Alberione Opera Omnia
 


 

Indicazioni bibliografiche

  Autore

Don Giacomo Alberione
  Titolo Opera ALLE PIE DISCEPOLE DEL DIVIN MAESTRO 1961
  Scritta nel 1961
  Anno Ed 1986
  Lingua Italiano
  Pagine Totale 318
  Destinatario Pie Discepole DM
  Forma Testo
 

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BRANO



Sigle-Legenda
     
Codice:
12534

SCHEDA - Capitolo: 1. LA VITA IN COMUNE: SORGENTE DI SPECIALI MERITI   Contesto:contesto Pag.: 13-14 Num.: 1


1. LA VITA IN COMUNE: SORGENTE DI SPECIALI MERITI.

Meditazione alla Comunità delle Pie Discepole del Divin Maestro.
Roma, Via Portuense 739, 1º gennaio 19611

Domani celebriamo la festa del Santissimo Nome di Gesù. Gesù, che abbiamo considerato e continuiamo a considerare in questi giorni ancora, nel presepio.
Allora, quest'oggi, noi pensiamo all'anno che è stato iniziato. Oh! E per farvi un augurio, ecco:
Ricordarci del grande merito che ha la vita comune, la vita privata, la vita ritirata come viene condotta in comunità.
Summum studium nostrum sit in vita Christi meditari2: il nostro principale impegno: imitare Gesù Cristo. Ora, ecco, il Bambino nel presepio ha iniziato la sua vita privata, la sua vita ritirata, quella che continua sino ai 30 anni: a Betlemme, in Egitto, Nazaret, avanti negli anni fino all'inizio della vita pubblica, fino a ricevere il battesimo di penitenza e sino alle nozze di Cana.
Bisogna che consideriamo questo:
— che la vita di Gesù è una vita di meriti infiniti anche durante il tempo che precedette la vita pubblica;
— la vita di Maria è vita di meriti stragrandi, non possibili a noi;
— e la vita della religiosa, la vita comune, la vita ritirata, la vita privata è di meriti speciali.
[Primo:] il Bambino ha iniziato questa vita di meriti infiniti, là, a Betlemme, nella culla. Venuto dal cielo per salvare gli uomini, conduce una vita comune, ordinaria. E così in Egitto, così a Nazaret, una vita così comune, così ordinaria che nessuno dei cittadini di Nazaret notava in lui qualche cosa di straordinario. Era un bambino comune, un fanciullo comune, un garzone di bottega comune, un falegname comune: «E non è questi il figlio del fabbro? - si domandavano i suoi compaesani, quando egli ha cominciato a predicare e a operare prodigi -, non è egli il fabbro del paese? Da dove ha preso questa sapienza con cui parla?»3.
Ecco una vita quindi, tranquilla, serena, umile, quasi inavvertita nel paese. Eppure tutto quello che egli faceva, tutto aveva un valore infinito. E tanto valeva, davanti al Padre celeste, per la nostra redenzione, la sua predicazione, quanto valeva la sua vita privata in Nazaret. Quanto al valore e all'insegnamento nostro, la cosa è diversa, ma quanto a meriti e in quanto alla redenzione, tanto valeva il suo lavoro al banco di falegname, quanto il portar la croce al calvario. La vita comune.
 
Note
1 Nastro 37/a (= cassetta 85/a). - Per la datazione ci riferiamo al PM stesso e al dAS. - PM «Quest'oggi noi pensiamo all'anno che è iniziato (...). Domani celebriamo la festa del Santissimo Nome di Gesù». - dAS, 1º gennaio 1961: «...andato [il PM] alla Casa Generalizia delle PD a tenere una p redica».
2 Imitazione di Cristo, libro I, cap. I, n. 1.
3 Cf Mt 13,55.
 

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