“AMERAI IL SIGNORE CON TUTTA LA TUA MENTE”

Nota introduttiva

Alla trattazione di questo tema il Fondatore dedicò ben cinque numeri del San Paolo: settembre 1954, ottobre 1954, gennaio 1955, marzo 1955, maggio 1955.
Il titolo è desunto dal notissimo passo di Dt 6,5, ripreso da Gesù: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” (Mt 22,37).
Nel libretto pubblicato successivamente (1956), il titolo fu sostituito con
Santificazione della mente. I due concetti, nel pensiero di Don Alberione, si equivalgono: “La santificazione della mente [sta in questo]: amare il Signore con tutta la mente” (cf. DF p. 65).
I numerosi titoletti che scandiscono il testo sono desunti dalle Lettere di San Paolo e dalla Liturgia. Già questo fatto denota che il ragionare e lo scrivere di Don Alberione sono impregnati dei temi dell'Apostolo e dei richiami liturgici.
La trattazione si sviluppa sulla base dei Principi, il cui riferimento primo è sempre a Gesù Cristo, venuto come Maestro, Verità essenziale; Autore della nostra intelligenza; Autore dei Vangeli e della Chiesa, anch'essa Maestra di Verità. Di qui una retta antropologia.
Ciò che costituisce la nobiltà della persona umana, per cui è immagine e somiglianza di Dio, è l'intelligenza. Lo sviluppo della personalità dipende dalla mente. I meriti maggiori e i peccati più gravi “si operano nella mente; mai, almeno, senza la mente”. Di qui l'urgenza per l'apostolo delle edizioni di “comunicare la verità che salva”, poiché dare la Verità significa “dare Dio agli uomini e portare gli uomini a Dio”.
Non è facile risalire alle
fonti cui Don Alberione ha attinto: è noto che egli, lettore molto solerte e attento, si nutriva di numerose opere e autori diversi. Ciò non toglie che si possano individuare alcuni scritti ai quali il Fondatore si è ispirato.
Molto illuminante per l'Autore fu l'enciclica di Pio XI
Divini illius Magistri (31 dicembre 1929), con la quale il Pontefice ribadiva che “fine proprio e immediato dell'educazione cristiana è cooperare con la grazia divina nel formare il vero e perfetto cristiano: cioè Cristo stesso nei rigenerati col Battesimo, secondo la viva espressione dell'Apostolo: “Figliuolini miei, che io nuovamente porto in seno fino a tanto che sia formato in voi Cristo” (Gal 4,19)”.
Un'altra opera alla quale Don Alberione è debitore è
La Chiave della vita, del Can. Francesco Chiesa.1 Di questo scritto, cui si era già richiamato in modo esplicito nel Donec formetur Christus in vobis (1932), utilizza diversi elementi; alcune pagine (ad es., sul bisogno di alimentare la fiamma della fede) sono addirittura trascritte 'ad litteram'. Sempre del Can. Chiesa ha influito il trattato Gesù Maestro,2 segnatamente la parte II (Gesù vero Maestro) e la III (Doveri nostri). E, per i frequenti richiami alla riflessione e ai relativi effetti, vantaggi, mezzi per ottenerla, può essere stato di ispirazione un altro libretto dello stesso autore: “Pensarci su”.3 Ancora, quanto alla sezione “malattie della mente” e specifici rimedi, Don Alberione dipende dall'insegnamento del suo professore e direttore spirituale.4
Alcuni aspetti del tema trattato nel presente opuscolo - in particolare: il necessario riferimento al Cristo Via e Verità e Vita; l'insistenza che l'alunno “è educando, non solo instruendo”; la necessità dell'istruzione e il metodo da seguire; l'accentuazione del rapporto tra convinzioni e scelte pratiche, ecc. - sono desunti dai numerosi testi del noto professore ungherese Dr. Toth Tihamer, le cui pubblicazioni circolavano in Italia negli anni '40.
5
Non va infine trascurato l'influsso del noto
Compendio di Teologia ascetica e mistica, di Adolfo Tanquerey,6 un manuale su cui si sono formate generazioni di sacerdoti e religiosi.
Pur riconoscendo comunque ai suddetti autori il merito di aver fornito al Fondatore notevoli spunti, questa trattazione è indubbiamente un esempio tra i più significativi dell'originalità di Don Alberione. In effetti, forse nessun altro autore ha trattato con maggior forza e chiarezza la necessità di conformarci al Maestro Divino partendo dalla facoltà dell'intelligenza; il bisogno di nutrire la mente di pensieri evangelici; la consapevolezza che sono le convinzioni ad orientare le scelte quotidiane; l'impegno di crescita continua fino alla sostituzione del nostro pensare con il pensare di Gesù... (cf. DF p. 65).
Non va trascurata, infine, una circostanza cronologica di alto significato: l'attuale opuscolo preparava e accompagnava la celebrazione dell'
Anno a Gesù Maestro (1955), dal quale il Fondatore si attendeva grandi frutti per la Famiglia Paolina e per la Chiesa intera.

“AMERAI IL SIGNORE CON TUTTA LA TUA MENTE”
(Dt 6,5)

“Il Paraclito che da te procede, o Signore, illumini le nostre menti e, secondo la promessa del tuo Figlio, ci faccia penetrare ogni verità”.1

* * *

Semina un pensiero, raccoglierai un atto;
semina un atto, raccoglierai un'abitudine;
semina un'abitudine, raccoglierai un carattere;
semina un carattere, raccoglierai un destino.
2

1. ELOGIO DELLA SAPIENZA

«...Io desiderai la prudenza e mi fu concessa.
Invocai lo spirito di sapienza, e venne in me.
E l'ho preferita agli scettri ed ai troni,
E le ricchezze le stimai un niente in paragone di lei.
Non ho paragonate con lei le pietre preziose,
Perché tutto l'oro in paragone di lei è un po' di sabbia,
E l'argento dinanzi a lei dovrà essere stimato come fango.
L'amai più della sanità e della bellezza,
Mi proposi di averla per mia luce,
Perché è inestinguibile il suo splendore.
Insieme con essa mi venne ogni bene,
Ed infinite ricchezze dalle sue mani.
Io godei di tanti beni perché questa sapienza mi precedeva,
Ed io non lo sapevo che di tutti questi beni era lei la madre.
E non ne tengo nascoste le ricchezze;
Senza finzioni la imparai, senza invidia la comunico,
Perché essa è un tesoro infinito per gli uomini,
E chi ne usa si unisce in amicizia con Dio,
Raccomandandosi per dati disciplinari»
(Sap 7,7-14).

2. PRINCIPI

1) Gesù Cristo è Maestro Divino e l'unico Maestro; in primo luogo perché è la stessa Verità, l'essenziale ed eterna verità: «Io sono la verità» (Gv 14,6); è il Verbo che il Padre genera in eterno. Poi perché è Via e Vita. In Cristo la persona umana ha il massimo e soprannaturale sviluppo.
2) La vita cristiana è ordinata alla visione di Dio in cielo: nella visione l'amore, il gaudio. Con la fede si merita la visione; credere per vedere. «Senza la fede è impossibile essere graditi a Dio» (Eb 11,6). Chi non crede si condanna da sé.
3) La persona umana ha la sua nobiltà specialmente per la sua intelligenza; per cui è immagine e somiglianza di Dio. L'ossequio principale a Dio si fa piegando la mente: «con le ginocchia de la mente inchine»,3 e facendone un saggio uso per conoscere Dio e le cose di servizio di Dio.
4) I meriti maggiori ed i peccati più gravi si operano nella mente; mai, almeno, senza la mente. Qui è il primo amore: «conoscere e credere». Qui il primo odio: «impugnar la verità conosciuta».4
5) La prima virtù è esercitata dalla mente: “la fede”; i primi quattro doni dello Spirito Santo sono diretti alla mente: sapienza, intelletto, scienza, consiglio. Dalla fede, come dal seme, si svolgono le altre virtù; la fede è “radice di ogni giustificazione”.5
6) Dai pensieri vengono le parole, i sentimenti, le azioni; è la mente che guida, come il pilota conduce l'aereo, come l'autista guida l'automobile.
7) L'apostolo delle edizioni deve comunicare la verità che salva; è il continuatore del Maestro | Divino: «Come il Padre ha mandato me, così io mando voi» [Gv 20,21]; «Io sono la luce del mondo» [Gv 8,12]; «Voi siete la luce del mondo» [Mt 5,14].

3. «IO SONO LA VERITÀ»

Gesù Cristo venne come Maestro agli uomini; e come tale fu riconosciuto. «In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio... E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità» [Gv 1,1-2.14].
Disse infatti Gesù Cristo: «Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce» [Gv 18,37]. - «Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio: per questo voi non le ascoltate, perché non siete da Dio» (Gv 8,46b-47).
Sono belle le espressioni con cui la Chiesa designa il Maestro Divino: Splendore della pace, Candore dell'eterna luce, Angelo del gran Consiglio, Luce vera, Sapienza eterna, Maestro degli apostoli, Dottore degli evangelisti, Scrigno di tutti i tesori della Sapienza e della Scienza di Dio, Luce dei confessori...6 Parole che fanno eco a quella trentina di volte in cui Gesù nel Vangelo è chiamato Maestro; tra cui più chiara l'affermazione: «Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene; lo sono, infatti» [Gv 13,13].
L'Ecclesiastico [Siracide] dice: «Fonte della sapienza è il Verbo di Dio in cielo» (1,5).

4. «SCIMUS QUIA A DEO VENISTI MAGISTER»7

«Il Maestro è qui e ti chiama» [Gv 11,28].
Un esempio: in Alba dal 1909 al 1917 è stata fatta più volte ai Chierici e Sacerdoti diocesani l'ora di Visita a Gesù-Maestro presente nel Tabernacolo, con questo schema:

Adorazione: a Gesù Cristo Maestro Divino, mandato dal Padre a comunicare la sapienza che salva;
- come a Colui che è la Verità essenziale ed eterna, splendore del Padre;
- come all'Autore della nostra intelligenza ed in pieno diritto di avere il nostro assenso;
- come all'Autore di tutta la dottrina contenuta nel catechismo, teologia, predicazione sacra; come al Maestro unico Via, Verità e Vita; Autore dei Vangeli;
- come all'Istitutore della Chiesa, Maestra, che è il suo Corpo mistico;
- come all'Abitatore del Tabernacolo ove istruisce, illumina, conforta, guida, consola le anime: “luce del mondo” [Gv 8,12].

Ringraziamento:
- per averci il Signore dato i sensi onde apprendere e conoscere le cose esterne, specialmente gli occhi, l'udito, il tatto, l'odorato;
- per aver il Figlio di Dio compíto il disegno del mondo visibile ed invisibile: «tutto è stato fatto per mezzo di lui» [Gv 1,3], che è la prima rivelazione dei divini attributi; ogni istruzione e studio della natura è lettura del gran libro del creato, che ci manifesta le perfezioni del Creatore: «le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute» [Rm 1,20];
- per averci dato il lume della ragione: «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo» [Gv 1,9];
- perché Iddio si degnò di rivelare verità altissime, dal paradiso terrestre a S. Giovanni Evangelista;8
- perché ci diede la Chiesa custode ed interprete della rivelazione e Maestra infallibile di verità;
- perché ci infuse il dono della fede nel Battesimo.

Riparazione:
- per non aver sempre fatto buon uso dei sensi: occhi, udito, tatto;
- per aver sciupato tante volte il gran talento della mente in cose vuote o dannose;
- per non aver sempre coltivato lo spirito di fede;
- per non aver sempre predicato e spiegato con abbondanza e chiarezza le divine verità;
- per aver lasciato mancare o dato scarsamente alle anime ed alla società il pane della verità.

Supplica per ottenere:
- aumento di fede, con la grazia di sentirla, sino a renderla operante;
- i quattro doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, scienza, consiglio;
- amore agli studi sacri, scientifici, necessari al ministero e all'apostolato;
- dare una assoluta preferenza alla lettura e meditazione della Bibbia ed in particolare del Vangelo e Lettere di S. Paolo;
- grazia di saper parlare e scrivere convenientemente, anche con sacrificio, per tutto il popolo di Dio.9

5. GESÙ CRISTO REDENSE L'UOMO DALL'ERRORE

La caduta dei progenitori fu in primo luogo un grosso errore: «Saprete il bene ed il male, sarete simili a Dio» [cf. Gn 3,5], suggerì il principe della menzogna. Da allora l'uomo cadde di errore in errore. Né i filosofi antichi potevano essere sufficienti per l'uomo. Perciò al genere umano, nella presente condizione causata dal peccato originale, era moralmente necessaria la rivelazione per conoscere speditamente, in modo sicuro, senza errore, il complesso delle verità riguardanti la religione. Gli errori si sarebbero | sempre moltiplicati; come stanno anche oggi moltiplicandosi presso coloro che rigettano od ignorano la rivelazione divina.
Quanto poi alle verità religiose soprannaturali, la rivelazione fu necessaria in modo assoluto, se l'uomo doveva essere elevato all'ordine soprannaturale.
Questa è la prima parte della redenzione: Gesù Cristo redense l'uomo da innumerevoli errori e dall'ignoranza, conseguenza del peccato originale.
Chi ricusa la verità costruisce sopra l'arena un edificio vacillante; i suoi sforzi, opere, ministeri, apostolati non sussisteranno a lungo. Anche la storia lo conferma. Chi ricusa Cristo-verità sarà guidato dalla bugia, inganno, illusione.
Sul piedistallo di una statua eretta nel monastero di Fulda a S. Bonifacio fu inciso: “Veritas Domini manet in æternum”.10 Chi costruisce sul Vangelo e per il Vangelo eleverà un edificio che non cadrà, nonostante i venti e le tempeste.

6. LA CHIESA MAESTRA

La conversione del mondo ebbe inizio con la predicazione di Gesù Cristo: per arrivare all'uomo retto e portarlo a concludere col battesimo. «Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo» dice S. Paolo [1Cor 1,17]; che seguiva il disegno di Gesù Cristo su di lui, in primo luogo «per portare il mio nome dinanzi ai popoli» [At 9,15].
Non fecero così gli Apostoli, i grandi missionari, i catechisti? Non insegna questo la Chiesa? Dio, Gesù Cristo, la Chiesa rispettano l'uomo, la sua natura di essere intelligente; egli darà ossequio di lode e di sottomissione al Signore; ma sarà un ossequio razionale: “rationabile obsequium”.11

7. «LEVATE CAPITA VESTRA»12

«Prima occorre che tu creda, per meritare poi con la fede di vedere Dio» (S. Agostino).13
Come tutta la nostra vita presente in generale è una preparazione alla vita futura, così la vita intellettuale è in particolare preparazione alla visione beatifica, che sarà nella vita futura il principio ed il centro irradiatore di tutta la nostra felicità.
Ora la visione beatifica ha la sua speciale caratteristica nel vedere Dio immediatamente, senza intramezzo di alcuna creatura, ma faccia a faccia, anzi senza servirsi di alcuna idea, come nella cognizione intuitiva, comune di questa vita, fungendo da idea la stessa Divina Essenza che si unisce immediatamente al nostro intelletto. La visione si effettua mediante il lume di gloria, che è quella luce divina con cui Dio vede se stesso; luce che viene a penetrare colla sua virtù la mente del beato, rendendola idonea a veder Dio. Nella visione beatifica è la mente che vede Dio, in Dio; la mente è, in quanto possibile a creatura, indiata e deificata. «Io ho detto: voi siete dei» (Gv 10,34).
Ne segue che la diretta preparazione da farsi in questo mondo debba consistere in una vita di fede. Difatti la preparazione deve sempre presentare la forma più rassomigliante col termine a cui si mira. Ora è appunto nella fede che la mente si allena a vivere in Dio. Non sono le verità di fede, verità divine? Non è forse sull'autorità di Dio che l'intelletto loro presta l'assenso? Il fedele crede, non perché così ha capito con la ragione, ma perché così dice Dio. Può anche intender nulla del mistero creduto; ma che importa? Lo dice Dio, e basta. Questa per la mente è una rinunzia a vivere in se stessa, per vivere in Dio; vita nuova, superiore alla semplicemente umana; mortificazione ed abnegazione della intelligenza.

8. «LUMEN GLORIÆ»14

Il Padre contemplando da tutta l'eternità la sua divina essenza, forma un Verbo e pronunzia, per così dire, una Parola che esprime perfettamente questa Divina Essenza; e questo Verbo e questa Parola è la seconda Persona, il Figlio, il Verbum Patris.15 Padre e Figlio poi contemplandosi a vicenda si amano di un amore sostanziale, e quest'amore è un incendio infinito che chiamiamo lo Spirito Santo.
Così la vita interiore divina ha principio nel Padre; splende nel Figlio; e per lo Spirito Santo nel Padre e nel Figlio, si forma quella divina circolazione, infinita ed eterna, per cui si può dire che è una e tre, tre ed una.
Dante si esprime con precisione teologica quando dice:

Nella profonda e chiara sussistenza
Dall'alto lume parvemi tre giri
Di tre colori ed una contenenza.
E l'Un dall'Altro, come Iri da Iri,
Parea riflesso; ed il Terzo parea foco
Che quinci e quindi egualmente si spiri.16

L'anima beata viene ad inserirsi in questa circolazione di vita divina, per contemplare anch'essa la Divina Essenza, mediante il medesimo lume con cui Dio conosce se stesso.
Questo non distrugge la natura dell'anima, ma la eleva; come il calore che fa arrossare il ferro, non lo consuma ma lo rende incandescente. Questo è partecipare della natura divina, è sedere alla mensa celeste nel regno del Padre Celeste.

9. «DEDIT DONA HOMINIBUS»17

Infatti per la fede vera l'uomo è elevato ad un piano immensamente più alto: sopra di esso lavorare soprannaturalmente, fruttificare soprannaturalmente, raggiungere un premio soprannaturale. Come se con una gemma di olivo buono viene innestato un olivo selvatico, questo produrrà frutti nuovi; così l'essere innestati in Cristo potrà portare frutti e opere che sono dell'uomo, ma fatte sue ed elevate da Gesù Cristo.
Il fiore della fede però sboccia solo sotto i raggi del sole divino, cioè sotto il calore dello Spirito Santo. Così insegna il Concilio di Trento: «Se alcuno dirà che senza la preveniente ispirazione dello Spirito Santo e del suo aiuto, l'uomo possa emettere l'atto di fede... sia anatema».18
Vi è un nesso necessario, infatti, tra la causa e l'effetto. Come la conseguenza di un sillogismo non può essere più larga delle premesse; così un merito soprannaturale si verifica solo se la radice, la causa è di natura soprannaturale. Operare per la fede, tesoreggiare per il cielo: «Il mio giusto vivrà mediante la fede» (Eb 10,38). La vita religiosa è una vita di fede più viva; se essa impallidisce, la vita religiosa sarà abbandonata; si avrà forse ancora il cristiano; e forse neppure questo... poiché “corruptio optimi pessima”.19
Per ottenere la giustificazione, l'uomo, raggiunto l'uso della ragione, deve cooperare con le sue facoltà a Dio. Le facoltà principali sono quelle dell'anima, e tra queste la mente; ad essa appartiene l'atto di fede. Come ogni cognizione parte dal senso, così ogni azione parte dalla mente.

