ordine ha elevata immensamente in noi questa tendenza, indirizzandola ad una divina paternità: quella delle anime. I cristiani lo sanno e ci chiamano «padri». - Ed il buon Sacerdote vorrebbe essere padre di numerosa, immensa famiglia di anime. Vale la massima: Nemo sibi sacerdos.

Vi è nel cuore umano una naturale compassione per le umane miserie: sanare piaghe, asciugare lacrime, istruire gli ignoranti dare la vita eterna, sbarrare la via dell'inferno ai tanti che l'hanno scelta. Il Cuore di Gesù era sensibilissimo: Misereor super turbam.

Vi è per ogni uomo una missione da compiere sulla terra, nella società. Noi abbiamo scelta la parte migliore. Questo lavoro per le anime è diventato, per volontà nostra, dovere di stato: e come non è su la via della salvezza il padre che trascura l'educazione dei figli (fosse pure individualmente pio); così non è su la via della salvezza il Sacerdote che non zela: ancorché non violi i comandamenti; o, se religioso, non violi i suoi voti. Ego elegi vos ut eatis et fructum afferatis et fructus vester maneat.
È spesso ripetuto che dobbiamo vivere in Cristo, poiché Sacerdos alter Christus. Ora per immedesimarci con Cristo quale via tenere? La vera. E quale? Quella del Figlio di Dio qui propter nos homines, et propter nostram salutem descendit de coelis: et incarnatus est de Spiritu Sancto, ex M. V., et homo factus est; crucifixus etiam pro nobis... passus et sepultus est. È la via nostra: Vivere in Cristo Sacerdote.
Habemus pontificem et apostolum nostrum Christum Iesum.
 
 

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