Alberione Opera Omnia
 


 

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  Autore

Don Giacomo Alberione
  Titolo Opera Registrazioni audio ssp 1963
  Scritta nel 1963
  Anno Ed
  Lingua Italiano
  Pagine Totale
  Destinatario Società San Paolo
  Forma Audio
 

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BRANO



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Codice:
100219

SCHEDA - Capitolo: Anno della santificazione   Contesto:contesto


Trascrizione del file: 1963-00-00_Anno della Santificazione.mp3
durata 29' 39''

Don Giacomo Alberione

Anno della santificazione: 25 gennaio '63 - 25 gennaio '64


Avete fatto il ritiro mensile sopra la santificazione, che è come il programma dell'annata. È veramente il programma della vita; tuttavia ci può essere un periodo di maggior impegno.
L'anno per la santificazione particolare incomincia col 25 gennaio, giorno della conversione di san Paolo, 1963 e va fino alla conversione di san Paolo, 25 gennaio 1964.
Perché si comincia dal giorno che la Chiesa dedica alla memoria della conversione di san Paolo? Sembrerebbe a prima vista che si tratti <di una per> di Saulo soltanto, il quale fino allora aveva sbagliato la strada, non per malizia, ma per ignoranza. E quindi perseguitava i cristiani. Ma vi è una cosa da notare, questa: san Paolo quando fu illuminato dalla grazia di Dio, dalla luce di nostro Signore Gesù Cristo, non prese mezze misure: si convertì e in un istante si può dire che toccò il punto della santificazione vera, della vera santità. Lui lo racconta al capo 22 del libro “Atti degli Apostoli”: [racconta di] quella gran luce che lo sfolgorò; e quando chiese: “Chi sei tu, o Signore?”, [ebbe la risposta:] “Io son quel Gesù di Nazaret che tu perseguiti”. Ecco come si arrese e come raggiunse subito lo stato di santità. Certo c'era poi molto lavoro da fare, progredire; ma raggiunse subito quello che è il centro della santità: “Domine, quid vis ut faciam?”.
Quando uno si rimette tutto nelle mani di Dio, raggiunge già il punto, il punto: la santificazione, la santità. Quell'abbandono nel Signore: “Cosa vuoi che io faccia?”, rimettersi totalmente nelle mani di Dio e lasciarsi guidare e aderire in tutto al Signore: questa propriamente la santità. Così come ha definito il papa Benedetto XV: “La vera santità sta nella conformazione al volere di Dio”. Conformità che viene dimostrata con il continuo ed esatto compimento del proprio dovere, del dovere del proprio stato; così che facendo noi la volontà del Signore secondo la nostra condizione, secondo le grazie che abbiamo, [viviamo] rimessi tutti nelle mani del Signore, abbandonati in lui.
L'abbandono in Dio: “Fa' di me quel che vuoi”, è il toccare la perfezione: che non sia soltanto una disposizione a parole, ma che sia una vita: docili nelle mani del Signore, docili agli inviti della grazia, ecco.
E in questi prossimi giorni, forse la settimana prossima, riceverete il “San Paolo”, foglio stavolta di otto pagine, che invita al lavoro particolare quest'anno per la propria santificazione.
Due mezzi [sono] particolarmente da indicare: l'uno è “vivere in Cristo”; quando san Paolo diceva: “Vivit vero in me Christus”, ecco, allora la sua vita si era trasformata in Gesù Cristo. Poi può essere anche più facile – e questo verrà poi spiegato in un altro “San Paolo” successivo, piacendo al Signore, – approfondire le tre virtù: fede, speranza e carità, ecco: vivere di fede, vivere di fiducia in Gesù Cristo, vivere di amore, amare il Signore con tutto il cuore, tutto l'essere e il prossimo come noi stessi – meglio ancora se diciamo come ci ha amati Gesù, – ecco: recitare bene gli atti di fede speranza e carità; nella visita esser guidati da questi tre pensieri, cioè la fede, la speranza, la carità, carità sempre più intima con Dio.