10. DIVERSI GRADI

«Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede» [1Gv 5,4].
Vi è la fede del buon cristiano, del religioso, dell'apostolo, del sacerdote. Vi sono articoli che si devono credere da tutti; vi è un grado di fede necessario alla salvezza di tutti. Ma il religioso si appoggia ancora a verità proprie per la sua vita; così, più abbondantemente, la vita dell'apostolo e del sacerdote.
Il religioso sente di più, ad esempio, la verità di fede della superiorità della verginità sopra il matrimonio, della superiorità della povertà ed obbedienza evangelica sopra la povertà e l'obbedienza comune; delle intimità e comunicazioni divine a chi si dà tutto a Dio; del centuplo sulla terra e della sicurezza del paradiso per chi [coloro per i quali] vale il «voi che avete lasciato tutto e mi avete seguito...» [cf. Mt 19,28]. Da questa fede una più larga partecipazione dei doni dello Spirito Santo, una maggior raccolta di frutti dello Spirito Santo, una più profonda gustazione delle beatitudini. Si avrà un paradiso anticipato nella vita religiosa.
L'apostolo ed il sacerdote crederanno a verità ed insegnamenti abbondantissimi dati da Gesù in particolare agli apostoli: «sia come colui che serve» [Lc 22,26]; «ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto» [Gv 15,16]; «fate questo in memoria di me» [1Cor11,24 ]; «predicate il vangelo ad ogni creatura...» [cf. Mc 16,15; Mt 28,19]; «come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi» [Gv 20,21]. Godere, sentire, operare dietro a questa luce, che è calore, vita, gaudio sacerdotale.

11. LA VITA ATTUALE

«Sta innanzi a voi la via della vita e la via della morte».20 Filosofi e maestri di spirito ripetono: «in omnibus rebus respice finem».21 La vita nostra non finisce qui; la morte ci incalza e sospinge verso l'eternità. Se si vuole raggiungere Roma, non si sceglie la via che va in direzione opposta: è verità chiara.
Ma mentre breve è la vita, le conseguenze sono eterne. Dalla vita dipende infatti la nostra eternità felice od infelice.
Fine della vita è prepararci un'eternità felice: la salute eterna di tutto l'uomo: mente, volontà, cuore, corpo. Se un uomo è sano in ogni membro, meno che nella testa (un pazzo), o nel cuore, o nel sangue, non si può dire che ha salute. Noi ci prepariamo la salvezza eterna, quando tutto l'uomo è sano: mente, volontà, cuore.
Si aggiunge: la vera vita cui siamo indirizzati dopo il pellegrinaggio terreno è la vita soprannaturale della gloria celeste: in essa saremo felici della stessa felicità di Dio. Non sarà una mensa umana cui ci assideremo, ma la stessa mensa divina. Dice il Maestro divino: «Io dispongo per voi del regno, come il Padre ne ha disposto per me, affinché mangiate e beviate alla mensa nel regno mio» (Lc 22,29-30).
In paradiso non saremo più beati in noi, ma in Dio. Dirà, infatti, il giudice divino: «Entra nel gaudio del tuo Signore» [Mt 25,21].
La beatitudine è il completamento dell'essere; l'essere nostro appartiene a Dio. Perciò la beatitudine sarà nel riposare, uniformarci, appartenere a Dio. Ciò sarebbe già vero nell'ordine naturale; quanto più nell'ordine soprannaturale. Per questa elevazione siamo destinati a vedere Dio faccia a faccia, a conoscerlo nel modo che Egli conosce se stesso, ad operare in Dio, a godere in Dio, oltre ogni creatura. La preparazione all'eternità sta nello stabilire tutto il nostro essere in Dio: mente, volontà, cuore, corpo: per Gesù Cristo, in Gesù Cristo, con Gesù Cristo. La vita presente deve presentare in se stessa la forma ed i caratteri specifici che ne fanno una vera | preparazione alla beatitudine eterna: il mezzo è Gesù Cristo.
Già Adamo ed Eva stavano in uno stato di preparazione soprannaturale, vicino al cielo; ma il peccato li ributtò lontani lontani. E non vi sarebbero mai più giunti, se Dio nella sua infinita misericordia non avesse indicato una via, una speranza: il futuro Redentore. In Gesù Cristo l'uomo può rifarsi: nella mente credendo a Lui; nella volontà seguendo i suoi esempi; nel cuore per mezzo della grazia da lui meritata; nel corpo crocifisso e conformato al corpo di Gesù Cristo.
Anzitutto nella mente, come insegnò il Maestro Divino.

12. ERRORE ED ERRORI

L'uomo doveva avere un'unità o integrità: cioè le potenze dell'uomo - mente, volontà, sentimento - si dovevano integrare. La ragione conosceva il bene, quantunque con luce pallida e fredda, che il sentimento però doveva scaldare e far risplendere ed entusiasmare, onde dal vero, dal bello, si ottenesse il bene. Così, vero, bello e buono, oltreché costituire un'unica cosa in sé sotto tre aspetti (convertuntur),22 anche nell'uomo avrebbero trovata una pratica unità nelle sue tre unite facoltà.
Il peccato ruppe l'unità: ed ora vi è grande scompiglio. La ragione doveva governare il cuore ed il cuore far risplendere di amore la ragione; e la volontà, rimossi gli ostacoli delle passioni e fortificata dalla ragione, avrebbe fatto il bene: ecco l'unità.
La grazia divina contribuiva ed elevava mirabilmente questa unità; così che l'uomo rappresentava l'Unità e Trinità di Dio; «fatto ad immagine e somiglianza» di Lui [cf. Gn 1,26], era trino nelle sue facoltà (mente, sentimento, volontà) ed uno nella sua attività interiore ed esteriore.
Rotta l'unità, ragione e cuore spingono la volontà per vie opposte: la ragione agisce da sé; l'amore incontrollato accende i suoi fuochi torvi nei sensi e consuma l'organismo; e la volontà, senza la grazia di Dio, è dal cuore trascinata in sentieri fangosi; ecco le due leggi, della carne e dello spirito [cf. Gal 5,16.19-24; Rm 8,2-13], ecco «io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio» [Rm 7,15.19].
Rifare l'unità in Cristo.

13. «AMERAI IL SIGNORE CON TUTTA LA TUA MENTE»

Nel Vangelo di S. Marco si legge: «Allora avvicinandosi uno degli scribi, che aveva udito la loro discussione, visto che aveva ben risposto, gli domandò: Qual è il primo dei comandamenti? Gesù rispose: Il primo è: Ascolta, Israele: il Signore Dio nostro è l'unico Signore, e tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente, e con tutte le tue forze. Il secondo è questo: Tu amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c'è altro comandamento più grande di questo. Allora lo Scriba gli disse: Hai detto benissimo, o Maestro, che Dio è l'unico e non ce n'è altri fuori di lui, e che amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze, e amare il prossimo come se stesso, vale molto più di tutti gli olocausti e i sacrifici. Gesù, vedendo che aveva risposto da saggio, gli disse: Tu non sei lontano dal regno di Dio. E nessuno osava più interrogarlo» (Mc 12,28-34).
Nel Vangelo di S. Matteo si legge: «Ora, i Farisei, saputo che egli aveva chiuso la bocca ai Sadducei, s'unirono insieme; e uno di loro, dottore della legge, gli domandò, per tentarlo: Maestro, qual è il maggior comandamento della legge?». E Gesù gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la tua mente» (Mt 22,34-35).
Nel Vangelo di S. Luca si legge: «Or, ecco, un Dottore della legge si alzò e chiese per metterlo alla prova: Maestro, che devo fare per possedere la vita eterna? E Gesù a lui: Nella legge che c'è scritto? Come leggi? L'altro rispose: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua e con tutte le tue forze e con tutta la tua intelligenza ed il prossimo tuo come te stesso. E Gesù gli disse: Hai risposto bene: fa' questo e vivrai» (Lc 10,25-28).
In ognuna delle tre letture vi è sempre compresa la parte del comando: «Amerai il Signore con tutta la tua mente». È facile intendere che la vita cristiana deve innestarsi in Cristo: ora Cristo è Verità, Via e Vita; la mente innestata nella mente di Cristo, la volontà nella volontà di Cristo, il cuore nel cuore di Cristo. Così l'uomo al giudizio sarà trovato conforme all'immagine di Cristo: «Conformes fieri imagini Filii sui» [cf. Rm 8,29].
Dunque, primo: amare il Signore con tutta la mente.

14. «LUCE INTELLETTUAL PIENA D'AMORE»23

Le facoltà intellettuali costituiscono l'uomo propriamente detto.
È vero che la nostra intelligenza è capace di conoscere la verità, e con il paziente lavoro acquista, anche senza il soccorso della rivelazione, la cognizione di un certo numero di verità fondamentali d'ordine naturale. Ma quante debolezze umilianti!
Invece di tendere spontaneamente verso Dio | e le cose divine; invece di elevarsi dalle creature al Creatore, come avrebbe fatto nello stato primitivo, essa tende ad assorbirsi nello studio delle cose create senza risalire alla loro causa; a concentrare la sua attenzione su ciò che soddisfa la sua curiosità e trascurare ciò che si riferisce al suo fine; la premura delle cose temporali le impedisce spesso di pensare all'eternità.
E quanta facilità a cadere nell'errore! I numerosi pregiudizi a cui siamo inclinati, le passioni che ci agitano l'anima e gettano un velo, tra lei e la verità, ci traviano ahimè! troppo spesso anche nelle questioni più vitali, da cui dipende la direzione della nostra vita morale.
La nostra stessa volontà, in cambio di assoggettarsi a Dio, ha delle pretese di indipendenza; sente difficoltà a sottomettersi a Dio e specialmente ai Suoi rappresentanti sulla terra. Quando si tratta di vincere le difficoltà che si oppongono alla pratica del bene, quanta debolezza e quanta incostanza nello sforzo! E quante volte si lascia trascinare dal sentimento e dalla passione! San Paolo descrisse con efficaci accenti questa deplorevole debolezza: «Io non faccio il bene che voglio e faccio il male che non voglio... Poiché mi diletto nella legge di Dio secondo l'uomo interiore; ma veggo nelle mie membra un'altra legge che si oppone alla legge della mia mente e mi fa schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Grazie a Dio per Gesù Cristo Signor Nostro» (Rm 7,19-25). Dunque, per dichiarazione dell'Apostolo, il rimedio a questo stato miserando sta nella grazia della redenzione.

15. «DE CORDE EXEUNT COGITATIONES MALÆ»24

Più comune però è la via della corruzione del cuore.
I mezzi di corruzione sono così numerosi e così potenti, che la stessa pubblica autorità, almeno presso di noi, si è trovata nella necessità di intervenire con le sue leggi. Ma non è certo possibile mettere in un momento un argine efficace contro un'inondazione che quasi un secolo di odio contro la verità ha contribuito ad ingrossare. È facile capire che la corruzione è la tomba della fede.
Come mai un animo vizioso, che odia la virtù e trova il suo piacere nel ravvoltolarsi nel fango, potrà soffrire dentro di sé una voce che gli vada ripetendo che queste cose sono proibite da Dio, che un giorno giudicherà severamente ciascun di noi, e che un incendio di fuoco eterno sarà il castigo dei piaceri illeciti di questo mondo? Questa voce molesta da principio susciterà ira, poi a forza di essere contraddetta e schernita, a poco a poco si affievolirà e spegnerà totalmente.
Interessa troppo al vizio il togliersi dinanzi ogni ostacolo.
Donde viene infatti che giovani che fino a ieri frequentavano con gusto i sacramenti, ora hanno lasciata la Messa, la Pasqua e si sono schierati tra gli oppositori e derisori della religione? Il fatto è di facile spiegazione. Essi hanno incominciato ad abbandonare la fede quando la corruzione ha fatto il primo passo nel loro cuore.
Quante volte è il cuore che fa male alla testa!
Che se a questo si aggiunge la lettura di libri o periodici irreligiosi e la conversazione e l'esempio cattivo, a che cosa potrà ridursi la fiamma della fede? E se il cinema, la radio, la televisione accrescono il male?
Se vi sono letture atte ad aiutare lo sviluppo della fede nell'anima, sembra a prima vista dovrebbero essere le scienze.25 Eppure abbondano anche libri veramente pestilenziali. È in questi per l'appunto che si spargono i germi d'incredulità più resistenti ad ogni medicina.

16. TALENTO SCIUPATO!

Lasciare inerte il maggior talento dato all'uomo da Dio è seppellire il dono di Dio. «Perché non hai trafficato il talento ricevuto, mettendolo a frutto? Onde venendo io, potessi avere capitale ed interesse?... Mettetelo nelle tenebre esteriori» [cf. Mt 25,15ss].
Nessun peccato di cuore, parole, opere è possibile senza la mente, la cognizione: es. nel sonno. Nessun merito è possibile senza la mente, la cognizione; si trattasse pure di un sonnambulo che andasse in chiesa e là recitasse il rosario.
Quindi il male (il peccato) ed il bene (il merito) non possono esistere senza la cognizione della mente; ma il pensiero non basta a fare il male (peccato) né il bene (merito).
Vi sono persone che sanno mille notizie, mille aneddoti e detti scherzosi, mille fatti e mancanze altrui, mille consigli da dare e correzioni da fare: ad ogni persona che è vicina, alle madri, ai giovani, ai governanti, al clero, al Papa, e... quasi quasi a Dio stesso; tanto hanno visto, tanto hanno sentito, tanto hanno leggicchiato!
Gente che spesso non conosce né se stessa, né Dio;
- gente sempre distratta nei doveri di pietà, studio, apostolato;
- gente che casca nella fossa perché sta sempre ad osservare che non vi caschino gli altri;
- gente di cui il Signore può lagnarsi: «il figlio conosce il padre suo, il bue la sua mangiatoia, il cane la voce del padrone, ma costoro non conoscono la voce del Padre celeste» [cf. Is 1,3ss];
- gente che mentre prega, studia, sente la predica con le orecchie, ha la mente lontana lontana...
Talora sono belle intelligenze... ma talora sciupate in cose futili, occupatissime a far niente; fogliame e fioritura abbondanti, ma senza frutti; cisterne rotte che non possono contenere acque sane e limpide [cf. Ger 2,13].

17. «REGNUM DEI VIM PATITUR»26

Massimo rendimento.
A noi specialmente il comando e la dolcezza ineffabile persuasiva dell'invito: «Siate perfetti». La santità non è un privilegio od una riserva.
I nostri giovani buoni non saranno professi, se non a patto di diventare virtuosi.
La santità è virtù ad alta tensione; è lo slancio e la poesia del bene. Il bene fatto a stento, col contagocce, per forza... non è santità.
Il santo non è un uomo sfinito, una mezza coscienza che non sa prendersi la propria parte nella vita... Per San Paolo la santità è la maturità piena dell'uomo, l'uomo perfetto. ù27
Il santo non s'involve, ma si svolge; non si ferma, ma ha per stemma il “proficiebat”.28 La santità è vita, movimento, nobiltà,29 effervescenza; quella buona, non di ciò che cade, ma di ciò che sale. Sì! Ma lo sarà, solo e sempre, in proporzione dello spirito di fede, e della nostra volontà: il Signore è con noi; noi siamo cooperatori di Dio [cf. 1Cor 3,9].

18. PARADOSSI DIVINI

Chi ha pietà abbondante e sapiente utilizzerà facilmente i talenti, pochi o molti che siano. La sola scienza, il solo apostolato, la sola povertà, senza la pietà non illuminano, né riscaldano; ma la pietà è l'anima di ogni apostolato.30 Verità da meditarsi.
«I miei pensieri non sono i vostri pensieri» [Is 55,8]. Prima di mostrarci il suo amore e svelarci il suo Cuore, Lui ci mostrò la sua mente (discorso della Montagna e le Beatitudini):
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli!
Beati i miti perché erediteranno la terra!
Beati gli afflitti, perché saranno consolati!
Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati!
Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia!
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio!
Beati i pacificatori, perché saranno chiamati figli di Dio!
Beati quelli che son perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli» [Mt 5,1ss; cf. Lc 6,20-23].

19. «ALERE FLAMMAM»31

La fede è veramente una fiamma che illumina e riscalda.
È cosa divina, ma affidata all'uomo e quindi si può perdere come si può mantenere viva ed accrescere.
È come la salute del corpo. Per quanto questa sia florida e robusta, non è inamissibile. Molte cause interne ed esterne la possono aggredire e mettere in pericolo.
Così è della fede.
Essa si può perdere, o almeno molto indebolire, per la via dell'intelletto, in molti modi. Anzitutto nell'inerzia. Come potrà mantenersi la fede in quei giovani che, con la tenue istruzione dei primi anni della fanciullezza, vanno avanti negli studi senza più curarsi di studiare la religione?
Infinitamente peggio poi se essi hanno la disgrazia di avere professori increduli, positivamente ostili, che si servono della dottrina da insegnarsi nella scuola, per iniettare nella mente i germi dell'incredulità.

20. «RENOVAMINI SPIRITU MENTIS VESTRÆ»32

Ma non sempre però trionfa il male.
Abbondano sempre più esempi eroici, degni di ammirazione, di anime generose e forti che sanno trionfare di ogni ostacolo, e passano attraverso la corruzione del secolo, senza macchiarsi.
Chi sono costoro?
Quelli che sanno alimentare la fede. Come c'è una profilassi per la salute del corpo, così anche in materia di fede.
Primo mezzo è l'istruzione religiosa, sia per la frequenza alla parola di Dio sia per le buone letture. La parola di Dio è abbondantemente amministrata nelle prediche ordinarie di ogni domenica, e nelle predicazioni straordinarie.
Quanto poi ai buoni libri, non vi è davvero penuria.
Un secondo mezzo è la preghiera. Essa è il respiro della vita spirituale. Che se noi con la preghiera dobbiamo ricorrere a Dio in tutte le necessità, che diremo della necessità dell'aiuto divino per conservare la fede?
Un terzo mezzo poi è l'esercizio della fede nelle opere buone. L'esercizio non solo mantiene, ma accresce gli abiti.33 Questo molto più avviene nell'abito della fede, che non può vivere se non nell'opera: «la fede senza le opere è morta» (Gc 2,26). L'opera poi in questa materia non solo mantiene viva la fede, ma giova a meglio intendere e gustare le stesse verità che ne sono l'oggetto. Dice l'Imitazione di Cristo: «Chi vuole | intendere pienamente e con diletto le parole di Cristo, è necessario che si studi di conformare tutta la sua vita a quella di Lui» (Lib. I, cap. I).

