don Giacomo Alberione
alle Suore di Gesù Buon Pastore

Raccolta delle meditazioni e istruzioni di don Giacomo Alberione
registrate su nastro magnetico
[1966 1967] 1968

Sigla per le citazioni:
AAP seguita dall'anno e dal numero marginale o da quello del titolo.
Per la Società San Paolo Nulla Osta alla stampa
Roma, 26 aprile 1985
Don Renato Perino Sup. Gen. SSP
Imprimatur, Frascati, 28 aprile 1985
Mons. Carlo Meconi, Vic. Gen. Roma, 3 settembre 1985
Casa Generalizia, Suore di Gesù buon Pastore (Pastorelle)
Via L. Umile 13, 00144 Roma.
A cura di: L. Cuffolo, L. Fava, A. Marave.

XXXIII. IL PAPA IL VESCOVO E LE PASTORELLE (1)

La congregazione è tutta sotto la protezione e la guida del sommo Pontefice il Papa, che /è il gran Pastore/ (a). E quindi [è] lui il gran Pastore, e voi seguite /come pastorelle/ (b). Tenere sempre l'occhio al Pastore, al Papa, perché in certe nazioni, in certe zone le cose disorientano un poco. Voi state sempre unite a colui che guida la Chiesa, il Pastore, cominciando da san Pietro il quale ha avuto l'ordine e il potere /di guidare/ (c) la Chiesa. Sì.

Quindi non pensare a molte cose e anche a insegnamenti vari. Non si guardi né a sinistra né a destra, si cammini diritto secondo il pensiero e la mente che guida il Papa.

Poi, si capisce che in ogni casa allora si ha la sottomissione anche: /seguite il vescovo/ (a), il quale deve guidare una zona, una diocesi in sostanza.
E quindi dipendenti, docili e sempre unite in preghiera, e, nello stesso tempo, corrispondere a quello che i vescovi insegnano e vogliono che sia fatto bene /l'apostolato/ (b).

Questi apostolati, che oggi si devono avanzare e /cioè migliorare/ (a). Eh sì! Ma tuttavia /non considerare/ (b) quelli che sono di un pensiero o di un altro; il pensiero è quello del buon Pastore, è Gesù Cristo; e l'altro buon pastore è il pontefice, e l'altro buon pastore è il vescovo. Sì.

E poi, per quello che riguarda /la congregazione/ (a), si segua[no] quelle che son le costituzioni. Le costituzioni che sono già state approvate per un certo tempo, e poi /adesso verranno definitivamente approvate/ (b)

Le costituzioni. Tuttavia si possono fare poi [delle modifiche]: aggiungere oppure correggere oppure cambiare in qualche punto per le costituzioni; ma poco ci si potrebbe fare anche se vi fate tutte le adunanze (1) perché, ecco, è appena adesso che sono /stabilite/ (a) le costituzioni. E quindi sono state approvate e adesso saranno di nuovo approvate. E quindi non vi è bisogno di fare /molte correzioni/ (b) no! Correzioni no; ma forse qualche parola o qualche punto /da/ (c) spiegare meglio. E applicare quello che è più necessario nel tempo attuale, adesso, con questo /tempo in cui si rinnova la vita cristiana e il Concilio Vaticano II ha avviato varie esperienze/ (d). Allora seguire!

/Poi ciò/ (a) che porta alla vita religiosa vostra, /è sempre/ (b) il libro delle costituzioni. Il libro delle costituzioni. Se vi è qualche difficoltà, si può ricorrere a chi è la madre, e /poi ci si/ (c) può rivolgere alla Congregazione dei Religiosi.

Ora: seguire lo spirito pastorale. Sì, seguire lo spirito pastorale. /In/ (a) certe istituzioni se si passa da una via ad un'altra, allora resta /un/ (b) disordine, /con/ (c) pericolo delle vocazioni. Sì. Bisogna che si segua bene lo spirito pastorale. /Lo spirito pastorale, che è quello che ha inculcato/ (d) il Signore, Gesù buon Pastore. Gesù buon Pastore, sì!

Perché vi sono tante specie di suore come conoscete, - almeno in certo modo, in certa forma - , ma se vi sono le suore che sono per gli ospedali oppure per la scuola o per altro ufficio, tutto è buono quando approva la Chiesa, la Congregazione dei Religiosi. Sì; /ma voi/ (a) siete messe in una condizione, in uno spirito che veramente è /di massimo valore, secondo/ (b) lo spirito di Gesù Cristo buon Pastore!

Questo spirito dev'esser sempre conservato nell'istituto e anzi accresciuto man mano che crescete di numero e di studio e di spirito. /Però/ (a) tutto procede bene se, tutte assieme, vi sia la pietà e vi sia l'umiltà. Se /tutte/ (b) seguite la pietà e [vivete] in umiltà, la congregazione è sempre /unita/ (c). E poi segue tutto lo spirito che avete ricevuto /e che dimostrate/ (d) nell'apostolato.

Nell'apostolato. Vi è tanta difficoltà, in questo tempo, per il numero dei sacerdoti. Difficoltà! /Mancano in certi posti vocazioni sacerdotali/ (a). Allora l'umiltà e dall'altra parte pregare e aiutare le vocazioni anche quando siete in parrocchia.

