Alberione Opera Omnia
 


 

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  Autore

Don Giacomo Alberione
  Titolo Opera Registrazioni audio ssp 1961
  Scritta nel 1961
  Anno Ed
  Lingua Italiano
  Pagine Totale
  Destinatario Società San Paolo
  Forma Audio
 

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BRANO



mp3
     
Codice:
100162

SCHEDA - Capitolo: Sulla preghiera   Contesto:contesto


Trascrizione del file: 1961-00-00_preghiera.mp3
durata 11'54''

Don Giacomo Alberione - 00-00-1961?, voce altalenante, manca l'inizio


Sulla preghiera


... perché si corrispondono: “Ego sum lux mundi”, dice Gesù, “Io son la luce del mondo”, e “Vos estis lux mundi”, “Voi siete la luce del mondo”.
Siamo però la luce del mondo se noi siamo stati davanti alla luce che è Cristo, se abbiam preso da lui. Perché noi dobbiamo prendere da Dio e dare agli uomini, sempre così: <come> prendere da Dio e servircene noi e poi dare agli uomini quello che Iddio ha dato a noi.
Quindi la preghiera respiro dell'anima.
Perciò sempre le pratiche di pietà. Vedo che le fate bene e finché si prega si va bene, eh?
Perché si facciano sempre più bene e si andrà sempre più bene: non sbagliamo. Ma non si sbaglia neppure, non si commette neppure degli errori gravi in amministrazione, che è la parte materiale, se si è illuminati da Dio, se si è guidati da lui, se si prega. Eh!, delle imperfezioni, delle piccole miserie... siamo uomini e quelle miserie, quelle imperfezioni devono tenerci umili, perché noi siamo così scarsi di intelligenza, siamo così poveri nelle nostre iniziative, suficientia nostra ex Deo est: la sufficienza nostra è da Dio. Il quale poi aggiunge il velle e il perficere: dà la buona volontà e la grazia di compire le opere buone.
Dunque tutte le pratiche di pietà; particolarmente non mettersi al mattino sulla strada, sulla via senza i fari: e i fari son la meditazione. Eh, se no dove si va, non si sa dove si cammina? Si va nel pozzo! Ci vuol la luce sufficiente.
E Dio vuole che parliamo con lui. “Dove sei stato?”. “Sono stato con Dio”. Eh, uno era mancato parecchio e non si sapeva bene dove fosse: “Dove sei stato?”. “Sono stato con Dio, ecco, mi son trattenuto con lui in conversazione, pregando”.
E quando si prega non si creda di produrre meno, perché anche nell'apostolato si trovano le vie più facili, le vie più sicure. Perché dei consigli ne riceviamo una quantità, ma dobbiamo sempre vagliare tutto innanzi al tabernacolo. Tutti gli uomini possono darci qualche buon consiglio, – quando ce lo danno il buon consiglio, perché alle volte ci danno dei consigli molto falsi, – ma quando noi prendiamo consiglio da Dio, allora ecco che le cose si indovinano di più, tutto si indovina, oh, e i scoprono i pericoli e si trovano i mezzi. E quando uno ha fatto quel che può, il Signore interviene a compiere e fare quel che egli non può, quello che egli non può. Sempre: da me nulla posso, con Dio posso tutto.
<Vogliamo> Abbiamo intrapreso una grande opera, abbiamo per le mani una grossa impresa: farci santi; e l'altra impresa, che sta d'accanto perché è poi l'occupazione quotidiana: l'apostolato. E sono lì i due fini delle costituzioni di qualunque istituto o secolare o religioso o ordine contemplativo: primo: la santificazione; secondo: l'apostolato. Anche gli ordini contemplativi – ha detto il Papa – devono avere il loro apostolato di esempio, di preghiera e di sofferenza, per contribuire alla salvezza degli uomini, ecco. Perché non si può adempiere solo un precetto: l'amor di Dio; ma si devono adempiere tutti e due e cioè: “amerai il prossimo come te stesso”. E come tu vuoi salvarti, così pregare che si salvino tutti, aiutare tutti a salvarsi, tutti.