21. LA NOSTRA VIA

Vedere ora le cose con gli occhi, o con la ragione, o con la fede è lo stato transitorio e di prova: siamo creati invece per il cielo: «non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura» [Eb 13,14].
Quale dunque la preparazione della mente alla visione di Dio?
a) Il retto uso della ragione e dell'intelligenza.
b) La virtù della fede.
Quali gli impedimenti della mente alla visione di Dio?
a) La menzogna, l'errore, il pensiero cattivo e volontario.
b) Il peccato contro la fede.
È principio di teologia che «la moralità di un atto è la sua conformità con la ragione ed il fine ultimo; mentre la immoralità è la difformità con la ragione ed il fine ultimo». La coscienza è regola di operare sicura; così che mai si può agire contro di essa, sia che comandi sia che proibisca. Operare sempre secondo coscienza è via sicura.

22. LUME DI RAGIONE E LUME DI FEDE

Il retto uso della mente è questo: pensare a Dio, alla verità o secondo verità, istruzione, studio, e tutto quello che ci porta a compiere ciò che è volontà e beneplacito di Dio, per esempio: a ciò che è progresso, virtù, dovere, ufficio, ecc. Vi è infatti un retto uso naturale della ragione e della mente. La Scrittura dice: «Compera la verità; e non alienar la sapienza, la dottrina, l'intelligenza» (Pro 23,23).
Ma vi è anche un retto uso soprannaturale della ragione e della mente: credere cioè alle verità da Gesù Cristo rivelate e dalla Chiesa cattolica insegnate.
Sant'Agostino dice: «Fede è credere ciò che non vedi»,34 e cioè ammettere una verità, non perché capìta, ma sopra la testimonianza altrui: ed in questa cosa è Gesù Cristo stesso che parlò predicando ed oggi parla per mezzo della Chiesa. Le verità della fede hanno una sicurezza assoluta.
La fede è fondamento della vita spirituale: «Fondamento e radice di ogni giustificazione» (Concilio di Trento). «Senza la fede è impossibile piacere a Dio e pervenire alla sua gloria. Chi infatti s'accosta a Dio deve credere che egli esiste e che egli ricompensa coloro che lo cercano» [cf. Eb 11,6].

23. DONI INTELLETTUALI DELLO SPIRITO SANTO

Essi portano perfezionamento alla fede.
I doni della scienza, dell'intelletto e della sapienza hanno questo di comune, che ci dànno una conoscenza sperimentale o quasi sperimentale, perché ci fanno conoscere le cose divine non per via di ragionamento, ma per via di un lume superiore che ce le fa afferrare come se ne avessimo l'esperienza. Questo lume comunicatoci dallo Spirito Santo è certamente il lume della fede, ma più attivo e più illuminante che non sia abitualmente e che ci dà come una specie di intuizione di queste verità, simile a quella che abbiamo dei primi principi.
Il dono della scienza ci fa giudicare rettamente delle cose create nelle loro relazioni con Dio. Si definisce: un dono che, sotto l'azione illuminatrice dello Spirito Santo, perfeziona la virtù della fede, facendoci conoscere le cose create nelle loro relazioni con Dio.
Il dono dell'intelletto ci palesa l'intima armonia delle verità rivelate. Si definisce: un dono che, sotto l'azione illuminatrice dello Spirito Santo, ci dà una penetrante intuizione delle verità rivelate, senza però svelarne il mistero.
Il dono della sapienza ci fa giudicare, apprezzare, gustare le verità rivelate, «secondo una certa comunione di natura con esse»,35 come dice S. Tommaso. Si può definire: un dono che, perfezionando la virtù della carità, ci fa discernere e giudicare Dio e le cose divine nei loro più alti principi e ce le fa gustare.
Essendo uno dei doni più preziosi, bisogna ardentemente desiderarlo, cercarlo con ardore e chiederlo con insistenza come ci fa pregare il libro della Sapienza:

«Dio dei miei padri e Signore pietoso,
Tu che hai creato ogni cosa con la tua parola,
e con la tua sapienza hai formato l'uomo,
affinché domini le creature da Te fatte,
e governi il mondo con santità e giustizia
e con animo retto sentenzi in giudizio:
dammi la Sapienza, che siede in trono accanto a Te,
e non mi escludere dal governo dei tuoi figli,
perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella,
uomo fragile e di corta vita
e scarso nell'intelligenza del diritto e delle leggi.
Con Te sta la Sapienza, che ben conosce le opere tue
ed era presente quando creavi il mondo,
e sa quale cosa Ti sia gradita
e quale retta secondo i tuoi comandi.
Mandala dai santi cieli
e dal trono della tua maestà inviala,
affinché mi assista nei miei lavori,
e mi faccia sapere qual cosa Ti sia più gradita;
perché essa tutto conosce ed intende
e mi guiderà saggiamente nelle mie imprese,
e mi proteggerà con la sua grandezza;
onde saranno accette le opere mie,
e governerò il tuo popolo con giustizia
E sarò degno del trono del padre mio» (Sap 9,1-12).

Il dono del consiglio perfeziona la virtù della prudenza, facendoci giudicare prontamente e sicuramente, per una specie di intuizione soprannaturale, ciò che conviene fare, specialmente nei casi difficili.
L'oggetto proprio di questo dono è la buona direzione delle azioni particolari; i doni della scienza e dell'intelletto ci dànno i principi generali; il dono del consiglio ce li fa applicare ai | molti casi particolari che si presentano nella giornata. I lumi dello Spirito Santo ci mostrano allora ciò che dobbiamo fare e come dobbiamo comportarci in certi casi difficili ed importanti, come quando si tratta dell'eterna salute o della propria santificazione, per esempio: nella vocazione od in certe occasioni di peccato. Per coltivare questo dono è necessario un profondo sentimento della propria impotenza ed il ricorso abituale allo Spirito Santo.

24. «ATTENDE TIBI ET LECTIONI»36

La mente è facoltà assorbente.
La mente ha potere digerente.
La mente è facoltà emittente.
Vi è un'igiene mentale.
Occorre un ordine mentale costruttivo.
Il progresso sociale dipende dal progresso mentale.
Lo sviluppo della personalità dipende dalla mente.
La Pia Società S. Paolo è ambiente intellettuale elevato.
Scuola, predicazione, apostolato sono ambienti elevati, costruttivi; mezzi naturali e soprannaturali di sviluppo ed educazione della mente.
Mente angelica (S. Luigi), mente divina (S. Tommaso d'A.).
La lettura della Bibbia, della Storia Ecclesiastica.

25. MARIA, MATER BONI CONSILII ET SEDES SAPIENTIÆ

Maria è Madre del Buon Consiglio e Sede della Sapienza. I Teologi ed i Dottori della Chiesa, come i fedeli, sempre si rivolsero a Lei nelle difficoltà, nel dilagare degli errori e delle eresie. Maria intervenne a confermare, chiarire, difendere la dottrina del Figlio suo e della Chiesa.
A quante anime è stata luce e guida! Quanti giovani ha soccorso nei dubbi, nelle difficoltà di studio!
Evangelisti, Apostoli, scrittori, Papi le consacrarono la penna e la lingua, e si ripeté in qualche misura, per sua intercessione, una divina Pentecoste.
S. Tommaso d'Aquino, S. Alfonso de' Liguori, S. Bonaventura, S. Alberto Magno hanno penetrato profondità di teologia non ancora esplorate.
Vi sono secolari e studiosi di valore, come il Beato Ferrini,37 Manzoni,38 Rosmini,39 Bonghi,40 Récamier...41 che si affidavano a Maria nel loro studio, intraprese, decisioni. Scienza e fede non sono incompatibili; anzi spesso la fede guida ad approfondire la scienza.
Maria è come un cielo sereno sempre illuminato dal Sole divino; e sempre disposto a ricevere lo splendore dei suoi raggi ed a trasmettere la luce nelle menti di chi cerca Dio e la salvezza.

26. L'IDEA TENDE ALL'ATTO

È legge naturale che opera in noi; senza o contro di noi. L'idea è il principio di ogni operazione interna od esterna. Governare la mente è necessità fondamentale; è condizione sine qua non,42 per la riuscita nel tempo e nell'eternità. La mente non può mai liberarsi dai suoi compagni di viaggio: i pensieri; e sono proprio essi che comandano e dominano. Le cose esterne possono avere influenza, ma esse per sé sono amorali;43 la vita dell'uomo è soprattutto intellettuale. Gli amici più intimi sono i pensieri.
Le stesse cose danneggiano alcuni, e ad altri fanno bene: per esempio la tentazione, il dolore, la miseria. Dipende ciò dai pensieri interni. La medesima pena getta una persona nella disperazione; mentre per un'altra serve di ravvedimento e gioia.
Una persona che si vede o che non si vede, una lode od un rimprovero, un successo od una delusione, che effetto avranno? Secondo i pensieri, le convinzioni, l'idea. L'idea influisce nel giudizio, il giudizio eccita il sentimento, il sentimento determina gli atti interni ed esterni. Che cosa operò in San Paolo l'idea che Gesù Cristo era il vero Dio e la Sua dottrina era il verbo di salute? «Sovrabbondo di gaudio in ogni tribolazione», scriveva S. Paolo dal carcere [cf. 2Cor 7,4].
Con i buoni principi, molti sono arrivati a santità; per i pensieri cattivi tanti sono precipitati in nefandezze. Il carattere dipende dai pensieri.
Le più grandi battaglie si combattono nella mente. Qui deve concentrarsi lo sforzo. Sui pensieri occorre vigilare, perché non si può chiudere ogni porta ermeticamente. Sostituire pensieri buoni a pensieri cattivi: «Vinci il male con il bene» [cf. Rm 12,21]. A letture vuote o cattive, per esempio, sostituire letture sane. Se salvi la mente, salvi te stesso.

27. IDEALE AVVAMPANTE

L'ideale è un chiaro, preciso e limpido punto di arrivo, una scalata da compiere, una vittoria da conseguire; capace di organizzare tutte le nostre facoltà spirituali, soprannaturali, fisiche; tutti i mezzi interni ed esterni per un fine nobile e santo; eleva l'individuo e lo stabilisce nella sua missione sociale secondo la vocazione. È un'idea fissa, ossessionante. Esempi: «Cristo ideale del monaco»;44 «Cristo ideale del Pastore»; «Cristo ideale di santità»; «Vivere Paolo»; «Vita d'unione | con Maria»;45 «L'anima di ogni apostolato»;46 «Andate, predicate, battezzate tutte le genti»;47 «Non excidet»;48 «Frangar non flectar»;49 «Vive in me Cristo» [Gal 2,20]; «Siate perfetti» [Mt 5,48], ecc.
L'ideale raccoglie specialmente i pensieri utili al fine, toglie quelli inutili o contrari. È simile ad una massa di acqua per una centrale elettrica, raccolta da mille piccole sorgenti e rigagnoli.
La vita è una cosa seria, da essa dipende un'eternità: «Voglio viverla!» conchiudeva un audace. «O felice colui che trova il guado - di questo alpestro e rapido torrente - ch'ha nome vita et a molti è sì a grado» (F. Petrarca).50
L'ideale è una linea da seguire, un programma per il massimo rendimento temporale ed eterno della vita. Si concepisce con la mente e si ama svisceratamente. «Non distrazioni, come un annoiato della vita; ma con gusto, pazienza, giocondità e genio». Essere, non apparire!
L'ideale vivo ed operante, poco per volta, diviene una mentalità: allora abbiamo l'idea-forza, perché corroborata da tanti elementi.

28. L'IDEA-FORZA

Quanto più è viva l'idea, tanto più è potente, sino al punto di operare fisicamente e contro la stessa volontà. Nell'idea fissa di cadere o di uno scontro, si finisce col cadere o di scontrarsi. L'idea fissa di riuscire conferisce energia, entusiasmo, decisione, sacrificio: raddoppia le forze.
Questo nell'ordine naturale. Ma vi è una idea-forza in cui convergono la natura e la grazia; e più questa che quella. Allora ci troviamo innanzi a figure che si impongono e sconcertano tutti i calcoli nostri: S. Paolo, S. Tecla, S. Agnese, S. Francesco d'Assisi, S. [Francesca Saverio] Cabrini, S. Pio X, S. Giovanni Bosco, ecc. La spiegazione la darà il cielo, più che la terra.
Questo ideale, se è fissato con la luce del Tabernacolo e con la guida di un buon direttore, meglio di un buon maestro, sarà un'idea-forza sorgente di gioia, di sicuri risultati; sarà una mentalità; soprannaturalmente «la potenza di Dio» messa a servizio dell'uomo mediante la preghiera.

29. LA MENTALITÀ

È una “forma mentis”, un modo particolare di pensare e conseguentemente di operare, proprio di una persona o di una categoria di persone. Esempio: mentalità militare, artistica, sacerdotale, religiosa, cristiana, infantile, matura, operaia, capitalista, ecc. Essa determina il cammino della vita.
Educare significa formare buone abitudini; in primo luogo l'abitudine a pensare in una determinata maniera, secondo determinati principi resi chiari e posseduti così profondamente da illuminare tutti i progetti, giudizi, programmi, propositi, vita e attività.
Occorre sapienza celeste! Vi è il passaggio dalla fanciullezza alla gioventù, alla maggior età. Altro è tenere una scuola materna, un catechismo ai fanciulli sino a 12 anni; altro è formarli dai 12 ai 25 anni.

30. ELEMENTI PER LA MENTALITÀ

Una mentalità risulta da molti elementi interni ed esterni, naturali e soprannaturali; talvolta da cose in apparenza trascurabili. Essi formano la personalità; come una varietà di cibi ed elementi chimici formano il sangue, le ossa, i tessuti organici del corpo umano. Il tutto elaborato interiormente viene a costituire un carattere ed una mentalità. L'uomo è uno. Non vi è da una parte la scuola e dall'altra la vita; ma la scuola è importante contributo alla vita.
Elemento primo è l'inclinazione naturale, cui contribuisce l'ereditarietà; poi l'esempio e l'ambiente in cui il bambino cresce; l'educazione che viene data. Le idee, i pensieri, le massime arrivano da tante parti (compagni, libri, fumetti, radio, discorsi, cinema, televisione, scuola, opificio, occupazioni, parrocchia, istruzione, ecc. ecc.) e fanno ressa attorno al cervello; e se trovano l'entrata, vi si stabiliscono, contrastano, si fondono sino ad una risultante; come dai molti acini, il mosto, rimescolandosi e ribollendo nel tino, forma un determinato vino.
Nel passaggio dall'adolescenza alla gioventù si hanno manifestazioni naturali, per molti inattese: nel fisico e nello spirito. Il fanciullo acquista personalità: invece della semplice fede ed obbedienza, passa al ragionamento e sogna l'indipendenza; una gran voglia di giudicare e trovare in fallo chi lo guida; si chiude in sé o si abbandona a spensieratezze ed audacie; o l'una o l'altra cosa si succedono, con periodi di taciturnità e loquacità e giudizi incontrollati...
È un errore comprimere il giovane così che egli non manifesti i suoi pensieri, che specialmente nell'adolescenza e nella crisi possono anche essere strani. Aiutarli, invece, a parlare, dare loro spiegazioni, sostenerli, facilitare lo svelarsi e il mostrarsi aperti... poi correggere le idee, fornire libri adatti, esporre ragioni, usare una somma sapienza e bontà.
Giovani che neppure al confessionale hanno aperta interamente la loro anima... daranno delle sorprese e faranno dei fallimenti penosi e scandalosi, quando si scatenerà il demonio meridiano.51 Assicurarsi che il giovane si apra; dargli indirizzo secondo ragione e fede; trattarlo | e rispettarlo convenientemente e mostrargli fiducia, qualche volta più che non ne meriti. Ma sempre richiamarlo ai sani principi, alla fede, al fine ultimo. Vi sono educatori che possiedono qualità mirabili. «Del savio educator questa è la legge: / eccita, lascia agir, guida e corregge».52
Genitori, educatori, maestri irragionevoli! vorrebbero sempre bambini i loro fanciulli... salvo ad esigere di trovarli uomini fatti, all'improvviso... - Occorre formarli con una lunga pazienza e sapienza dai 12 anni ai 21, con metodo adatto alla età, tenendo conto delle mille insidie che incontrano. Persuasione che l'adolescente si evolve certamente; e certe tentazioni, indisciplinatezze, vaghe tendenze, idee, non devono stupirci di più di quanto a vederli mettere i baffetti e cambiare voce.

31. NIENTE DI CONTROPRODUCENTE

Esempio: volere avviare alla professione religiosa od agli Ordini sacri e dare pellicole, romanzi, riviste, spettacoli televisivi che fanno desiderare il matrimonio e la vita mondana: è pretendere di raccogliere buon grano seminando ortiche.
Dare in mano al giovane testi scolastici ispirati all'ateismo, paganesimo, liberalismo, ecc. senza mai, o quasi mai, far gustare la letteratura sacra, patristica, moralmente sana... e voler formare dei Paolini, sarebbe cosa irragionevole: lo studio distruggerebbe la predicazione e l'assistenza.
Obbediscono più facilmente gli intelligenti: o perché capiscono le ragioni intrinseche delle disposizioni; o perché comprendono il gran merito che fanno; o perché adorano la Divina Volontà nel Superiore; e specialmente perché intendono bene il pensiero di chi dispone, il fine da conseguirsi. Ed è così che lo studente segue docilmente il Maestro, approfitta di ogni parola, chiede spiegazioni, applica tutte le sue forze a tempo; e conchiude con buon successo.