In primo luogo la fede. Sappiamo che in noi vi è la grazia, vi è la vita soprannaturale, la vita che si aggiunge all'altra vita. C'è la vita umana: siamo nati; ma poi si è aggiunta l'altra vita: “nasci denuo” e cioè nascere un'altra volta, che è la vita della grazia in noi.
[... interruzione nel nastro]
...prevedono e quasi precorrono la gioie celesti, l'unione con Dio: quanto si può aver sulla terra.
Atto di fede allora: considerar [che] Dio è il nostro creatore. Tutto ciò che c'è, è fatto da lui, tutto. Se togliessimo quello che è di Dio, quello che ha fatto Dio, così momentaneamente nell'immaginazione, cosa resterebbe? Resterebbe nulla, né noi, né il mondo, né tutto quel che ci circonda, – tutto è di Dio – non resterebbe neppur l'aria, nulla resterebbe, neppure il vuoto. Dio è semplicissimo e solo lui.
Ci ha creati, ha creato l'anima nostra, sì, e Dio Padre, il quale felicissimo, beatissimo nell'eternità ha voluto chiamare degli essere che siamo noi all'esistenza, perché partecipassimo un giorno alla sua gioia, alla beatitudine eterna. Come ci vuol bene il Padre celeste, la Provvidenza che ci governa, che ci sostenta ogni giorno, che ci guida, questo Padre celeste che ci attende in paradiso! Come è bello il Padre nostro! “che sei nei cieli”, diciamo, “e sia santificato il nome tuo” e non bestemmiato; “e venga il regno tuo” e cioè non il peccato, l'ateismo, ma il regno di Dio; e soprattutto “sia fatta la volontà di Dio qui sulla terra come vien fatta dagli angeli in paradiso”. Oh, sì, la perfezione!
E allora dopo questo il Signore ci aspetta in paradiso, ci vuole attorno a lui lassù, partecipanti della gioia e della beatitudine eterna, sì. Ci fa passare attraverso una prova sopra la terra, questa terra; se noi la superiamo, ecco, si compiacerà. Egli, il Padre celeste, si è compiaciuto del suo Figlio: “Questi è il mio figlio diletto”, ecco, cioè “il figlio che io amo, il figlio che ho prescelto”, come vien tradotto.
Allora fermarci durante la visita su questi pensieri: Dio, Dio, l'amore a Dio, il cercar Dio: è il nostro fine. E tutto il resto cos'è? Il resto è mezzo, mezzo [per] andare a Dio come la cappella per andare a Dio e veniamo in chiesa e troviamo i banchi per pregare, troviamo l'altare dove abita Gesù.
Fede. Allora dire adagio l'atto di fede. Credere bene, con fede più profonda. E leggere la parola di Dio, cioè il vangelo e la Bibbia in generale; e d'altra parte riflettere. Le meditazioni [che] possono essere qualche volta sopra la fede.
Cristiani che hanno fede profonda e vivono di fede; cristiani che hanno qualche cosa di superficiale, tutt'al più sanno recitare qualche parola del credo. Ma proprio la loro vita [è] conformata a Dio? La nostra vita conformata a Dio è un atto di fede: “Tu sei il Padre celeste, tu mi ami, tu mi vuoi in paradiso”.
E cosa fece? Perché noi potessimo andare in paradiso, ci ha mandato il Figlio. Gli uomini non avevano più conoscenza – diciamo così – della strada per andare a Dio. E allora “sic Deus dilexit mundun ut filium suum unigenitum daret”: il Padre celeste ebbe pietà di noi, ci mandò il Figlio, ci diede il Figlio suo, perché con la vita ci insegnasse la strada come si va in paradiso, come si arriva al Padre. Come è bello quel libro “Andiamo al Padre attraverso Gesù Cristo”! È stato ristampato. E il vescovo che lo ha scritto, al Concilio ha fatto una magnifica predica sopra questo punto.
Oh, Gesù Cristo ci ha mandato. E noi dobbiamo guardare il Figlio; perché, se il Figlio è piaciuto al Padre e se noi seguiamo il Figlio, piaceremo anche al Padre noi.
Come fare? Vedere bene la vita di Gesù. Quindi fiducia nel vangelo, in tutto quello che Gesù ha fatto, come è vissuto e quello che ha detto. Seguire Gesù! Con la sua vita cominciò da una grotta e finisce sulla croce; non finisce mica lì sulla croce, lì è un passaggio: ora siede alla destra del Padre: ecco la via che dobbiamo fare. E anche noi siamo venuti sulla terra: se facciamo la via di Gesù, arriveremo dove è arrivato Gesù, là dove Gesù ci ha preparato il posto, ecco.
Fiducia! Nessun maestro c'è che valga Gesù! Quello è il Maestro! La via [è] quella che ha tenuto lui: l'umiltà, la povertà, la docilità al volere di Dio, e poi tutto il compimento del volere del Signore.
E in secondo luogo Gesù è morto sulla croce, perché noi fossimo purificati, quindi perdonati dei peccati. E poi noi dobbiam confidare in lui: lui ci ha acquistato la grazia, sì. Troviamo difficile fare il bene, star buoni, per esempio docili? Ma se noi preghiamo, ecco lui ci dà la grazia.
Per la bontà del Padre e per la misericordia del Figlio e la sua morte di croce, così [possiamo] aver la grazia, <affinché> mediante le buone opere che io debbo e voglio fare, ecco. Le nostre opere son povere, ma se Gesù unisce la sua grazia, vengono ricche e valgono davanti a Dio. E per un atto di umiltà, un atto di dolcezza, una piccola mortificazione, eccetera, Gesù aggiunge la sua grazia e quell'atto diviene tanto ricco, meritorio. Così facendo bene le opere che dobbiamo fare, Gesù aggiunge la sua grazia e <come> noi andiamo crescendo presso Dio in merito.
