FASCICOLI - 1959
Albano, 9 aprile 1959

SIAMO PELLEGRINI VERSO IL CIELO*1Qual è il nostro destino? come deve essere la nostra vita?

Il Figliuolo di Dio discese dal cielo e si incarnò, e noi lo abbiamo contemplato nel Presepio. Dal presepio all'Ascensione è tutta una linea retta! Egli compì la missione affidatagli dal Padre, e all'Ascensione noi lo contempliamo glorioso alla destra del Padre, nel regno meritato con la sua santità, i suoi esempi, la sua predicazione, la sua passione, la sua morte. E ogni ginocchio deve piegarsi davanti a Lui che regna glorioso alla destra del Padre. Gesù Cristo ci ha segnato la Via.

Usciti dalle mani di Dio, abbiamo incominciato la nostra vita spirituale nel battesimo; e la nostra meta è lassù, vicino a Dio: tornare a Dio. La vita presente quindi è tutta un viaggio. «Siamo pellegrini su questa terra». E la terra è per noi un esilio e una valle di lacrime, purtroppo. Ma se in un certo senso noi diciamo «purtroppo», in un altro senso diciamo «per misericordia di Dio possiamo guadagnarci il paradiso».

Siamo usciti dalle acque del battesimo con l'anima veramente purificata e la bellezza dell'anima nostra poteva rassomigliarsi alla bellezza di un angelo. Così abbiamo incominciato il nostro cammino. Dobbiamo compierlo fino a tanto che il Signore non dirà: «Ora basta, la prova è fatta. Hai dato prova di amore, di fede, di speranza. Ora si consuma il sacrificio della vita e poi... il paradiso».

Considerarci sempre come pellegrini. Basterebbe sempre meditare le verità eterne, le verità rivelate nel credo «Credo in Dio Padre Creatore»:
Dio ci ha creati. E l'ultimo articolo «Credo la vita eterna». Gesù ha fatto questa via e vuole che passiamo anche noi per la via della volontà di Dio e che camminiamo sempre diritti verso il cielo. Il pensiero e il cuore siano sempre rivolti lassù. Qui è l'esilio, là la patria. Gesù ha detto agli Apostoli prima di andare a patire e a morire: «Ancora un poco e poi non mi vedrete più»!

Ecco, li avvertiva che sarebbe stato più poco con loro e poi sarebbe andato a patire e a morire, ma... «poi mi vedrete di nuovo». E gli Apostoli lo videro di nuovo risorto e glorioso in cielo.

Non meravigliatevi: «il mondo godrà mentre voi sarete in afflizione»; e cioè: camminando sulla via retta, vi saranno sempre mortificazioni, e la stessa pratica della virtù, il vivere la vita religiosa, richiede un continuo sacrificio. Ma «la vostra tristezza sarà mutata in gaudio». Sempre guardare lassù; al premio. Qui siamo pellegrini.

Camminiamo sulla via retta, non pieghiamo né a destra, né a sinistra. Via retta! dal momento che siamo usciti dalle acque battesimali fino al momento in cui diremo «Tutto è consumato»; fino al momento in cui il Signore ci riceverà nel suo regno e ci dirà come disse al buon ladrone: «Oggi sarai con me in paradiso».

Ma qui siamo pellegrini: occhi al cielo, quindi. Siamo pellegrini, quindi viviamo in santa tristezza perché non possediamo ancora Dio, perché non possiamo ancora vederlo, perché non possiamo ancora amarlo in grado perfetto. Ma d'altra parte viviamo anche gioiosi perché se non possiamo ancora vedere Dio e contemplarlo, possiamo però meritare di vedere questo Dio. Ogni giorno meriti, meriti, meriti! Segnare la vita di meriti, di meriti continuati. Non perdere il tempo, non rivolgere il cuore ad altre cose. La meta è lassù!

Un buon viaggiatore non sta a guardare cosa succede a destra e a sinistra, non sta a contemplare i panorami che ci sono, ma va sempre diritto verso la meta. Non perdere nessuna occasione di farsi dei meriti, adoperare tutte le più sante industrie, usare tutti i mezzi che la Chiesa ci dà per aumentare questi meriti. Ogni giorno un po' di più. Ogni giorno si va compiendo la corona. La compiamo noi con l'aiuto della grazia di Dio, ma con la volontà nostra: la nostra volontà assistita e aiutata dalla grazia.