32. MENTALITÀ SENSUALE

È quella del ricco epulone che usava cibi squisiti e vestiva splendidi abiti; lasciando da parte ogni buon senso di umanità; anzi divenuto inferiore ai cani che almeno lambivano le piaghe di Lazzaro per portargli qualche sollievo.
È quella dell'uomo animale; dominata dal senso. Rinnegato Dio e una vita futura, l'uomo si avvilisce cercando di procurarsi il maggior numero di soddisfazioni e di evitare quanto più gli sarà possibile le pene.
«L'uomo animale»53 che «ha come dio il proprio ventre» [cf. Fil 3,19], più si ingolfa nella carne e più si estingue in lui la luce della ragione e della coscienza umana. Il «Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto» [Sal 4,7] non è che una inconcepibile utopia per lui; e la carne lo attenua ed anche l'estingue. Pigrizia, golosità, lussuria mettono sulla ragione e sopra la testa una cortina di fango.
Descrive bene il fenomeno Bossuet, e gli autori moderni confermano: «Vi sono momenti in cui tutto l'essere umano si sente divenire carne. C'è allora abdicazione del pensiero a profitto di questa carne piena di orgoglio; il corpo annega l'anima; i sensi straripano sopra lo spirito ed il lume interiore si spegne o per un poco o, purtroppo, per lungo tempo; ed anche per sempre! È il sole morale che viene eclissato dal suo satellite, l'intelligenza dal corpo, la vita psichica dalla vita di organi fatti per servire. Fin qui può arrivare l'uomo anche di molto ingegno e posto in alto».
Allora domina una mentalità sensuale.

33. MENTALITÀ UMANA

È costituita da principi di ragione in fatto di verità, di morale, di pietà.
Riguardo alla verità, l'uomo può conoscere Dio ed alcuni attributi, specialmente la sua giustizia rispetto all'uomo; la creazione, il fine naturale dell'uomo ed altre verità connesse con questa, come la necessità di una religione per l'individuo e per la società, una vita futura, ecc.
Riguardo alla morale: l'uomo può conoscere in generale il contenuto del decalogo, gli obblighi e le proibizioni principali con esso connesse. Così il dovere di obbedire ai genitori e superiori; rispettare i beni di fortuna, di fama e di persona del prossimo; dire la verità, vivere onestamente anche con se stesso, ecc. Vi sono uomini di retto sentire, che non conobbero la rivelazione. In essi vi è una coscienza naturale che pronuncia i suoi giusti giudizi sul lecito e l'illecito, secondo ragione e prudenza.
Riguardo alla pietà: la riconoscenza e l'adorazione a Dio, primo principio ed ultimo fine: il bisogno di pregarlo ogni giorno e consecrargli qualche tempo della vita e dell'anno; invocarne la provvidenza in tutta la vita. L'uomo ragionevole e retto gusta il «Padre nostro».

34. MENTALITÀ CRISTIANA

«Cristiano è il mio cognome, cattolico il mio nome».54
Suppone come base una retta mentalità umana che riguarda la verità, la morale, la pietà di ordine naturale.
La mentalità cristiana è costituita dai principi soprannaturali di fede, di morale, e di pietà | secondo l'insegnamento di Gesù Cristo e della Chiesa.
Riguardo alla fede cristiana: il premio o castigo della vita futura, l'Unità e Trinità di Dio, la creazione, la caduta, l'Incarnazione e Redenzione, la Chiesa, ecc. Le altre verità del Credo e tutte quelle che la Chiesa insegna.
Riguardo alla morale cristiana: Conoscenza pratica delle virtù della fede, speranza, carità; giustizia, fortezza, temperanza, prudenza; delle virtù morali come l'obbedienza, l'umiltà, la pazienza, la castità; conoscenza dei comandamenti della Chiesa, delle beatitudini, dei doni dello Spirito Santo; conoscenza dei doveri di stato, professionali, sociali, ecc.
Riguardo alla pietà: conoscere e saper usare i mezzi di grazia, come i sacramenti, la Messa, la preghiera liturgica e privata. Conoscere le divozioni principali: eucaristica, mariana, ecc.
Questa mentalità può essere posseduta in grado altissimo come avviene nei santi; ed in grado minimo come avviene in coloro che conobbero poco ed hanno quasi dimenticato.
Persone che si nutrono del Vangelo, amano la meditazione, fanno abbondanti letture spirituali; così che questi principi li ricordano, li sentono nel loro spirito e costituiscono l'anima della loro anima, quasi una seconda natura che si è sovrapposta alla prima, l'ha penetrata e quasi assorbita. Anime che parlano il linguaggio della fede in ogni circostanza. Anime che il mondo non capisce e crede che esse siano stolte. Non giudicarono pazzi tanti santi e la stessa Sapienza, Gesù Maestro?
Vi sono persone talmente penetrate da un principio cristiano, che tutta la loro mentalità teorico-pratica ne è dominata. Esempio: «Deus meus et omnia»;55 «Quid sum miser tunc dicturus...»;56 «Si isti et illi [illæ], cur non ego?»;57 «Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero...?» [Mt 16,26]; «Dio mi vede»; «Quid hoc ad æternitatem?».58
Il portare con noi il Vangelo è segno di amore alla dottrina di Gesù Cristo e merita speciali lumi celesti:59 «Verba sancti Evangelii doceat nos Filius Dei»; «Per evangelica dicta deleantur nostra delicta»; «Evangelica lectio sit nobis salus et protectio».60

35. «SEMPRE CONTROLLARCI»

Destinati alla celeste città di Gerusalemme: dobbiamo prendere le vie che vi conducono. Ma percorrerle con passo deciso, senza perdita di tempo, osservando la disciplina stradale del cielo: senza deviazioni.
Vi è una disciplina in ogni cosa: dalla disciplina stradale alla disciplina scolastica, politica, militare, dietetica, mnemonica ecc. Vi sono metodi e metodi, oggi, in ogni parte, a cominciare dall'asilo (esempio: metodo Montessori) al tirocinio magistrale, medico, sacerdotale, legale.
Siamo ugualmente progrediti nella formazione dell'homo Dei, secondo il concetto di San Paolo?
Non posso dare una risposta come sicura norma per gli altri; ma per me, come uomo della strada direi: il Vangelo, gli Atti degli Apostoli, le Lettere di S. Paolo, di S. Giovanni ecc. ci presentano una spiritualità che, pur con sfumature diverse, viene a dire: «Santificali nella verità» [cf. Gv 17,17].
Vi è una spiritualità in cui predomina la morte, un'altra in cui predomina la vita; una spiritualità che è tutta, o quasi, pietà; un'altra che è tutta, o quasi, volontà; una terza che è tutta fede. La santità vera, secondo Gesù Cristo ed i santi autentici, sta nel primo comandamento: amerai con tutta la mente, le forze ed il cuore. La soprannatura si poggia ed eleva sulla natura; la disciplina divina è questo ragionare!, in primo luogo. L'uomo è ragionevole, capisce il bene, poi lo desidera, poi lo vuole.
Facciamo sempre, quindi, l'atto di fede, poi di speranza, quindi di carità.
A disciplinare la mente giova lo studio delle matematiche e del latino. Questo tra i molti altri vantaggi: educa la mente a riflettere, ad analizzare, a muoversi su delle regole, ad applicare; ne seguono revisioni, correzioni, rifacimenti. Lo studio stesso delle etimologie greche e latine nelle varie materie, dalla chimica alla filosofia, è di grande efficacia educativa.

36. MENTALITÀ RELIGIOSA

Suppone tutti i principi dogmatici, morali, liturgici della vita cristiana, che formano come il solido tripiede di un candelabro magnifico, che a sua volta sorregge un cero sempre acceso. Ed è costituita dagli elementi che le sono propri, e che si ricavano dall'episodio del giovane ricco:
«E uscendo Gesù per mettersi in viaggio, un tale di nobile famiglia accorse, si gettò in ginocchio davanti a lui e gli domandò: O buon Maestro, che devo fare io per ottenere la vita eterna? Gesù gli rispose: Perché mi interroghi riguardo al bene e mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti. Quali? gli domandò. E Gesù rispose: Tu sai i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio; non rubare, non testimoniare il falso; non frodare; onora il padre e la madre, e ama il prossimo tuo come te stesso.
E quello rispose: Tutto questo l'ho osservato | fin dalla mia giovinezza: che altro mi manca? Allora Gesù, fissando lo sguardo sopra di lui con amore, gli disse: Una sola cosa ti manca ancora, se vuoi essere perfetto: va', vendi quanto possiedi e dallo ai poveri, così tu avrai un tesoro nei cieli. Poi vieni e seguimi! Ma il giovane, udite queste parole, se ne andò via rattristato, perché aveva molti beni. Allora Gesù, vedendolo così triste, dato uno sguardo intorno, disse ai suoi discepoli: Oh, come difficilmente coloro che posseggono ricchezze, entreranno nel regno di Dio! In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ed i discepoli restarono stupefatti a queste parole. Allora Gesù, ripresa la parola, insisté: Figliuoli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio per coloro che confidano nelle ricchezze! Sì, ve lo ripeto; è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio! Udito ciò, i discepoli, molto meravigliati, esclamarono: Allora chi potrà dunque salvarsi? E Gesù, fissando su di loro i suoi sguardi, conchiuse: Questo è impossibile agli uomini, ma non a Dio; perché a Dio tutto è possibile.
Allora Pietro prese a dirgli: Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito: che avremo dunque noi? E Gesù rispose loro: In verità vi dico: voi che avete seguito me nella rigenerazione, quando il Figlio dell'uomo sederà sul trono della gloria, sederete anche voi sopra dodici troni per giudicare le dodici tribù d'Israele. E chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o moglie, o figli, o campi per me, per il regno di Dio e per il Vangelo, riceverà il centuplo, cioè molto di più, ora in questo tempo, in case, fratelli, sorelle, madre, figli, campi, insieme a persecuzioni, e nel secolo futuro la vita eterna. Molti dei primi saranno gli ultimi e molti degli ultimi saranno i primi» (Mt 19,27-30; Mc 10,28-31; Lc 18,28-30).

1) Il giovane ricco è preoccupato dell'eternità e chiede: «Che devo fare per salvarmi?».
Il giovane si forma specialmente con la considerazione del fine. Cioè meditare la morte, il giudizio, l'inferno, il paradiso, la risurrezione finale, la sentenza definitiva, l'eternità. «In tutte le tue opere ricordati della tua fine e non cadrai mai nel peccato» [Sir 7,36].61
Cercare la vera felicità.
Il fine impone la scelta dei mezzi. Chi medita il fine è come colui che viene a conoscere e desiderare di recarsi in una città ove pensa di trovarsi bene. Prende la decisione di partire, sceglie la via ed i mezzi più sicuri e diretti, sebbene possa incontrare difficoltà. La meditazione dei vari novissimi si riduce sostanzialmente ad una: il fine. Quando tutto è così determinato e costituisce l'ossatura ed il tessuto della mentalità, e si prega, errori essenziali non ne accadranno; oppure si avrà la ripresa.
2) È un giovane che viene a Gesù; ma aveva già oltrepassata la fanciullezza. La scelta dello stato si fa in un periodo in cui già si è raggiunta una certa maturità ed il giovane si affaccia con coscienza alla vita; tuttavia si è nel periodo in cui scegliere l'ottima parte è più meritorio, più tempestivo, assicura una migliore riuscita; ed il dono a Dio è pieno. Non restare troppo a lungo tentennanti, ma neppure precipitare.
3) Il giovane dichiara candidamente che ha osservati i comandamenti sin dalla fanciullezza. Qui sta la base: prima i comandamenti, poi i consigli evangelici. Per osservare la povertà perfetta, occorre già avere osservato il settimo comandamento; per osservare la castità perfetta, occorre già aver osservato il sesto comandamento; per osservare l'obbedienza perfetta, occorre già aver osservato il quarto comandamento; per vivere la vita comune e praticare l'apostolato, occorre già aver osservato il quinto comandamento anche nella parte positiva.
4) Se vuoi. La vita religiosa è un dono di Dio ed un atto di perfetto, continuo, eterno amore. È amore che sale direttamente a Dio, senza alcun mezzo intermediario.
È atto di libera volontà del cristiano; è un passo che il Signore propone a chi vuole qualcosa in più che i semplici comandamenti. Perciò:
È scelta d'amore anche da parte di Dio per sue determinate creature: «volontà di Dio»; «Io ho scelto voi» [Gv 15,16].
È dono complesso che si riferisce insieme alla natura, grazia e gloria; con l'intervento di Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio Spirito Santo.
5) Essere perfetto. Gesù, sentito il giovane che affermava di avere sempre osservati i comandamenti, «fissatolo, lo amò» [Mc 10,21]; in quel momento aggiungeva grazia a grazia.
Il vero primo e principale lavoro del religioso è quello di progredire, cioè perfezionarsi. Questo, in ogni istituto religioso, è il primo dovere; il secondo dovere riguarda il particolare ministero e apostolato cui si dedica ogni singolo istituto secondo la propria regola.
Dalla professione [dei voti] questo lavoro è obbligatorio e continuo, quanto cioè dura la professione. Chi non progredisce equivale ad un medico che ha accettata una condotta62 e non fa il medico; anche se forse facesse il capo di una banda musicale o desse lezioni di lingue. Il progredire è il dovere di stato63 al quale sono ordinate le grazie di stato; al quale sono ordinate le Costituzioni, il governo, la pietà, ecc. Se crescono | i difetti e diminuiscono la carità, la pazienza, l'umiltà, l'ubbidienza, ecc. la vocazione non è corrisposta.
6) Lasciare tutto. Cioè praticare la virtù ed il voto di povertà. Questo sopra l'esempio di Gesù Cristo ed in Gesù Cristo, che ne è il Maestro, l'esemplare, il dottore, il conforto; anzi è la ricchezza del religioso povero, il «sommo bene» eterno.
La povertà praticata secondo le Costituzioni: povertà che tutto lascia, che da tutto si stacca, che tutto usa per il Signore, che produce col lavoro proprio, che provvede alla comunità, che distribuisce ai poveri, che chiede, che fa passare dalle mani dell'abbiente al diseredato ed alle opere apostoliche.
L'ideale sta nel Vangelo, anzi in Cristo: al presepio, all'esilio di Egitto, a Nazareth, nella vita pubblica, durante la passione, sulla croce, al sepolcro.
7) Vieni. Lasciare la famiglia ed il pensiero di formarne una, per consacrare il corpo al Signore, in perfetta castità; per riservare a Dio tutte le forze: fisiche, intellettuali, morali, spirituali; tutto il tempo, le ore, i minuti per amare il Signore pienamente secondo il primo comandamento; per amare le anime e dedicarvi preghiera ed azione. «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso» [Mt 19,11].
L'Enciclica Sacra Virginitas64 conferma tutta questa dottrina; e richiama la definizione del Concilio di Trento: «La dottrina che stabilisce l'eccellenza e superiorità della verginità e del celibato sul matrimonio... fu solennemente definito dogma di fede nel Concilio di Trento»; e sempre così ha insegnato la Chiesa.
8) Seguimi. Cioè si richiede obbedienza. Segui i miei consigli, i miei esempi, i miei desideri. Con questo il religioso dà al Signore non solo i buoni frutti dell'albero, ma l'albero stesso. La perfezione da conseguirsi dal religioso non è una santificazione di qualsiasi forma o con i mezzi più eccellenti in sé, ma la sua perfezione, osservando sempre più i voti di castità, povertà, obbedienza, la vita comune e le proprie Costituzioni. Nella vita religiosa non si ha da scegliere il più perfetto in sé (esempio: se un secolare decide di ascoltare SS. Messe dalla prima luce alle tredici), ma ha da accettare e compiere quanto è disposto, nell'orario, per l'ufficio, nelle disposizioni. E non accettare e compiere in qualsiasi modo; ma impegnando mente, volontà, cuore, forze ad eseguire e realizzare quanto si era proposto di ottenere chi ha disposto le cose.
Eppure oggi si è tanto vuotato del suo vero senso il voto e la virtù stessa dell'obbedienza.
9) Avrai un gran tesoro in cielo. Nella vita religiosa si sviluppa al massimo la personalità umana in Cristo. Corrisponderà un proporzionato grado di gloria in cielo. Vi sono due similitudini chiare nel Vangelo che chiaramente sono da applicarsi alla vita religiosa: «Il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto in un campo. L'uomo, che lo ha scoperto, lo ricopre, e tutto lieto se ne va; vende quanto possiede e compra quel campo. - Il regno dei cieli è ancora simile ad un mercante che cerca pietre preziose; e che, trovatane una di gran valore, va, vende quanto possiede e la compra» [Mt 13,44-46]. Il religioso ha scoperto il gran tesoro del cielo; e tutto dà, per possederlo.
10) Riceverete il centuplo. È stato di vita il più elevato ed onorato da chi è retto. È sorgente di ineffabili consolazioni. Compie una preziosissima azione nella Chiesa e nell'umanità. Stabilisce l'animo in Dio: in una pace, preludio del cielo. Libera da innumerevoli angustie e pene nella vita presente. Moltiplica i meriti, offrendo speciali aiuti ed occasioni per la santificazione dell'anima.
Perciò: si è meno tentati, si cade più raramente, si risorge più presto, si muore più serenamente, si ottiene una gloria maggiore in cielo.
La vita religiosa è la vita che Gesù scelse per sé; che Maria e Giuseppe praticarono perfettamente; che gli Apostoli ed innumerevoli anime abbracciarono; che diede alla Chiesa tanti eroici difensori della fede, uomini di scienza ed arte, benefattori in ogni settore sociale.
11) Possederete la vita eterna. Non vi è segno e caparra così sicura dell'eterna salvezza uguale ad una vita religiosa osservata. Non solo il religioso si tiene lontano dal peccato e perciò dall'inferno, perché pratica i comandamenti; ma ancora evita il peccato veniale e vive in una continua abnegazione, perciò schiva il purgatorio e si arricchisce di meriti. Sarà tanto più vicino a Dio in cielo, quanto più gli è stato vicino e fedele sopra la terra. Perciò stesso che è religioso, appartiene ad uno stato più elevato, in cui sempre guadagna doppio merito; in ogni azione vi è anche sempre l'esercizio della virtù della religione.
12) Il giovane ricco non corrispose alla sua vocazione per avarizia ed attaccamento al suo patrimonio. Gesù, commentando l'atto del giovane che si ritirò rattristato, disse: «Quanto è difficile che un ricco si salvi!». Ora, qualsiasi passione assecondata può condurre l'anima all'eterna rovina; specialmente la passione principale. Così è della pigrizia, dell'orgoglio, dell'invidia, ecc. Lottare sempre per vincere: «O vincitori, o vinti».