Dunque abbiamo da orientarci bene nella vita. E l'orientamento sia da colui che ci chiama. E chiamandoci non ci lascia soli, ma ci dà lui la forza. E come l'aiuto, così sarà il premio eterno.
E allora noi camminiamo bene, camminiamo nella via di Dio sulla terra e camminiamo nella via che ci immette al cielo. E sì, è una strada stretta e qualche volta siamo tentati di prendere la strada più larga, sì, più comoda. È una via stretta però, ma mette capo al Paradiso, all'eterna felicità. Orientamento sempre.
E poi allora fa' quel che puoi e domanda a Dio quel che non puoi e Dio verrà in aiuto alla tua debolezza, sì, verrà in aiuto alla tua debolezza. Così hanno fatto i santi che ora sono in cielo.
Preghiera, ma preghiera buona! Perché noi dobbiamo far le pratiche, dobbiamo considerare molto specialmente i sacramenti, la confessione, la comunione, la messa, dobbiamo fare l'adorazione, dobbiamo fare le altre pratiche, come il rosario, e le altre. Ma preghiera buona, preghiera buona!
Ci sono in Oriente questi usi di montare come un orologio, il quale continua poi sempre a ripetere le stesse parole perché la preghiera sia continuata: quella è la preghiera dei pappagalli, anzi preghiera di uno strumento inanimato.
Noi bisogna che facciamo una preghiera buona: l'umiltà, la fede e la perseveranza: ecco le tre condizioni perché la preghiera sia buona. Sempre umiliarci davanti a Dio! Quando uno comincia a confidar con se stesso e in se stesso, è sull'orlo della rovina. Sempre confidare in Dio, il quale viene ad aiutare sempre l'umile. E l'acqua della grazia non si ferma sui monti, ma discende nelle valli, cioè agli umili. Ma fiducia in Dio, il quale non ci lascia mai soli. Dio poi lo troviamo nel nostro cuore, ricevuto nella santa comunione.
Sì, sempre preghiera buona! E quindi prima divozione: la devozione eucaristica; seconda devozione: la devozione mariana; e terza divozione: la devozione paolina, a san Paolo.
Ecco allora siamo certi che passeremo tra i pericoli e senza lordarci di peccato. Quando si va umilmente, si teme il peccato, si teme che la mente sia poi infestata da pensieri cattivi e il cuore sia infestato da sentimento non buoni e quando la volontà cominci a piegarsi a destra o a sinistra, ecco. Sempre temere e quindi sempre ricorrere a Dio in umiltà: Deus in adiutorium meum intende, Domine ad adiuvandum me festina. Vi è un santo padre il quale dice che questa è la più bella preghiera: “Signore vieni in mio aiuto! Signore, soccorrimi presto, presto!”.
Oh, perché? Perché abbiamo bisogno di aiuto.
Ma nella giornata ciascheduno ha il suo ordine di giaculatorie o di comunione spirituale, soprattutto i momenti in cui ricorda la meditazione. E allora si può così tenere sempre in comunicazione con Dio. E finché siamo in comunicazione con Dio, l'acqua della grazia continua ad arrivare, a fluire; e se invece chiudiamo il rubinetto, allora l'acqua non viene più. Bisogna sempre che teniamo il rubinetto aperto, cioè la comunicazione con Dio, e <non> il canale per cui arriva la grazia a noi non sia otturato.
Sì tenerci in comunicazione con Dio nell'abituale raccoglimento e nella letizia santa, perché chi sta con Dio è sempre lieto e un po' di letizia la sparge attorno a sé. Sebbene uno si presenti esteriormente serio, tuttavia effonde quello che ha nell'anima, cioè la letizia di chi vive unito a Dio, che è beatitudine, la stessa beatitudine.
Il Signore ci benedica tutti e ci dia la grazia, l'intelligenza della preghiera: che grande sapienza!
Sia lodato Gesù Cristo.
 
 

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