Considerarsi pellegrini. In cammino verso il cielo. Oggi facciamo un pezzo di strada: tutti i giorni un pezzo di strada. Camminiamo nel modo migliore. E il modo migliore è camminare con fedeltà e retta intenzione. Fedeltà a tutto il volere di Dio. Ora è l'orario; ora una sofferenza; ora una mortificazione; ora una cosa che non ci piace. Ma piaccia o non piaccia, l'intenzione sia a Dio, l'intenzione rivolta al paradiso: perché possiamo santificare ogni istante e in ogni istante meritare.

E perché le intenzioni diano valore all'opera, vediamo che esse siano intense e le migliori! Intense: cioè di tutto cuore. Le migliori: quelle che ha Gesù nel sacrificarsi sugli altari. Queste intenzioni bene espresse, ben mantenute, ben sentite, quanto aumentano i meriti! Lo stesso lavoro può farsi da una con tanti meriti e da un'altra con scarsi meriti. Utilizziamo al massimo le nostre azioni, le nostre ricreazioni, le sofferenze, il lavoro, la preghiera e tutta la giornata, il riposo stesso. Tutto santificare, da tutto ricavare, da tutto raccogliere, sempre raccogliere meriti e meriti.

Poi la buona volontà. Sì; la buona volontà di compiere tutto quello che è volere di Dio. Intenzione retta e opere conformi al volere di Dio. E' una gran disgrazia voler scegliere da noi. Le stesse penitenze non dobbiamo sceglierle noi. Ci sono prima le penitenze segnate da Dio e dalla Chiesa. Prima queste che sono di volontà di Dio; perché se scegliamo noi, facciamo già una cosa che ci piace un poco, ancorché abbia del sacrificio. Che piaccia al Signore! Il Signore è provvido: manda ad ognuno quanto ha bisogno di sacrificio, di mortificazione, di fatiche. Sì, ci manda quanto abbiamo bisogno.

La penitenza che il Signore ha intimato all'umanità è chiara: il lavoro. «Mangerete il pane col sudore della fronte». Il lavoro è la penitenza segnata da Dio per tutti. E questa quindi è la prima. Poi il Signore ne ha segnate altre; e molte volte le penitenze, le mortificazioni, ci vengono assegnate anche dalla Chiesa. Le Costituzioni, le regole da osservare e ciò che Egli permette nella nostra vita, tutto sia rivolto là. Tutto sia utilizzato, tutto sia sfruttato per l'eternità. C'è della gente che è sprecona: sprecona in cucina, sprecona nel vestire, sciupa un po' tutto e a forza di sprecare il tempo e le cose, i pensieri e la mente in pensieri inutili, la vita resta mezza sprecata, se pur non rimane sprecata per tre quarti. Cosí è nello spirito... Non sprechiamo le grazie di Dio! non sprechiamo specialmente la mente in cose inutili; il cuore in sentimenti che non sono graditi al Signore. Tutti i sentimenti vadano a Lui.

Non sprechiamo nessun minuto di tempo. Non sprechiamo le forze, le qualità, le attitudini che il Signore ci ha dato. E non sprechiamo la salute e il tempo. Tutto per il Signore! Raccogliere, raccogliere, mentre siamo in cammino. Raccogliere a destra e raccogliere a sinistra, da tutto ciò che incontriamo: tutto può essere oro prezioso per il paradiso. Pellegrini, tendiamo alla Patria. La mente, il cuore, siano rivolti lassù e intanto le mani al lavoro, cioè tutta la volontà intesa e impegnata ad arricchirsi, perché non bisogna presentarsi alla fine con pochi meriti. Guadagnare il massimo, guadagnare il massimo!

Ognuna dopo la Comunione faccia questo proposito, e il modo migliore di farlo è quello di rinnovare la professione e volerla vivere totalmente, perché con la professione ci si dà tutti a Dio. Il più poi è viverla; il vivere tutta la nostra vita rivolta a Dio.

Potete ascoltare la Messa con questi pensieri e saranno di tanta utilità per le vostre anime.

In linea retta dunque! Una retta che parta dal battesimo dove siamo stati mondati da Gesù e fatti figli di Dio, e arrivi con l'altro capo lassù, nel regno eterno, vicino a Gesù.
In linea retta!... sempre la linea retta segnata dal volere di Dio.

www.operaomnia.alberione.org

 
   
 

Copyright © 2020 Famiglia Paolina
Powered by: www.paulus.net