37. MENTALITÀ PAOLINA

«O Dio, che hai illuminato tutte le genti con la parola dell'apostolo Paolo...». 65 [Ciò] corrisponde al secondo fine66 della Famiglia paolina: predicazione della dottrina dogmatica, morale, liturgica di Gesù Cristo e della Chiesa con i mezzi moderni più celeri ed efficaci.
Essa si propone di rappresentare e vivere S. Paolo, oggi; pensando, zelando, pregando e santificandosi come farebbe San Paolo, se, oggi, vivesse. Egli visse i due precetti dell'amore verso Dio e verso il prossimo in una maniera così perfetta da mostrare in sé il Cristo stesso: «Cristo vive in me» [Gal 2,20].
Egli si è fatta la Società San Paolo di cui è il fondatore.67 Non la Società San Paolo elesse lui, ma egli elesse noi; anzi ci generò: «sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo» [1Cor 4,15].
Se San Paolo vivesse, continuerebbe ad ardere di quella duplice fiamma, di un medesimo incendio, lo zelo per Dio ed il suo Cristo, e per gli uomini d'ogni paese. E per farsi sentire salirebbe sui pulpiti più elevati e moltiplicherebbe la sua parola con i mezzi del progresso attuale: stampa, cine, radio, televisione.68 Non sarebbe la sua dottrina fredda ed astratta. Quando egli arrivava, non compariva per una conferenza occasionale: ma si fermava e formava: ottenere il consenso dell'intelletto, persuadere, convertire, unire a Cristo, avviare ad una vita pienamente cristiana. Non partiva che quando vi era la morale certezza della perseveranza nei suoi. Lasciava dei presbiteri a continuare la sua opera; vi ritornava spesso con la parola e con lo scritto; voleva notizie, stava con loro in spirito, pregava per essi.
Egli dice ai paolini: Conoscete, amate, seguite il Divino Maestro Gesù. «Siate miei imitatori come io lo sono di Cristo» [1Cor 11,1]. Questo invito è generale, per tutti i fedeli e devoti suoi. Per noi vi è di più, giacché siamo figli. I figli hanno la vita dal padre; vivere perciò in lui, da lui, per lui, per vivere Gesù Cristo. Sono per noi appropriate le parole ai suoi figli di Tessalonica, ai quali ricorda di essersi fatto per loro forma: «per darvi noi stessi come esempio da imitare» [2Ts 3,9].69 Gesù Cristo è il perfetto originale; Paolo fu fatto e si fece per noi forma; onde in lui veniamo forgiati, per riprodurre Gesù Cristo. San Paolo-forma non lo è per una riproduzione fisica di sembianze corporali, ma per comunicarci al massimo la sua personalità: mentalità, virtù, zelo, pietà... tutto. La famiglia paolina, composta di molti membri, sia Paolo-vivente in un corpo sociale.
Conoscere e meditare San Paolo nella vita, opere, lettere; onde pensare, ragionare, parlare, operare secondo lui; e invocare la sua paterna assistenza.

38. MENTALITÀ SACERDOTALE

«[Signore] concedici di amare ciò che egli credette e di predicare ciò che insegnò», prega la Chiesa nella liturgia di un Apostolo.
I principi della mentalità sacerdotale sono dati dal Vangelo. Il sacerdote paolino alla retta mentalità umana, cristiana, religiosa, paolina, aggiunge una mentalità sacerdotale.
È costituita da tre elementi: profonda convinzione della verità, della morale e della liturgia; ardente amore alle anime; robustezza e fortezza di volontà.
Il sacerdote paolino nel suo amore a Dio ed agli uomini, tutto quello che è ed ha, vuole adoperare per loro: scienza, salute, preghiera, forze e la vita stessa. È la maggior carità vissuta: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» [Gv 15,13].
Quando la mente ed il cuore sono pieni, la volontà si accende e fortifica; riesce quasi impossibile tacere. Gli Apostoli, dopo la Pentecoste, al Sinedrio che proibiva di nominare Gesù Cristo, rispondevano: «Non possiamo tacere le cose udite e vedute» [cf. At 4,20].
Di qui nasce lo zelo.
Gesù, mostrando il suo Cuore infiammato d'amore per gli uomini, disse a S. Maria Margherita Alacoque che ormai non poteva più tenere nascosto e comprimerne la violenza: l'aveva perciò rivelato a tutti.
Il Divino Maestro manifestò chiaramente quale debba essere la mentalità sacerdotale:
a) «Come il Padre ha mandato me, così io mando voi»;
b) «Andate e predicate»;
c) «Insegnate a fare ciò che io ho a voi detto»;
d) «Battezzate nel nome...».

Cioè: predicate, reggete il popolo di Dio, santificatelo.
Essere un secondo Cristo rispetto a Dio ed all'umanità.
Voi siete la luce del mondo.
Voi siete il sale della terra.
Voi siete la città sul monte.
Voi dovete fare come io ho fatto.
Voi siete i miei testimoni.
Voi sarete perseguitati.
Il Buon Pastore dà la vita per le pecorelle.
Voi non siete del mondo.
Voi avrete il centuplo e la vita eterna.
Il Sacerdote è l'uomo di Dio.
Il Sacerdote è scelto tra gli uomini per compiere per gli uomini le cose che si riferiscono a Dio.
I discorsi del Sacerdote Eterno, Gesù Cristo, | agli Apostoli, messi assieme, formano tutta la mentalità sacerdotale.

39. L'ANIMA DI OGNI MENTALITÀ

«Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti» [Sal 119(118),36].
È la sapienza che Dio comunica alle anime umili, ai figli piccoli. È l'«hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli» [Lc 10,21]. È l'«inizio della sapienza, il timore del Signore» [Sal 111(110),10]. È l'introduzione al regno di Dio: «se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» [cf. Mt 18,3]. È il «se qualcuno è piccolo, venga a me e beva» [cf. Pro 9,4-5]. È il «mio Dio e mio tutto». È il «se conquistassi tutto il mondo...» [Mt 16,26]. È l'azione di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo sopra un'anima, che davvero è figlia di Dio, e per l'umiltà e la fede entra nello spirito del Padre Nostro.
Il timore di dispiacere a Dio e il desiderio di amarlo, il pensiero del paradiso e la ferma volontà di conquistarlo, il Vangelo, la SS.ma Eucaristia, Maria Madre nostra, la volontà ferma di progredire in ogni parte... tutta l'assorbono, la penetrano, la dominano, la guidano. «Omnia in uno videt».70 Si crea in fondo all'anima un ideale, cui convergono tutte le facoltà, raccolte in un volere, che vien da esse rafforzato ogni giorno: pensieri, fantasia, memoria, preghiera, cuore, relazioni, studio, letture... Tutto diviene materiale di costruzione per il grande edificio della personale santità e dell'apostolato.
Adempire completamente i due comandamenti: amare Dio, amare il prossimo. Quando si è arrivati a questa stabilizzazione dell'anima nelle verità divine, «la bocca del giusto proclama la sapienza, e la sua lingua esprime la giustizia; la legge del suo Dio è nel suo cuore» [Sal 37(36),30-31].

* * *

L'uomo allora vive in un'alta luce e serenità di spirito; ancora poggia con i piedi sulla terra, ma la sua fronte e la sua mente spaziano in alta atmosfera di luce; le “vanità umane” sono giudicate per quel che valgono, gli avvenimenti considerati da un'altissima specola, tutto è mezzo per il fine: la gloria di Dio da promuoversi con la propria santificazione e con la salvezza delle anime.
Sodezza di fede, speranza di ogni momento, lumi celesti, doni e frutti di Spirito Santo, gioia della vocazione, la pregustazione dei beni celesti, la penetrazione delle otto beatitudini, si succedono nell'anima..., è tutta una preparazione all'eterna visione, possesso e gaudio di Dio; resta solo che l'anima sia staccata dalla materialità del corpo per toccare quello che ha cercato.
«Lo nutrirà con il pane dell'intelligenza, e l'acqua della sapienza gli darà da bere» (Sir 15,3).
Pensare secondo Dio, secondo Gesù Cristo: ecco l'anima di ogni mentalità.

40. SACRA SCRITTURA

È la «Epistola Dei ad homines», la lettera di Dio agli uomini. Essa è la prima e principale lettera,71 per acquistare il pensiero di Dio; specialmente il Nuovo Testamento.
Le anime veramente pie fanno dei Santi Vangeli la loro delizia perché vi trovano gli insegnamenti e gli esempi di Nostro Signore Gesù Cristo e nulla le forma meglio alla soda pietà, nulla più efficacemente le avvia all'imitazione del Divino Maestro.
Avremmo mai capito che cos'è l'umiltà, la dolcezza, la pazienza, la sopportazione delle ingiurie, la verginità, la carità fraterna spinta fino all'immolazione di sé, se non avessimo letto e meditato gli esempi e le lezioni di Nostro Signore su queste virtù. I filosofi pagani, ed in particolare gli Stoici, scrissero certamente belle pagine su alcune di queste virtù; ma qual differenza tra quelle esercitazioni letterarie e l'accento persuasivo ed efficace del Divino Maestro! Si sente nei primi il letterato e spesso l'orgoglioso moralista che si colloca sopra il volgo: «odio la massa ignorante e la tengo lontana»;72 in Nostro Signore invece si nota una perfetta semplicità, che sa abbassarsi all'intelligenza del popolo; e poi Gesù pratica ciò che insegna, e cerca non la gloria sua, ma la gloria di Colui che lo ha mandato.
Inoltre le anime credenti sanno che ogni parola, ogni azione del Maestro contiene una grazia speciale che agevola la pratica delle virtù di cui leggono il racconto; adorano il Verbo di Dio nascosto sotto la scorza della lettera e lo supplicano di illuminarle, di far loro intendere, gustare e praticare i suoi insegnamenti. Questa lettura è come una meditazione e un pio colloquio con Gesù; e le anime escono da questa conversazione più risolute a seguire Colui che ammirano ed amano.
Gli Atti degli Apostoli e le Epistole somministrano pure alimento alla pietà: sono gli insegnamenti di Gesù vissuti dai discepoli, esposti, adattati ai bisogni dei fedeli, da coloro a cui Gesù affidò la cura di continuar l'opera sua: nulla di più commovente, di più efficace di questo primo commento del Vangelo.
Nell'Antico Testamento: vi sono parti che devono trovarsi nelle mani di tutti, come i Salmi. «Il Salterio - scrive il Lacordaire73 - era il manuale di pietà dei nostri padri; si vedeva sulla tavola del povero, come sull'inginocchiatoio | dei Re. È anche oggi, in mano al Sacerdote, il tesoro da cui attinge le aspirazioni che lo conducono all'altare, che lo accompagnano fra i pericoli del mondo». È il libro di preghiera, in cui si trovano espressi, con linguaggio pieno di vita e di freschezza, i più bei sentimenti d'ammirazione, d'adorazione, di timore filiale, di riconoscenza e di amore; le suppliche più ardenti nelle più varie e più penose circostanze; i richiami del giusto perseguitato alla divina giustizia; i gemiti di pentimento del peccatore contrito ed umiliato, la speranza del perdono e le promesse di vita migliore. Leggerli, meditarli e conformarvi i sentimenti, è certo occupazione santificante.
Anche i Libri Sapienziali possono essere fruttuosamente letti dalle anime pie; vi troveranno, insieme con i premurosi inviti della Sapienza increata a vita migliore, la discrezione, le principali virtù da praticare riguardo a Dio, al prossimo, a se stessi.
Quanto ai Libri Storici e Profetici, perché la lettura ne sia proficua, occorre una certa preparazione, e vi si deve soprattutto vedere l'azione provvidenziale di Dio sul popolo eletto, per preservarlo dall'idolatria e continuamente ricondurlo, nonostante i suoi traviamenti, al culto del vero Dio, alla speranza del Liberatore, alla pratica della giustizia, dell'equità, della carità, specialmente verso i piccoli e gli oppressi. Quando si possegga questa preparazione, vi si trovano attraentissime pagine; e se insieme con le buone opere vi si narrano pure le debolezze dei servi di Dio, è per ricordarci l'umana fragilità e farci ammirare la divina misericordia che perdona il peccatore pentito.

41. «PROBET SEIPSUM HOMO»74

«Chi è sapiente e scienziato tra voi? Lo mostri con la bontà della vita... Ma se avete nei vostri cuori ancora gelosia e discussioni non vi vantate per non mentire contro la verità. Perché non è questa la sapienza che discende dall'alto; questa è sapienza terrena, animalesca, diabolica. Dove infatti vi è gelosia e dissenso, ivi è scompiglio ed ogni azione malvagia. Invece la sapienza che viene dall'alto, prima di tutto è pura, poi è pacifica, modesta, arrendevole, dà retta ai buoni, è piena di misericordia e di buoni frutti, aliena dal criticare e dall'ipocrisia» (S. Giacomo 3,13-17).
L'umanità è progredita in tante cose, ma vi è una classe che domina nel mondo intellettuale, scientifico, economico, politico, sociale, scolastico, educativo, giornalistico, radiofonico, televisivo, redazionale, ecc.; classe che ha perso l'ormeggio della mente; sembra una nave in balìa delle onde; di conseguenza i viaggiatori sono in pericolo di essere vittima delle onde e dei venti.
Un aereo magnifico, ma che ha perduto la direzione; un'automobile che ha il volante rotto.
La civiltà cristiana ha per madre la scienza, per padre il Dio della rivelazione. Avvenuto il divorzio tra scienza e fede, a soffrirne sono gli uomini; come i figli sopportano le conseguenze dei genitori divorziati.
«Hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa» (Rm 1,21).
«Dov'è il saggio, dov'è lo scriba, dov'è l'indagatore di questo secolo? Non ha Dio infatuato la sapienza di questo secolo? Poiché il mondo non seppe conoscere Dio nella sapienza, piacque a Dio di salvare i credenti per mezzo della stoltezza della predicazione. I Giudei chiedono miracoli, i Greci cercano sapienza. Ma noi predichiamo Cristo Crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per i Gentili; ma per quelli che sono chiamati, Cristo è virtù e sapienza di Dio. Poiché quello che in Dio appare stoltezza supera ogni sapienza umana, e quello che appare debolezza è maggiore di ogni umana forza» (1Cor 1,20ss).

* * *

«Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo... Essi mi hanno conosciuto... hanno creduto» [cf. Gv 17,3.8].

42. MALATTIE DELLA MENTE

La grazia medicinale è l'azione dello Spirito Santo in quanto medica le malattie che il peccato ha causato nell'uomo. Queste malattie quanto all'intelligenza nostra sono specialmente:
- l'ignoranza, non solo rispetto alle verità della fede, ma qualche volta anche rispetto ad alcuni tra i principali doveri di legge naturale;
- l'irriflessione, per cui molte volte le cose sentite non si ripensano, né si meditano, né si assimilano;
- la dimenticanza, per cui molte persone niente ricordano delle parole udite, sono come smemorate: parola di Dio caduta lungo la strada...;
- la durezza di testa, ad acconsentire o capire le verità naturali e soprannaturali: parola di Dio caduta sopra la pietra;
- l'errore, che per molte ragioni oscura la mente, così che solo qualche raggio di verità può entrare, o forse neppure questo;
- il pregiudizio, per cui è così difficile accettare qualche verità, e anche cose chiarissime sono respinte per partito preso, od ostilità aperta: parola di Dio caduta tra le spine;
- la perversione intellettuale, per falsi sistemi che sconvolgono la mente (naturalismo, scientismo, meccanicismo, materialismo, criticismo, volontarismo, ecc. ecc.); così che per qualche tempo essa è incapace a superarsi ed accogliere le verità, anche più semplici.
Gente che resiste alla verità, gente corrotta di mente, di nessun valore rispetto alla fede (cf. 2Tm 3,8).
Per tutte queste malattie che colpirono la mente umana c'interroghiamo se l'uomo sia divenuto più infermo di cuore, o di testa, o di volontà. E se vi sia in noi tale umiltà da accusare questi mali e tale confidenza da ricorrere al medico Gesù Cristo. Occorrono trattati più copiosi che quelli riguardanti le malattie del corpo. La | diagnosi di queste malattie (ad esempio l'ateismo attuale dei senza-Dio) è spesso complicata, alle volte quasi impossibile; giacché spesso è il cuore con tutte le sue passioni che fa male alla testa. «Tutto è puro per i puri; per i contaminati nulla è puro, ma si è contaminata in loro anche la mente e la coscienza» scrive S. Paolo a Tito (cf. Tt 1,15). Talvolta però sono semplici la terapeutica e la prognosi. Innanzi a certe situazioni non resta che la preghiera: la quale però è l'onnipotenza di Dio messa a servizio dell'uomo umile e confidente. E sempre abbiamo per mediatrice, presso il Divin Medico, Maria SS.

43. RIMEDI

All'ignoranza si rimedia con l'istruzione. Che l'ignoranza religiosa sia oggi il più gran male è constatato in molti documenti degli ultimi Pontefici (Pio X, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII).
Cresca la cultura e l'istruzione civile!
Il lavoro intellettuale è il più nobile, il più faticoso, il più meritorio quando fatto rettamente, il più utile.
Ma cresca di pari passo l'istruzione religiosa, la cultura: questa apporta beni per il presente e specialmente per l'eternità.
Accanto alle scuole sempre meglio organizzate, occorre che sia organizzato il catechismo.
Nell'interno della vita paolina questo studio abbia tempo abbondante, maestri distinti, metodo efficace, controllo di recitazione ed esame di licenza. Si ha da tenerne conto, insieme alla pietà e virtù, come della prima esigenza per la vocazione. Come si diverrebbe maestri ed apostoli, se prima non si è stati buoni discepoli ed amanti dello studio delle materie sacre?75 L'apostolo deve tanto possedere ed amare la scienza sacra da sentire il bisogno di comunicarla.
All'irriflessione opporre la custodia della mente: il seme caduto sopra la strada non germoglia. Occorre che sia messo profondamente nel terreno. «Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» [Lc 2,19]; meditava. Udire cose buone e non meditarle, non applicarle alla vita pratica per eseguirle, equivale a chi si ciba ma non digerisce; significa essere «ascoltatori della parola, ma non esecutori» [cf. Gc 1,22]; si moltiplicherebbero le responsabilità.
I riflessi e le applicazioni con i propositi dopo la predica importano di più che la predica stessa. Esigono fatica, ma assicurano il frutto.
L'accidia mentale, l'inazione, la mancanza di qualsiasi interesse intellettuale espongono la mente al pericolo di rimanere vittima di qualunque pensiero che passi in essa.
All'accidia della mente si oppone una continua e salutare attività. La mente lavora sempre; è disposta a nutrirsi di qualunque cibo. Se la si occupa in cose buone non avrà tempo per il male. Certo vi è da appoggiarci alla grazia; ma non dobbiamo tentare Dio; sempre usare buon senso e prudenza. Una mente che s'interessa di varie cose e si nutre di cibo sano, non accetterà il veleno.
Alla durezza di testa si oppone la docilità. Se l'anima si mette nella buona disposizione: «Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta» [1Sam 3,9], porta una condizione necessaria. I farisei non la possedevano; perciò non si arresero neppure all'evidenza. Tommaso non volle credere agli altri Apostoli che protestavano di aver veduto il Signore; e tutti gli Apostoli meritarono che Gesù «li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore» [Mc 16,14] perché, pur avendolo più volte veduto, non avevano creduto alla sua resurrezione.
All'errore si oppone la verità. Lo spirito di bugia e di falsità è proprio del demonio, che ingannò sin dal principio. Cercò di ingannare anche Gesù Cristo. Nell'anima imbevuta di errori la verità entrerà difficilmente. Quanto è difficile la conversione dei maomettani, degli ebrei, dei buddisti! Errori che si sono insediati in quelle anime da secoli, impediscono la penetrazione dei raggi evangelici.
Quando si sono formate convinzioni erronee di qualsiasi genere, non si presta orecchio alla verità, e l'animo si mette come in una posizione di difesa, se richiamato.
Si dice che occorre conoscere l'errore ed il male... Si risponde: a determinate condizioni, però, e cioè: che vi sia una necessità, che prima già la mente sia bene illuminata e fortificata nella verità, che intervenga il consiglio ed il legittimo permesso, che prima umilmente si preghi. Neanche per salvare altri possiamo mettere in serio pericolo l'anima nostra.
Al pregiudizio si oppone la rettitudine. Se vi fosse un interesse contrario, esempio perdere il posto, o una passione dominante, o l'orgoglio... la parola di Dio non arriverebbe a maturità. Il consenso sarebbe passeggero, come è soffocato il seme nato in terreno coperto di spine. A chi è retto di cuore è facile predicare, facile far correzioni, facile dare consigli, facile la perseveranza.
Alla perversione della mente si oppone una buona logica. I sofismi, i particolarismi, i | falsi sistemi abbondano oggi più che mai; spesso l'errore è sottile, presentato con forme persuasive. Il principio si è questo: «Uno solo è il vostro Maestro, il Cristo» [Mt 23,10]. Ogni teoria che non collima con Cristo e con la Chiesa ci fa dubitare. Il dubbio si purifica con buoni maestri di fede, con lo studio della logica, con la preghiera. Quando si è retti, la grazia divina soccorre alla nostra insufficienza.
È necessario che le due correnti, mente e cuore, si accompagnino: il che si ottiene col sottomettere il cuore alla ragione per mezzo di una costante guida. Conoscere la verità, ma incitare il cuore ad amarla. Il vero cattolico non si contenta di un godimento ignorante della sua fede, ma la studia, la penetra e ne diviene nel suo ambiente un apostolo.