Potete anche insegnare e avviare qualche fanciullo per la vocazione, secondo è il volere di Dio. Sì. Ma si vede quali sono le disposizioni che può avere un ragazzo, un giovane! Per questo, prendere come proposito: in ogni casa dove si va /in una/ (b) parrocchia, in una diocesi, sempre vedere e parlare - se c'è la possibilità - parlare delle vocazioni. Parlare delle vocazioni! Vocazioni vostre e vocazioni per il sacerdozio, per i sacerdoti.

Che cresciate voi in spirito e in numero; ma bisogna pensare adesso che la quantità di sacerdoti è diminuita in una certa misura. In una certa misura! E quindi, per quanto è possibile, con la preghiera o con le parole o con le opere avviare, se è possibile, al seminario o a istituti maschili religiosi. Sì. Questa è una missione veramente grande. Missione veramente grande.

Oh, le suore di casa generalizia adesso - la casa generalizia - accompagna[no] in questi futuri giorni - questi pochi giorni quando parte - la madre (2). Allora accompagnarla con le preghiere. E la madre generale pregherà per le suore che sono in casa, qui nella casa e poi in tutte le altre case affinché sempre [vi] sia la luce di Dio e la grazia di Dio in tutte le anime, in tutte le vocazioni che si vogliono!

Ora, riflettere e considerare: quando le suore hanno sempre i pensieri e /i sentimenti [e] la volontà ordinati/ (a) al Signore, allora [si è] veramente buone suore! E cioè, siccome la mente si rivolge a quello che riguarda la vita religiosa /e vogliono/ (b) seguire realmente i sentimenti, sì, quindi: che non /perdano/ (c) tempo per parlare e sentire pensieri che riguardano altre cose. No!

Quando si è /consecrati a Dio/ (a), tutto - e la volontà e la mente e il cuore - tutto dev'essere [di] Dio. Essere sempre di Dio! Non allontanarsi mai dai pensieri e dai sentimenti e dalla volontà, che potrebbe essere disorientata alle volte. Pensieri che sono pensieri buoni, sentimenti buoni, e voleri buoni: allora si può dire che c'è /veramente/ (b) una vita religiosa. Vita religiosa veramente. Essere veramente di Dio. Veramente di Dio.

Quando invece vi sono tante distrazioni di pensieri, di fantasia, di sentimenti e di volontà, ecc., allora non si può dire che vi sia una religiosa fervorosa, no. No, /non si potrebbe/ (a) dire veramente buona suora. Perché bisogna proprio /metter ordine/ (b) alla vita propria, alla vita religiosa, [alla] vita pastorale.

Sì, bisogna proprio metter tutto ciò che c'è di noi. Ciò che c'è di noi. E quindi tutto è consecrato al Signore per mezzo /dei voti/ (a). Allora bisogna vivere e usare tutto il nostro essere: e la salute e quel [che] c'è di intelligenza e quello che vi può essere /di attività/ (b), e secondo ciò che si è già studiato e ciò che si vuol fare in bene. Bisogna proprio metter tutto.

Se c'è un tubo che porta l'acqua, ma se questo tubo ogni tanto o qua o là /ha/ (a) qualche buco, allora si perde acqua /qua e là/ (b), e allora alla fine /si è perduto del tutto quel che si doveva conservare/ (c).

Quindi troppo [spesso] succede questo, di usare una parte delle nostre facoltà in cose che non sono veramente ordinate nella vita religiosa. Bisogna che sia tutto religioso. Tutto ordinato secondo le costituzioni e secondo i voti religiosi, sì, in maniera che non si perda [da] nessun buco, /da nessuna parte/ (a).

Quindi, dire propriamente che vogliamo esser di Dio, consecrate a Dio totalmente: sia quella salute, sia quell'intelligenza, sia la volontà, sia le condizioni, le /istituzioni e quello/ (a) che è la scienza, quello che si sa. Oh, usare tutto quel che si può e comunicare tutto per lo scopo-fine. Quindi l'apostolato, /l'apostolato pastorale/ (b). Sì.

Quando tutto l'essere veramente viene impegnato alla gloria di Dio, al Signore, alla santificazione, allora non si va più in purgatorio. Quando tutto è già ordinato a Dio, è tutto di Dio e non si cade nel purgatorio. Sì. Allora, che ci sia una purificazione del nostro essere.

Considerare le cose bene. Le cose bene e pensando, per esempio, /alle indulgenze/ (a). Sì, queste indulgenze che possono /avere.../ (b). Ma le indulgenze, sì, vengono prese, vengono prese se realmente c'è /il/ (c) calore, la quantità di spirito. Sì! Dipende, /per/ (d) ricevere veramente poi le indulgenze nella maniera che vogliamo! Bisogna mettere proprio tutto quel che è in noi. Allora si potrà arrivare a un grado di santificazione, /e/ (e) quindi acquistare le indulgenze varie, sì. Perché non si dice più: sono per trecento giorni, /per/ (f) cinquecento, ecc. Tutto questo non vale in sé, difatti non si dice più. /Ma dobbiamo/ (g) essere noi il trecento o il cinquecento o il mille. /Mettere tutto l'essere/ (h). E /se non si va nella perfezione del tutto, quanto/ (i) a indulgenze non corrisponderebbe a tutto! Ma bisogna che ci regoliamo bene.

Allora, la benedizione a voi, a tutte, e sia per quante siete qui presenti e per tutte /le suore pastorelle/ (a) dovunque siano e in qualunque momento (3).
Albano Laziale (Roma)
16 gennaio 1968

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