E ciascheduno riceverà poi alla fine il premio secondo che ha meritato, secondo ha partecipato alla passione di Gesù Cristo, ai frutti della passione di Gesù Cristo.
E questo Gesù perché non stessimo soli ci ha dato la comunione. Oggi partite con la comunione con Gesù: <quella> lui guida nella giornata. Quanto è bello cominciar la giornata così! Altri comincian la giornata poco bene, forse non si ricordan neppur di Dio un momento nel cominciar la giornata qualche volta. Ma noi come siamo stati benedetti!
E terzo luogo: la carità, cioè l'amor di Dio. E lì poi possiamo arrivare ad un'altezza, che può essere già un po' meravigliosa, quella dei santi. Ma si può arrivare a un'altezza che quasi noi non sappiamo misurare, anzi non sappiamo misurare. Perché Gesù ci ha detto: “Siate perfetti come il Padre celeste!”: oh! venir santi come il Padre celeste! “Sicut Pater vester coelestis perfectus est”.
Allora l'amore a Dio: amare, cercar Dio, volere il suo beneplacito, cioè che sia contento di noi, che tu in qualunque ora della giornata, se il Padre celeste ti guarda, può dire: “Questo è un figlio che io amo e che mi ama?”. Lo amiamo? L'amore che sta nel suo cuore, nel compiere il suo volere.
È un Padre buono, che in tutto cerca solo il nostro bene, la nostra santità e la nostra felicità eterna. Volergli bene, volergli bene, non mai disgustarlo! Santità negativa è di evitare il peccato, ma positiva è di fare il suo volere.
E poi, giacché vogliamo amare il Padre, dobbiamo anche amare i figli del Padre celeste, perché sono immagine del Padre, son fatti a somiglianza del Padre.
Se amiamo Iddio, desideriamo che non sia offeso: quindi riparazione dei peccati che si commettono nel mondo, specialmente l'ateismo, la bestemmia. Maggiorino riparava specialmente due sorta di peccati: il lavoro festivo, la profanazione della festa in sostanza, e poi la bestemmia.
Oh, amare! L'apostolato vostro è tutto amore, perché leggendo delle cose buone o almeno passabili, ecco, [si riceve un aiuto] per evitare il peccato e per camminare sulla buona via. Tutto l'apostolato è carità, ed è proprio la carità da esercitarsi da noi.
Oh, allora ecco, – per non prolungare troppo – se vogliamo arrivare alla santificazione, questo è un grande mezzo, fondamentale, perché tutte le virtù dipendono dalla fede, speranza e carità, tutte; e senza di esse non ci può essere una vera virtù. Perché si chiaman “teologali”? Vuol dire che sono divine, riguardano direttamente Dio.
Quindi coltivare la fede, la speranza e la carità: la santità allora crescerà di un poco. Mica che subito si divenga santoni, ma intanto si inizia e si continua e si tende alla santità, progredendo un tantino ogni giorno, un tantino sì, almeno un tantino ogni settimana, oppure in un anno.
Ora riflettiamo sopra di noi. Siamo approfonditi nella fede? E la nostra speranza ha fiducia in Gesù Cristo? Tu come sei vissuto e io come vivo? E [abbiamo] la fiducia nei meriti tuoi, Gesù, la fiducia che tu partecipi a noi i tuoi meriti, i meriti della croce, specialmente? E amiamo il Signore sopra ogni cosa, sopra noi stessi, sopra le nostre idee, sopra i nostri voleri? Che cosa vuol dire questo? Capirlo sempre di più, penetrarlo sempre di più.
Vengono poi da sé le altre virtù; perché quando uno considera chi è Dio, non c'è più molto da gloriarsi. Se abbiamo speranza in Gesù Cristo, non ci mancheranno gli aiuti. E se noi amiamo veramente il Signore, non andiamo più ad offenderlo, anzi faremo tutto quel che gli piace. Fare tanti piaceri a Gesù, tanti piaceri al Padre celeste, non dargli mai dispiacere!
Coltivando queste tre virtù, facilmente – ho detto – praticheremo anche le altre e saremo stabiliti bene, come un candeliere quando ha tre piedi: eh! sono solo tre, ma sta fermo. Così se siamo stabiliti bene su queste tre virtù, la nostra vita spirituale è ben fondata, è una pietà veramente buona, è un'ascetica veramente fondata bene sui principi essenziali. Non ci faremo illusioni, non una pietà che consta solo di parole o di preghiera, ma proprio una pietà che prende tutta la mente con la fede, prende tutto il nostro volere, la nostra volontà con la speranza, mediante le buone opere, e poi la carità: amare il Signore, cercare il Signore, voler Dio, Dio in tutto; non egoismo, perché l'io e Dio sono in contraddizione. Bisogna che viva Dio, Dio solo.
Il Signore ci benedica. Preghiamo gli uni per gli altri, perché col capire queste cose poi possiamo camminare bene. E camminare a quale via? Per quella che ci conduce diretta al paradiso: quella è l'autostrada vera! Una parte della strada, ecco [è:] <per> seguire Gesù, i suoi esempi: “Io son la via” ha detto Gesù; e secondo: appoggiarsi a lui, il veicolo, l'automobile che ci porta, perché sono i suoi meriti che ci aprono il paradiso: cioè noi facciamo le opere buone e lui aggiunge la grazia, ecco. Allora, appoggiati a lui, arriveremo alla unione sempre più perfetta con Dio che è la carità.
Sia lodato Gesù Cristo.
 
 

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