44. NON LASCIATEVI PERVERTIRE LA MENTE...

«Guardatevi dai falsi profeti» [Mt 7,15], che sorgono da ogni parte: letture, compagni, audizioni della radio, cinematografie, spettacoli di ogni genere... Quanto ha cambiato di pensiero, aspirazione e vita Ignazio di Loyola leggendo il S. Vangelo e le vite dei Santi! Don Chisciotte è un grande esempio dell'efficacia dei pensieri e letture in altro senso. S. Teresa d'Avila, fanciulla, dopo letture buone si accende di generosi ideali missionari.
È inutile ciò che non serve al fine.
Mille rivoli, che si disperdono, a nulla servono. Cento che si raccolgono in grosse tubazioni per una centrale elettrica sono una potenza di luce e calore. Così un'intelligenza mediocre, che raccoglie le forze attorno ai doveri, darà assai più che un'altra che disperde pensieri, tempo, energia in molte cose; occupatissima per concludere poco.
Occorre uguale tempo a fare le cose bene che a farle male; per esempio impiegare bene e con risultato l'anno scolastico o impiegarlo male e con bocciatura; così l'ora di visita [eucaristica], le pratiche di pietà, l'apostolato.

45. IDEOLOGIE

È facile rilevare come il mondo odierno sia diviso in varie ideologie in materia religiosa, sociale, politica, filosofica, morale, artistica, ecc.76 Quanto è distante l'ideologia giapponese dalla spagnola, il pensiero cinese dall'inglese, la spiritualità indiana dalla maomettana, la protestante dalla cattolica! Parlando solo di sociologia e religione: liberalismo, democrazia cristiana, comunismo, ecc. partono da teorie opposte ed arrivano alle opposte conclusioni pratiche che tutti conosciamo: nella vita individuale, familiare, sociale, politica, religiosa-morale.
Il chierico, che aspira al sacerdozio per la famiglia; che, fatto prete, si spende ed impiega forze, denaro ed influenze per parenti e nipoti; che si circonda di essi e ne subisce le influenze ecc., questo chierico ha una falsa mentalità.
Il chierico, invece, che considera il sacerdozio nello spirito del Vangelo e dei Santi: cioè, una consacrazione a Dio ed alle anime; e fatto sacerdote è tutto per Dio e le anime: questi ha una giusta mentalità.

46. TENDENZE PERICOLOSE

L'intelletto ci fu dato per conoscere la verità e soprattutto Dio e le cose divine. Dio è il vero Sole della mente, che ci illumina con doppia luce, la luce della ragione e quella della fede. Nello stato presente non possiamo pervenire all'intera verità senza il concorso di questi due lumi, e chi l'uno o l'altro rifiuti, volontariamente si accieca. E tanto più importante è la disciplina dell'intelletto in quanto che è lui che illumina la volontà e le rende possibile il volgersi al bene; lui che, sotto il nome di coscienza, è regola della vita morale e soprannaturale. Ma perché ciò avvenga, bisogna mortificarne le principali tendenze difettose, che sono: la curiosità, la precipitazione, l'orgoglio, l'ostinazione.
1) La curiosità è una malattia della mente che ne accresce l'ignoranza: porta, infatti, con eccessivo ardore alle cognizioni che piacciono, anziché a quelle che sono utili, facendo così perdere un tempo prezioso. Ed è spesso accompagnata dalla fretta e dalla precipitazione, che ingolfano in studi che solleticano la curiosità, a detrimento di altri assai più importanti.
Per trionfare, è necessario: studiare in primo luogo non ciò che piace, ma ciò che è utile, massime77 poi ciò che è necessario: «id prius quod est magis necessarium», dice San Bernardo, occupandosi del resto solo a modo di ricreazione. Non si deve leggere che parcamente ciò che alimenta più la fantasia che l'intelletto, come la maggior parte dei romanzi, o ciò che riguarda le notizie ed i rumori del mondo, come il giornale e certe riviste. Ugualmente si deve dire della radio, cinema, televisione.
2) Nelle letture bisogna schivare la fretta eccessiva, non voler divorare in pochi momenti un volume intero. Anche quando si tratta di buone letture, conviene farle lentamente, per meglio capire e gustare ciò che si legge. Or ciò riuscirà anche più facile, a chi studi non per curiosità, non per compiacersi | della propria scienza, ma per motivo soprannaturale, per edificare sé ed il prossimo: «Per edificare, e questa è carità...; per essere edificati, e questa è prudenza»78 (S. Bernardo). Perché, come giustamente dice S. Agostino, la scienza deve essere messa a servizio della carità: «Così la scienza venga adoperata come uno strumento [machina] per innalzare la struttura della carità».79 Il che è vero anche nello studio delle questioni di spiritualità; vi sono infatti quelli che, in questi studi, mirano piuttosto ad appagare la curiosità e la superbia, anziché a purificare il cuore ed a praticare la mortificazione e costruire l'edificio spirituale.
3) L'orgoglio della mente è il più pericoloso e più difficile a guarire.
È quest'orgoglio che rende difficile la fede e l'obbedienza ai Superiori: si vorrebbe bastare a se stessi, tanta è la fiducia che si ha nella propria ragione, e si stenta a ricevere gli insegnamenti della fede, o almeno si vuole sottoporli alla critica e all'interpretazione della ragione; così pure si ha tanta fiducia nel proprio giudizio, che rincresce consultare gli altri e specialmente i superiori. Ne nascono dolorose imprudenze; ne viene una ostinazione nelle proprie idee che fa recisamente condannare le opinioni non conformi alle nostre. Ecco una delle cause più frequenti di discordie, talora pure tra autori cattolici. S. Agostino rilevava queste sciagurate divisioni che distruggono la pace, la concordia e la carità.
Per guarire quest'orgoglio della mente, bisogna sottomettersi, con docilità di fanciullo, agl'insegnamenti della fede: è lecito, certo, il cercar quell'intelligenza dei dogmi che si acquista con la paziente e laboriosa indagine, giovandosi degli studi dei Padri e dei Dottori, principalmente di S. Agostino e di S. Tommaso; ma bisogna, come dice il Concilio Vaticano [I], farlo con pietà e sobrietà, ispirandosi alla massima di S. Anselmo: «fides quærens intellectum».80 Si schiva allora quello spirito di ipercritica che col pretesto di spiegarli attenua e riduce al minimo i dogmi. Sottomettere il giudizio non solo alle verità di fede, ma anche alle direzioni pontificie; nelle questioni liberamente discusse, si lascia agli altri la libertà che si desidera per sé, e non si trattano con sdegno le opinioni degli altri. Così entra la pace negli animi.
4) Ostinazione. Nelle discussioni non bisogna cercare la soddisfazione dell'orgoglio ed il trionfo delle proprie idee, ma la verità. È raro che nelle opinioni degli avversari non ci sia una parte di verità che ci era fino allora sfuggita: l'ascoltar con attenzione ed imparzialità le ragioni degli avversari e concedere quanto è giusto nelle loro osservazioni, è pur sempre il mezzo migliore per accostarsi alla verità, e serbare le leggi dell'umiltà e della carità.
Per disciplinare l'intelligenza bisogna studiare ciò che è più necessario, e farlo con metodo, costanza e spirito soprannaturale, cioè col desiderio di conoscere, amare e praticare la verità.

47. PECCATI DELLA MENTE

«Bada bene che non ti entri in cuore questo pensiero iniquo» (Dt 15,9). Religiosi che tengono nella mente per mesi ed anni pensieri contrari alla vocazione ed alla professione; doppio male, cioè pensiero cattivo e porsi in occasione per una definitiva rovina spirituale. Cosa perciò più grave che il pensiero e l'immaginazione contraria alla castità.
Tengono pensieri e false idee sull'obbedienza o sulla povertà; che porteranno ad una vita di reale indipendenza, ed a continui abusi e peccati contro il voto e la virtù.
«Il proposito dello stolto è il peccato» (Pro 24,9).81
Tengono pensieri di avversione, contro questa o quell'altra persona; seguiranno giudizi, sospetti, sinistre interpretazioni, parole ed azioni contrari alla carità.
Vivono in abituali distrazioni, ovunque ed in tutto: chiesa, studio, scuola, apostolato... trascurando ogni sforzo a dominarsi: è chiaro che tutto sarà imperfetto, insufficiente, senza frutto vero; cervelli vuoti.
Sogni ambiziosi, fondati sul desiderio di arrivare, di farsi un nome: nello sport, nell'aviazione, nell'oratoria, nella scienza, nella musica... E se si verifica qualche apparente risultato, più nessuna moderazione! sia che si cammini verso un'attività religiosa, morale, sociale; come economica o sportiva: ciascuno verso i suoi centri di interesse. Occorre la realtà della vita: il poco, il semplice, il tantino ogni giorno;82 verso una meta meditata, desiderata, consigliata, definita: non si viva di sogni, ma si parta dalla gavetta83 e si proceda sul lento e sicuro cammino dei virtuosi.
Vi sono bambini di cent'anni; che nel loro sviluppo mentale rimangono stazionari, sui 14-18 anni; mentre è cresciuto il corpo ed hanno fatto progressi negli studi: hanno ancora ipocrisie e rispetti umani, un modo di pensare e ragionare fanciullesco; persone che non maturano; arrivano all'età adulta, ma sono frutti sempre acerbi. Sono incapaci di responsabilità; schiavi delle opinioni altrui, senza | principi chiari ed orientativi, sono come navi in alto mare senza bussola e timoniere, in balia delle onde; aerei senza pilota; non hanno trovato i punti cardinali della vita; né loro giovano le esperienze; a 22-24 anni non sanno ancora cosa faranno e cosa vogliono nella vita. Nei momenti importanti e decisivi, vi gettano là un «decidete voi» che agghiaccia... e vi fa pensare, se vi trovate dinanzi ad uno che deve avere tre volte l'uso di ragione, ed una vera maggiorità.
Persone orgogliose che non conoscono né Dio, né se stessi; vanno avanti secondo le impressioni: li esalta una lode, li abbatte una osservazione; si fidano di sé e disprezzano il consiglio altrui; non sentono il bisogno del ricorso a Dio, per cui «ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore» [Lc 1,51].

48. CONTRO LO SPIRITO SANTO

Pentitevi. Tra i peccati contro lo Spirito Santo vi è l'«impugnare la verità conosciuta».84 Esso infatti si oppone al dono della verità rigettando così il mezzo primo e principale per avvicinarsi ed aderire a Dio; e quindi salvarsi. Dio stesso non potrà salvarlo. Implicitamente chi impugna la verità conosciuta nega la verità e la veracità di Dio. «Costoro non solo respingono la verità; ma la invidiano negli altri e non vogliono che la sua luce benefica e la sua virtù giungano al popolo» (S. Gregorio Magno). Esempio: i Farisei contro Gesù Cristo e contro Pietro e Giovanni dopo la guarigione dello storpio operata nel nome di Gesù. «Chi non crede sarà condannato» [Mc 16,16].
Oggi è peccato molto diffuso, il più diffuso e grave, anzi: le false ideologie e la lotta contro il Cristo ed il suo Vicario, governi, partiti, giornali, cinema, radio, maestri, conferenzieri, televisione ecc. sembrano uniti in congiura contro Dio-Verità.
Come peccato contro lo Spirito Santo, non viene rimesso né in questo né nel futuro secolo. Non già che non sia perdonato chi si pente; ma finché il peccatore impugna la verità conosciuta manca della disposizione per il perdono. Occorre che si penta, accetti la verità e prometta di vero cuore di rimanere in essa. Chi non ascolta la verità non è da Dio, né con Dio, né andrà con Dio, né vedrà Dio, in cielo: «Pentitevi dunque, perché siano cancellati i vostri peccati» [cf. At 3,19].

49. VOCI DELLA COSCIENZA

Fate penitenza. L'esame più difficile riguarda l'interno, in modo particolare la mente. Eppure è il primo e principale.
Come si studia? Come si approfondisce la scienza sacra? Come si dispensa il pane dell'intelligenza?
Esaminarsi anche sopra le otto malattie della mente;85 sopra i rimedi; sui mezzi atti a costituire in noi una sana mentalità naturale e soprannaturale; sino all'abitudine ai pensieri soprannaturali, alla vita di fede.
L'esame si estende pure alle origini, cause e costitutivi di ogni peccato: sta nella mente, nei pensieri.
Di nessun dono di Dio si fa tanto sciupìo come della mente che è il più prezioso: quanti pascoli avvelenati, specie oggi per le letture, la radio, il cinema, la televisione! Quanti pensieri contrari alla fede ed alla virtù! Per quanti la mente rimane incustodita, e vaga nelle cose più strane!
Vi sono atti peccaminosi che si consumano del tutto nell'interno; come sarebbe approvare e volere di nuovo una cattiva azione. Vi sono atti peccaminosi che si consumano con le parole e le opere. Sempre, però, la mente ha una parte necessaria.
Persone che sono ben pulite all'esterno, manierose nel tratto, gentili nel parlare ed operare, ed hanno invece la mente piena di luridume, di vento, di giudizi e pensieri contrari ad ogni virtù!

50. VIGILANZA!

Ogni pensiero acconsentito contrario alla fede, la morale, la liturgia, la Chiesa, la dottrina sociale della Chiesa... diviene peccato.
Questo peccato può essere veniale o grave. I pensieri contro la fede, la carità, il quarto, sesto, nono, decimo comandamento sono maggiormente da esaminarsi.
Quali contrasti tra una calma esteriore ed una tempesta interiore! Pensieri irragionevoli di rivolta, di ambizione, di sensualità, di sogni febbrili, di mondanità... Procedenti da letture, discorsi, spettacoli, ambizioni... E nella stessa comunità anime semplici, interamente di Dio, in una pace vittoriosa.
Ciò che importa non è tanto «dove la persona si trova, ma ciò che pensa». S. Paolo, tra le catene scrive: «Sono ripieno di consolazione, il cuore mi trabocca di gioia in mezzo a tutte le nostre tribolazioni» (cf. 2Cor 7,4); altri si disperano e maledicono Dio, uomini e se stessi.
Il ricco Epulone è infelice anche se sazio; mentre Lazzaro gode gran pace pur coperto di piaghe ed affamato.
Il carattere nostro dipende in gran parte dalla pratica di una disciplina interiore che ci porta a controllare i nostri pensieri.
Il nervosismo non è l'epilogo di una tempesta di pensieri amari, ispirati ad invidia bassa, orgoglio, ambizione... inconfessata, mai vinta? E la dolcezza sovrana, l'uguaglianza di comportamento, la comprensione, l'utilizzare anche i rottami per una nuova e santa edificazione, il cercare sempre nel bene la vittoria sul male... non procede dall'abitudine a dominare i pensieri?
Il Manzoni fa una magnifica descrizione della serenità del Card. Federico: «La presenza di Federico era di quelle che annunziano una superiorità e la fanno amare. Il portamento era naturalmente composto, e quasi involontariamente maestoso, non incurvato né impigrito punto dagli anni; l'occhio grave e vivace, la fronte serena e pensierosa; con la canizie, nel pallore; tra i segni dell'astinenza, della meditazione, della fatica, una specie di floridezza verginale: tutte le forme del volto indicavano che, in altre età, c'era stata quella che più propriamente si chiama bellezza; l'abitudine dei pensieri solenni e benevoli, la pace interna d'una lunga vita, l'amore degli uomini, la gioia continua d'una speranza ineffabile, vi avevano sostituita una, direi quasi, bellezza senile, che spiccava ancor più in quella magnifica semplicità della porpora» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. XIII).
Nessuno è sicuro della sua vita senza la disciplina interiore. Il freno esterno, come la vigilanza sui sensi, la clausura, l'assistenza, ecc., può cedere in qualche momento alla pressione che viene dai cattivi pensieri interni e condurci ad atti che produrranno rovina e scandalo.

51. MEMORIA ED IMMAGINATIVA

Viviamo l'istante fuggevole; tra un passato che si è dileguato ed un futuro avvolto nelle tenebre. L'uomo deve guardare dietro ed innanzi a sé. Dal passato le esperienze, le lezioni, gli ammonimenti più utili; le ansiose anticipazioni del futuro, accompagnate da un sano ottimismo, debbono attirare più in alto. Ecco la memoria che raccoglie tesori dal passato; ecco l'immaginazione che prepara il futuro e rende quasi palpabili e reali le cose dell'avvenire. La torcia dell'immaginazione illumina il cammino, che però farai a passo risoluto ed occhio fermo.
Ma queste due grandi forze, doni di Dio, possono diventare rilassatezza, ristagno, sconfitta, tormenta. La storia del passato può essere un ricordo di sogni sbiaditi e forme spettrali di inquietudine e rimpianti: per indebolire e gettare nel pessimismo, anche disperato!
L'immaginativa ha creato invenzioni, preparato gli eroi, date le ali per i più grandi voli ed ascensioni dei Santi. Ma può diventare sorgente di piaceri oziosi, di egoismi, di sogni pazzi; e forgiare una vita irreale, vuota, per cui, come sotto l'azione di un narcotico, l'uomo si contenta di consumare l'esistenza in sogni.
L'ideale cristiano è positivo, non negativo. Si affoghi il male in un mare di bene.
La disciplina mentale raccoglierà queste due forze per farle entrare nell'unità, in giusto ed illuminato equilibrio. Ciò è solo possibile nella pienezza del cristianesimo; e, meglio ancora, della vita religiosa.
Mente, cuore e volontà uniti, con radici affondate nel passato, con la immaginativa che rende il futuro paradiso più reale che la nostra stessa esistenza... Allora? L'azione della volontà sarà vigorosa, l'anima si affretterà verso il premio dell'alta vocazione in Cristo Gesù. L'uomo è ciò che pensa.

52. INDUSTRIE DI BUON RENDIMENTO

Essere ordinati nel lavoro interiore: propositi, esami, confessioni, pratiche di pietà, tenendo conto dei risultati.
Usare sempre dei migliori confessori, amici, autori, riviste, banche, sistemi, audizioni, libri, ecc.
Usare accorgimenti mnemonici, annotare prediche e conferenze udite, spiegazioni in classe, ricordi edificanti od istruttivi.
Largo uso di taccuini, cartellini, registri, di macchine moderne per ufficio.
Vi è un metodo poi semplice e fu il segreto di tante opere ben riuscite: “pensarci su”,86 usare prudenza, far bene i calcoli, disporre i mezzi secondo buoni consiglieri e la luce del Tabernacolo: insomma la prudenza, che permette la serenità della mente.
Il “surmenage” (eccesso di occupazione interna ed esterna) è un peccato contro la temperanza; ma vi sono tanti mezzi per far di più, senza fatiche eccessive, che è virtù e merito adoperarli.

53. OPERARE CON LA TESTA

«Senza la fede è impossibile essere graditi a Dio».87
Il primo ossequio al Divino Maestro sta nel fare le cose con la testa. In ogni azione umana meritoria concorrono corpo, cuore, volontà e mente. Cioè fare le opere con amore, | impegnandovi le energie con intelligenza. La mente sta in primo luogo.
Intendere bene la mente divina nel darci i comandamenti ed i consigli evangelici. Intendere bene la mente della Chiesa, le nostre Costituzioni e il Diritto Canonico. Intendere bene le disposizioni del Superiore, del Maestro, del Confessore, del capo-reparto, ecc.
Mettere nelle opere tutta la intelligenza per eseguirle bene, sempre meglio; sempre studiando vie ed industrie per accelerarne il compimento; onde si arrivi a dare un risultato sempre migliore in tutto: dal Confessionale, alla redazione, alla cucina, alla tecnica, alla scuola, alla contabilità, ecc. Quale differenza tra propagandista e propagandista! Quale differenza tra librai e librai! ecc. Questo nel senso naturale e nel senso soprannaturale. Esempio: chi opera con fede, si appoggia a Dio, ha fine retto, riuscirà meglio nel lavoro sopra le anime, farà rendere di più le sue opere guadagnando meriti più grandi. Per esempio: chi opera «secondo le intenzioni per cui Gesù continuamente s'immola sopra gli altari».88
Mettere la testa nel pregare, nel lavoro tecnico, nella scuola. Tra i libri, gli amici, le pellicole, i consiglieri, i confessori, ecc. scegliere sempre il meglio.
L'amore della verità, per la verità, nella verità, è il primo e più santificante amore: «sanctifica eos in veritate» [Gv 17,17], pregava Gesù per gli Apostoli.

54. «TU SEPTIFORMIS MUNERE»89

Nel terzo mistero doloroso consideriamo Gesù incoronato di spine. È uno dei più dolorosi strazi preparati a Gesù Cristo dagli uomini: i peccati di mente sono, infatti, i più gravi, i più numerosi, i più rovinosi; dovevano essere scontati per noi da Gesù con pene ineffabili. Sono direttamente contrari al Maestro Divino, che disse: «Io sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità» [Gv 18,37]. I predicatori dell'errore e dell'eresia alzano cattedra contro quella del Maestro unico, rendendo testimonianza alla falsità...
A questo mistero doloroso corrisponde il terzo glorioso: la discesa dello Spirito Santo, Lumen cordium.90 Dei sette suoi doni, quattro riguardano in primo luogo la mente: sapienza, intelletto, scienza, consiglio. Gioverà recitare i due misteri in corrispondenza. «Veni... mentes tuorum visita...».91

* * *

La redenzione o instaurazione consiste nel restaurare l'uomo, ristabilire questo monumento della sapienza, potenza, bontà di Dio: «Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza» (Gn 1,26). A somiglianza di Dio - Uno e Trino -; monumento che il barbaro - il demonio - ha sfregiato, deturpato e, nella parte più bella, ha abbattuto; ma di cui è rimasta l'ossatura, “mente, volontà, sentimento”. Allora il Figlio, che ne aveva fatto il magnifico disegno, venne a restaurarlo; e giacché si trattava, in parte, addirittura di rifacimento, tornò a tracciarne il disegno; e lo migliorò; anche perché Dio, che aveva subìto l'affronto peccaminoso, avesse una condegna92 riparazione non solo, ma accrescimento di gloria: «Cerco la gloria di Colui che mi ha mandato» [cf. Gv 7,18].
L'uomo nella creazione fu il capolavoro di Dio: posto tra la pura materia e lo spirito, anello di congiunzione: composto di corpo e di anima, con lo scopo di signoreggiare la natura sensibile e farsi voce e “sacrificio di lode” a Dio.93
Dio è Uno, ma pure Trino; onde Dio volle ornare l'uomo di tre facoltà, di cui ciascuna ha l'impronta di una Divina Persona: la volontà del Padre, l'intelligenza del Figlio, il sentimento dello Spirito Santo: divino capolavoro di Dio Uno e Trino.
Ma quando il Padre vide questo stupendo capolavoro che gli riassumeva il creato visibile ed il creato invisibile ed era una stupenda edizione, immagine e fotografia di sé, trasalì di gioia come l'artista che, scolpito il meraviglioso Mosè, lo contemplò estasiato di tanta bellezza e vigore, e quasi dimentico che si trattava di marmo gli scagliò lo scalpello esclamando: «Perché non parli? Perché non circola in te la vita?».94
Nello stesso modo Dio disse: «Facciamo circolare in questo essere, l'uomo, la vita divina e sia anche nostra somiglianza». Elevò la mente, la volontà, il sentimento dell'uomo a partecipare della sua stessa vita; e l'uomo fu innalzato a partecipare alla vita divina, stato soprannaturale; fu allora un mistero di potenza, di sapienza e di bontà, per cui l'uomo non era più solo uomo, ma il figlio di Dio: un uomo sopra l'uomo; un monumento divino sopra il monumento umano.
Il peccato distrusse tutto questo monumento divino e sfregiò anche il monumento umano.
L'Architetto divino, il Figlio, presentò un disegno in seconda edizione, rifatta, corretta, e migliorata; piacque al Padre, che mandò il Figlio stesso ad eseguirlo.
Venne: confermò la verità, i comandamenti, la vera pietà, con l'autorità che veniva da Dio: «Come uno che ha autorità, e non come i loro Scribi e Farisei» (Mt 7,29). Aggiunse verità divine, precetti divini, culto nuovo e divino; perché l'uomo arrivasse a vedere, possedere, godere Dio in cielo. Onorare Dio Uno e Trino, vivere la vita eterna e divina. Meraviglia sopra meraviglia. Il demonio fu sconfitto, giacché vede l'uomo felice in cielo, essere più potente, sapiente, felice.
E ciò che più vale: le azioni umane, nell'esercizio retto della mente, volontà, sentimento, compiute in Cristo sono assorbite e fatte come proprie da Gesù Cristo; perciò elevate a produrre nuova ed immensa gloria a Dio e grazia e merito a chi le compie. Attraverso a questo passaggio obbligato, il Mediatore Cristo, si mutano in sue operazioni; come gli atti dell'uomo, anche più volgari (esempio, dar un passo) se ordinati dalla ragione divengono umani.

55. «AUFERTE MALUM COGITATIONUM VESTRARUM AB OCULIS MEIS»95

Se l'uomo è in primo luogo intelligente, fatto per la verità, è ovvio che le prime e più gravi tentazioni sono rivolte alla mente.
Già la prima battaglia combattuta in cielo fu una battaglia di pensiero e di idea: fu il primo errore, per cui Satana si paragonò a Dio ed aspirò agli onori divini, e Michele che alzò il grido, assecondato dagli angeli buoni: «Chi è come Dio?».96
Seguì la tentazione di Satana ad Eva: «Non morrete; diverrete simili a Dio; saprete il bene e | il male» [cf. Gn 3,4-5]. Ed Eva si lasciò persuadere e persuase Adamo. Mangiarono il frutto vietato e si apersero i loro occhi e capirono il male fatto ed i mali che ne conseguivano. Battaglia tra la verità e l'errore.
Ed oggi la battaglia del cielo si è trasferita sulla terra. Le lotte tra i popoli sono le contrarie ideologie, prima che col mitra e le bombe: «pro e contro Dio, Cristo, la Chiesa, la vita eterna».
E così avviene in ciascuna anima; ed in ciascuna comunità. La verità unisce, la falsità semina la discordia. Prima della rivolta della volontà vi è la rivolta della mente; prima dello spirito di indipendenza nella vita vi è l'indipendenza della mente. Non si crede al Vangelo; poi, non si pratica il Vangelo. Pochi, ad esempio, credono alle beatitudini. «Hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna... Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami» (Rm 1,25-26).

56. «SERMO TUUS VERITAS EST»97

Per vincere Satana, Gesù Cristo contrappone alle sue false affermazioni la verità divina, quale viene dalla Scrittura.
Satana dice: «Ordina che queste pietre divengano pani». Gesù Cristo risponde: «Sta scritto: non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
Satana dice: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù dalla terrazza del tempio, perché gli angeli ti sosterranno...». Ma Gesù risponde: «È scritto: non tentare il Signore Dio tuo».
Satana dice: «Ti darò tutti i regni della terra... se mi adorerai». Ma Gesù risponde: «Adorerai il Signore Dio tuo e servirai a Lui solo».
Allora Satana lo lasciò; e vennero gli angeli a servirlo [cf. Mt 4,3-11].
L'uso del Vangelo è utilissimo nelle nostre lotte: «La lettura del Vangelo sia per noi salute e protezione».
Leggiamo nella Liturgia:
«Tu (Cristo) vera luce dei beati, illuminaci col tuo sereno volto, e dissipa il sonno della mente».98

57. «MENTIS REATUS CORRUAT»99

Sciupio della mente in letture inutili;
- sciupio della mente in visite inutili;
- sciupio della mente nelle indecisioni;
- sciupio della mente in conversazioni inutili;
- sciupio della mente in giuochi e vacanze prolungate oltre misura, in spettacoli cinematografici e televisivi e audizioni radio;
- sciupio della mente nel pensare o giudicare altri senza averne la responsabilità;
- sciupio della mente in fantasticherie;
- sciupio della mente in progetti irrealizzabili;
- sciupio della mente in timori, preoccupazioni affannose del futuro, scrupoli;
- sciupio della mente nel crearsi una larga corrispondenza, senza vera utilità;
- sciupio della mente nell'operare disordinatamente, precipitosamente, malamente;
- sciupio della mente nel cambiare con leggerezza il confessore, il direttore spirituale, istituto, propositi...

58. «EMINENTIA LIBERÆ MENTIS»100

Ogni sforzo, dunque, sia qui: riempire la mente di buoni pensieri; con ogni attenzione, sempre e dovunque: di modo che non rimanga né spazio, né tempo per i cattivi. Ciò avverrà per chi pensa a Dio, alla pietà, allo studio, all'apostolato, ai suoi doveri.
L'accidia mentale, l'inazione, la mancanza di interesse intellettuale... espongono la mente a diventare il campo di qualsiasi cosa irragionevole o brutta. Invece, se tenuta in continua e salutare attività ed il suo interesse costantemente impegnato, si eviteranno tante tentazioni e cose spiacevoli.
La grazia di Dio asseconda sempre chi usa così del buon senso e della prudenza.
Ciò specialmente quando si avvicina il pericolo, o già è presente: riempire la mente di pensieri sani, di ordine naturale e di ordine soprannaturale. Operare, quindi, indirettamente con avvedutezza, calma e confidenza.
«Donaci, Signore, la salute della mente».101 Quali i pensieri tale la mente. I frutti fan conoscere la pianta; la botte dà il vino che contiene. Una mente sana e vigorosa produce pensieri sani; una mente inferma, invece, pensieri viziati.
Pensieri deboli, sfrenati, indegni, forse? Dipendono dalle cattive condizioni di salute o di educazione della mente. Per dare frutti migliori dovrà migliorare la sua salute e rieducarsi, per possedere una «mens sana in corpore sano».102

59. «PER EVANGELIUM EGO VOS GENUI»103

Nella Verità, Gesù Cristo ci ha generati; per essa siamo divenuti figli di Dio. È necessario vivere e fruttificare come siamo nati. Il culto della verità è culto a Dio: «bisogna adorare in spirito e verità» [cf. Gv 4,24].
Dare la verità è dare Dio agli uomini e portare gli uomini a Dio.
La verità di Gesù Cristo risulta dal Vangelo e dalla Tradizione.
Comunicare questa verità, applicarla ai bisogni dei tempi, farla vivere è ufficio degli Agiografi del Nuovo Testamento, di S. Paolo, della Chiesa, dei Dottori, degli Scrittori ecclesiastici, della Famiglia Paolina.

60. «EST VERITAS CHRISTI IN ME»104

S. Paolo fu il grande interprete e predicatore del Vangelo. Lo comprese nella rivelazione del Maestro Divino, fu Dottore e Maestro delle nazioni. Dopo Gesù Cristo la verità che salva incominciò ad allargarsi e scorrere come fiume sempre alimentato dalla sorgente, e che nel suo corso | riceve affluenti, ingrossa e porta ovunque beneficio e santità.

61. «COLUMNA ET FIRMAMENTUM VERITATIS»105

La Chiesa infallibile ed indefettibile, sempre predica, insegna, difende la verità... In essa e per essa i Padri, i Dottori, i Predicatori, gli Scrittori ecclesiastici e cattolici.
In questo fiume di verità che attraversa tempi e luoghi, si inserisce umile discepola e maestra, secondo lo spirito di S. Paolo, la Famiglia Paolina: «compi la tua opera di annunziatore del vangelo»106 [2Tm 4,5].
Considerare il fiume di verità:
1) Padri e Dottori - 2) Scrittori eminenti - 3) La Famiglia Paolina in servizio della verità con la stampa.

62. «SERVI VERITATIS»107

1. Dottori della Chiesa. Sono Scrittori ecclesiastici eminenti per dottrina ortodossa, santità; approvati espressamente od implicitamente dalla Chiesa. Se a queste tre doti si aggiunge una quarta, cioè l'antichità, prendono il nome di Dottori o Padri. Sono almeno 28.
Dottori-Padri sono: otto maggiori, di cui quattro nella Chiesa Occidentale: Ambrogio, Girolamo, Agostino, Gregorio Magno; e quattro nella Chiesa Orientale: Atanasio, Basilio, Gregorio Nazianzeno, Giovanni Crisostomo.
Poi sono ancora annoverati tra i Dottori-Padri: Efrem, Leone Magno, Ilario, Cirillo Alessandrino, Cirillo Gerosolimitano, Pietro Crisologo, Giovanni Damasceno, Isidoro [di Siviglia] spagnolo.
Dopo l'età patristica abbiamo: Beda Venerabile, Bernardo, Pietro Damiano, Tommaso Aquinate, Bonaventura, Anselmo, Alfonso Maria de' Liguori, Francesco di Sales, Pietro Canisio, Giovanni della Croce, Bellarmino, Alberto Magno.
La Messa dei Dottori incomincia con le parole: «In mezzo all'adunanza [il Signore] gli diede il dono della parola; e lo riempì di sapienza e di intelletto; e lo rivestì di gloria» (Sir 15,5).
Vi sono poi uomini meno insigni, ma che pure hanno illustrata la dottrina della Chiesa con scritti di valore per farci conoscere il pensiero cattolico dei vari tempi.108
[...]
Nella Famiglia Paolina, veneriamo tra i Dottori specialmente: san Tommaso d'Aquino per la filosofia, sant'Agostino per la teologia, san Bernardo per la mariologia, sant'Alberto Magno per le scienze naturali, san Giovanni della Croce per la mistica, san Gregorio Magno per la pastorale, sant'Alfonso M. de' Liguori per la morale, san Francesco di Sales per l'ascetica.

2. La Famiglia Paolina a servizio della verità. «Santìficali nella verità» (Gv 17,17).
Essa è impegnata nel campo catechistico. Il Catechismo è il libro più stampato e diffuso, dal suo primo giorno di vita; perché in primo luogo sta la predicazione; e la più semplice, divina-apostolica, cioè il catechismo.
Sono noti i testi catechistici, per classi, redatti dal Primo Maestro, illustrati e editi a cura delle Figlie di San Paolo...
Preparati e diffusi i cortometraggi catechistici; anche in varie lingue. Preparate e diffuse le filmine per Bibbia, Liturgia, Vangelo. Preparati e diffusi i quaderni catechistici, albums, e tutto il materiale catechistico.
Settimane catechistiche, convegni catechistici, Guide catechistiche, la rivista catechistica. [...]
Nel campo biblico: ricordiamo anzitutto la Nuova versione della Bibbia fatta sui testi originali. Del Rev. Don Robaldo sono da segnalare le numerose edizioni del Vangelo: Il Vangelo della gioventù; Il Vangelo della mamma educatrice; il Vangelo delle famiglie; il Vangelo del lavoratore; Il Vangelo quotidiano. [...]
Nella liturgia: sono uscite le numerose edizioni del Messale Quotidiano e del Messale Festivo... Tra le opere di formazione liturgica, segnaliamo la traduzione della monumentale opera del Guéranger: L'anno liturgico, in cinque volumi... Presso Casa Madre è pure in corso di stampa l'Enciclopedia Liturgica. [...]
Nella teologia pastorale: la collana Pastorale è iniziata sotto la direzione del Primo Maestro. Comprende tre sezioni: a) Magisterium, spiegazione del Credo e delle verità dogmatico-morali; b) Ministerium, la Sacramentaria e la Liturgia; c) Regimen, affronta i problemi della pratica pastorale. [...]
Nella Patristica, occorre anzitutto segnalare la benemerita collana “Il fiore dei Santi Padri e degli scrittori ecclesiastici”, curata dalle Figlie di S. Paolo, che comprende 53 titoli e si arricchisce man mano di nuovi volumi. [...]

63. «VERBA MEA NON TRANSIBUNT»109

«Il Signore condusse il giusto per vie rette, e gli mostrò il regno di Dio, e gli diede la scienza delle cose sante; lo prosperò nei lavori e ne coronò le fatiche con frutti abbondanti. Contro la frode degli oppressori lo assistette, e lo fece ricco. Lo difese dai nemici e dagli insidiatori e gli diede vittoria in aspra lotta, onde si persuadesse che di tutto trionfa la sapienza» (Sap 10,10-12).
Si vedono talvolta fatti inspiegabili, se considerati superficialmente; molto ben spiegabili invece, se approfonditi secondo la fede.
Uomini che sono poveri di ogni cosa: prestigio, potere, scienza, denaro, abilità per le imprese, protezione umana, salute... eppure hanno mosso il mondo: S. Francesco d'Assisi, S. Benedetto, S. Ignazio di Loyola, S. Giovanni Bosco, S. Giuseppe Benedetto Cottolengo, S. Teresa di Gesù, i dodici Apostoli e tanti altri. Uomini, invece, forniti di molti beni e doti interne ed esterne, potenti nella loro posizione sociale e nel loro prestigio... e sono rimasti come alberi carichi di fogliame e di fiori, ma senza frutto; non esercitarono una salutare influenza sociale, non lasciarono opere vitali; finirono delusi e deludendo.
Quale spiegazione? Difficile e facile ad un tempo, sotto diversi aspetti; i primi, guidati da pensieri umili, e pieni di fede; gli altri orgogliosi di mente e fiduciosi nel loro valore... «Chi si vanta dei carri e chi dei cavalli, noi siamo forti nel nome del Signore nostro Dio» [Sal 20(19),8]; esempio, Golia e Davide; Napoleone e Pio VII; i veri riformatori e gli eretici. Agli umili di mente e di cuore Iddio abbonda in grazie; agli orgogliosi di mente e di cuore, Dio resiste. «La verità del Signore rimane in eterno»;110 neppure un iota cadrà.

64. «PURIFICA, DOMINE, MENTES BENIGNUS ET RENOVA»111

Niente va più soggetto a tentazioni, fraintesi, deviazioni, falsificazioni che la devozione o lavoro di santificazione.
Non si falsificano i biglietti da una lira, d'ordinario, ma da mille e diecimila. Così è l'opera del diavolo. Per cui vi sono libri che pretendono di insegnare le vie di Dio e sarebbe carità bruciarli. La via di Dio è semplice ed altissima: e Gesù Cristo nella sua catechesi l'ha ridotta al massimo della semplicità per portarla alla massima facilità: ogni contadinello può capirla e seguirla. Ed ogni uomo, fosse pure il più dotto, vi ritroverà sempre cose che superano la sua intelligenza.
Numero uno, dunque! Bada alla tua mente; ama il Signore con la tua mente. Pietà prima di tutto sapiente, procedente da ragione e dai dogmi. «Pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l'intelligenza; canterò con lo spirito, ma canterò anche con l'intelligenza» [1Cor 14,15].
La pietà che non nasce dalla fede non dura; senza l'istruzione religiosa e la fede non vi sarà la virtù. Stanno sopra lo stesso piano soprannaturale fede, speranza, carità, pietà, ma la radice è la fede, che farà la pianta robusta, con abbondanza di frutti.

65. STUDIO

«Signore, dammi la Sapienza, che siede in trono accanto a te» [Sap 9,4]. Così pregava Salomone. Il sapere non è solo necessario per conseguire una posizione; ma anche per elevare la vita.
Uno studio determinato, un programma chiaro anche nei particolari, un insegnamento metodico, gli esami regolati.
Il giovane è impressionato da tutto quello che lo circonda; la sua fantasia lo trascina, quasi lo domina; la riflessione è grave sacrificio; ama la libertà, lo sport, i trattenimenti, il gioco, gli spettacoli.
Educarlo ad uno studio serio, specialmente delle materie che più inducono alla riflessione (come il latino, la matematica, la filosofia ecc.) è cosa di grande difficoltà, ma insieme di gran merito ed utilissima per la vita.
La scuola è un tempio se l'insegnante comprende che è maestro; e l'alunno che è educando, non solo instruendo.
Tra un maestro modellato sopra il Maestro Divino e l'alunno docile si stabilirà, poco per volta, una collaborazione a vantaggio dello scolaro, una relazione così cordiale da superare, negli istituti religiosi, quella tra padre e figlio, pur così sacra.
Il buon maestro è un occulto benefattore, spesso trascurato, ma tanto benemerito dell'umanità; e tanto più in un istituto religioso, colui che compie questa parte delicatissima e necessaria.
Iniziare un buon giornale, costruire una parrocchia, aprire un cinema educativo, fornire spettacoli televisivi e trasmissioni-radio sane e formative... opere che valgono una buona scuola; e proporzionatamente si può dire «cose che faranno chiudere parecchie prigioni».

66. IL CONTROLLO

«Lava le impurità della mente». Il controllo dei nostri pensieri si fa sorvegliando le vie di accesso, ed impedendo che alcuno di essi s'imponga senza un consenso cosciente ed attuale. Cosa difficile: 1) perché richiede vigilanza continua; 2) perché alcuni si introducono senza che siano sollecitati e rifiutano di andarsene se ne vien dato l'ordine; 3) perché, se vanno, ritornano quasi di soppiatto; 4) perché forse hanno già asservita l'immaginazione, il cuore, la ragione stessa; 5) perché la mente è delicata e un controllo forse improvviso o violento è dannoso per l'organismo e per l'equilibrio della mente.
Lo sforzo di non essere orgogliosi, non ci renderà umili; l'umiltà è cosa vitale e positiva; non è solo l'assenza dell'orgoglio.

67. METODO SICURO

È quello positivo: «Vincere il male col bene» (cf. Rm 12,21); nutrire pensieri di verità, di ordine, di giustizia riguardo a Dio, al prossimo, a noi stessi: sul passato, presente, futuro.
Riempita la mente di bene sarà vuotata del male: come per cacciare l'aria dalla bottiglia basta mettervi dell'acqua. Non si combina nulla se si vogliono cacciare le tenebre da una camera agitando o sbattendo la scopa o l'asciugatoio; introducetevi, invece, una lampada accesa e le tenebre scompariranno in un attimo.

68. LA COMUNIONE

«Mens impletur gratia».112 La Comunione sia completa: unione di corpo e unione di cuore, unione di volontà, unione di mente: pensare come Gesù, ragionamenti ispirati alla fede, giudizi secondo la mente divina, sia naturali che soprannaturali. «L'azione del dono celeste, Signore, prenda possesso delle nostre menti e dei nostri corpi».113
La fede è unificante e trasformante. Ci unisce a Dio, verità infinita, facendoci entrare in comunione col pensiero divino; conoscere Dio come Egli si è rivelato nella creazione e nell'incarnazione del Figlio. «Per la fede la luce di Dio diventa luce nostra; la sapienza di Dio, sapienza nostra; la scienza di Dio scienza nostra; la mente di Dio mente nostra; la vita di Dio vita nostra» (Gay).114
Vi è una verginità di mente e di fede! Si custodisce come la purezza dei sensi.
Non una Comunione soltanto di corpo o soltanto di cuore o soltanto di volontà, ma in primo luogo di mente; unirci con la più nobile nostra facoltà alla mente di Gesù; per avere con lui una sola mentalità. «È l'essere superiore che si assimila l'inferiore».115 «Signore, riempici della tua luce», secondo la Liturgia.
La prima parte della Redenzione operata da Gesù Cristo riguarda la mente: predicò il suo Vangelo. Questa redenzione si applica ad ognuno che detestando ogni falsità diviene simile a Gesù Cristo nella mentalità. Questo è frutto della nostra comunicazione con Lui. Nella Comunione Gesù sana anche le malattie della mente: «Sorga risanata anche la mente», per vincere l'ignoranza, l'irriflessione, la dimenticanza, l'ottusità, la superstizione, il pregiudizio, ecc. Gesù penserà in noi: «Cristo vive in me» [Gal 2,20]. Ora la vita intellettuale è la prima e più necessaria.
Gli atti di preparazione e ringraziamento sono:
1) Adorare Gesù, Verità, Via e Vita, presente sopra l'altare; quindi l'atto di fede ed accettazione del Vangelo e della dottrina della Chiesa, con la condanna di ogni dottrina contraria;
2) Detestare ogni pensiero ed atto contro la fede, le virtù cristiane e religiose, emettendo pure i propositi di imitare Gesù Cristo;
3) Fiducia e speranza di ottenere un amore più vivo a Gesù Cristo, al Vangelo, alla Chiesa; speranza di ottenere il vero zelo per la gloria di Dio e per le anime.
Quando si eccitasse solo in noi l'amore, o la imitazione di Gesù Cristo, la nostra Comunione non sarebbe integrale: perciò minori frutti si ricaverebbero.
Inculcare la Comunione integrale: perché come prega la Chiesa «giovi a difesa dell'anima e del corpo».116

69. ESAME DI COSCIENZA, CONFESSIONE, DIREZIONE SPIRITUALE

«Lo nutrirà con il pane dell'intelligenza, e l'acqua della sapienza gli darà da bere» (Sir 15,3). Esaminiamoci sui pensieri... confessiamo i pensieri... facciamoci dirigere sopra i pensieri... L'esame e l'accusa sui pensieri devono precedere.
La formazione di una retta mentalità è la prima parte nella direzione delle anime e nella formazione del giovane e del carattere del cristiano.
Gesù Cristo richiamava spesso a vigilare sopra l'interno: mancanze di vera carità, di vera umiltà, di vera pietà... Non è la santificazione della mente e del cuore la parte sostanziale nel discorso della montagna? e dei discorsi riportati dai vari Evangelisti, specialmente da S. Giovanni? «Cada il reato della mente» (Liturgia).
Contraddizioni: atti di umiltà esterna e l'orgoglio di mente; di sottomissione con lo spirito di ribellione; di gentilezza con il rancore; apparire digiunanti e mangiare di nascosto; vita esteriormente austera e pensieracci e fantasie disoneste; pregare sugli angoli delle strade, anziché nel segreto della stanza...
Il superiore, il confessore, il direttore spirituale non intendono fare degl'ipocriti, né di operare come carabinieri; ma vogliono formare convinzioni profonde, conversioni di mente, il vero religioso, il vero cristiano. Diranno, faranno leggere, salveranno da false ideologie, smonteranno una testa dominata da false concezioni...
«La speranza non delude» [Rm 5,5]. Lo scoraggiamento117 è il risultato di pensieri oscuri o di insuccessi? Comunque è il tarlo roditore, la rovina dell'ideale. Su di esso va concentrata la lotta ad ogni costo, poiché il nemico mira ad abbattere le fondamenta dell'edificio. Il più brutto demonio dell'inferno è lo scoraggiamento.
Vi sono motivi umani e soprannaturali di fiducia. Il passato, anche il più infelice, può diventare elemento di costruzione per un futuro lucente; esempio «l'arte di trarre profitto dalle proprie colpe».118 «Tutto concorre al bene» [Rm 8,28] e viene annotato: «anche i peccati».
«Speranza ultima dea».119 [Questo motto] è più vero per il cristiano.
Vi è tempo a vincere una nuova battaglia, quando una prima è andata perduta; forse per la vita stessa; sempre per l'eternità. «Risorga già la mente, cessando di giacere intorpidita a terra»120 (Liturgia).
Considerare Pietro! Considerare Paolo! Considerare Agostino! Considerare il P. Cristoforo e lo stesso Innominato nei Promessi Sposi.121 Considerare tanti letterati, soldati, artisti, statisti, professionisti, educatori, ecc.
Vi è la grazia, vi è la misericordia di Maria, vi è la confessione, vi è l'Angelo Custode; vi è sempre qualche persona che il Signore ha mandato sopra la nostra via, cui confidarsi... E quando tutto sembra oscurità... in un colloquio intimo con Gesù riappare la luce, ritorna la forza... «In lui è la salute, la vita e la nostra risurrezione».122

70. VISITA AL SS. SACRAMENTO

La visita al Ss. Sacramento per l'apostolo è come un'udienza, una scuola, ove il discepolo o il ministro si intrattiene col Divin Maestro.
Molti sono i metodi proposti per trarre da questa pratica i maggiori frutti. Indicatissimo quello in onore di Gesù Maestro, Via, Verità e Vita.
Secondo questo metodo la visita si divide in tre parti di eguale durata; ricordiamo qui la prima parte. È un esercizio d'amor di Dio, fatto con tutta la mente ed ha un triplice scopo:
1) Considerare e onorare, in Gesù Cristo e con Gesù Cristo, Dio, somma ed essenziale Verità.
2) Riassumere, rischiarare ed unificare al servizio di Dio tutte le cognizioni naturali e soprannaturali che si sono acquistate nella formazione intellettuale, spirituale e pastorale.
3) Impetrare che tutti gli uomini pervengano alla luce della verità, secondo quanto dice il Vangelo: «Questa è la vita eterna: che conoscano te, unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo» (Gv 17,3).
In questa prima parte la mente ha modo di condannare l'errore, di approfondire le divine verità e consolidare la fede.
Nel libro delle Preghiere nostre è scritto: «Prima parte: diretta ad ottenere aumento di scienza spirituale e di fede; a) si canta o si recita il Sanctus; b) si fa l'atto di dolore; c) segue una lettura spirituale, preferibilmente sul Vangelo o le Lettere di S. Paolo; d) riflessi e preghiere, ad esempio qualche mistero gaudioso, il «Credo», «In principio era il Verbo», «Lux una»123 ecc.
Le altre due parti dipendono dalla prima, riguardano l'amore di Dio con tutte le forze e con tutto il cuore.

71. LA MEDITAZIONE

Ha sempre una parte che riguarda la mente: o ricordando verità e fatti edificanti; o leggendo, o ascoltando istruzioni utili all'anima. È, difatti, definita «una elevazione ed una applicazione dell'anima a Dio per compiere verso di Lui atti doverosi e diventare noi stessi migliori». Agli incipienti124 si consiglia per avviarsi la lettura meditata, per esempio sull'Imitazione di Cristo, il Combattimento spirituale,125 il Vangelo.
Sono indicati molti metodi per meditare; ma la parte principale consiste in «considerazioni per convincerci della necessità o della grandissima utilità della virtù che si vuole acquistare; oppure nell'imprimerci nella mente una verità-guida, un'idea-forza».
All'intelligenza spetta il fornire quelle profonde convinzioni che saranno insieme guida e stimolo per la volontà. Sono le convinzioni atte a muovere la volontà onde scelga ciò che è conforme alla volontà di Dio. Si possono compendiare così: il mio fine è Dio, e Gesù è la via che devo seguire per giungere a lui; devo quindi far tutto per Dio in unione con Gesù Cristo; un solo ostacolo si oppone al mio fine ed è il peccato; devo quindi fuggirlo; e se ebbi la disgrazia di | commetterlo, devo ripararlo subito; un solo mezzo è necessario e basta a schivare il peccato: far sempre la volontà di Dio; devo quindi continuamente mirare a conoscerla e a conformarvi la mia condotta. Per riuscirvi, ripeterò spesso la parola di S. Paolo nel momento della conversione: «Che devo fare, Signore?» [At 22,10]. E la sera nell'esame deplorerò le mie mancanze.
La persona saggia ha nell'anima sempre presenti i propositi ed il programma della sua vita e dell'annata, e conclude sempre su tali pensieri e decisioni: «Lampada per i miei passi è la tua parola, Signore» [Sal 119(118),105].
I metodi insegnati dai Santi sono vari, ma convengono sostanzialmente su questi princìpi:
1) La meditazione ha il fine di eccitare la volontà a pentirsi del male e formulare propositi efficaci per l'avvenire. Consta di esercizi di mente, di cuore, di pietà e di volontà.126
2) Si ha da partire perciò dalla mente: ricordare massime, fatti, verità; leggendo e ascoltando; arrivando a pensieri chiari ed a convinzioni profonde. Su queste si fonderanno i sentimenti buoni e le risoluzioni forti.
3) Gesù opererà per mezzo dello Spirito Santo: «Infondi benigno nelle nostre menti lo Spirito Santo, dalla cui Sapienza siamo stati creati e dalla cui Provvidenza veniamo governati» (Liturgia).127
4) Maria è Maestra e Madre delle sante meditazioni. «Maria... conservava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» [Lc 2,19].
Preghiamo con la Chiesa: «Dio... allontana propizio da noi ogni avversità; affinché, liberi nell'anima e nel corpo, attendiamo con libertà di spirito al tuo servizio».128

72. LA SANTA MESSA

In essa vi è il sacrificio e la comunione; ma la prima parte è didattica o istruttiva: epistola e Vangelo che si concludono con l'atto di fede per mezzo del Credo. Ogni fedele, seguendo un messale, può conoscere l'insegnamento e la verità che sono da professarsi e ritenersi e meditarsi nel corso della giornata.
La domenica si fa, da parte del sacerdote, la lettura del Vangelo al popolo, ed in molte messe anche un commento, detto spiegazione. Così la Chiesa spezza il pane dello spirito. «Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» [cf. Mt 4,4].
Troppe messe sono ascoltate senza la parte dell'intelligenza; quindi non portano più frutto che una partecipazione ad una processione; mancando l'amore della mente, sarà ben difficile l'amore del cuore e della volontà.

73. «UNA SIT FIDES MENTIUM ET PIETAS ACTIONUM»129

Equilibrio. Vi è una duplice restaurazione, redenzione, riunificazione: l'umana e la divina.
La mente sia disciplinata: pensi la verità; il cuore sia incitato ad amarla; la volontà trovi appianata la strada retta. Compito della vita cristiana è l'assecondare nell'anima l'opera del Maestro Divino, che ripara l'inganno del demonio tentatore di Eva. Filosofia ed arte si associno.
L'educazione fatta in sapienza ed amore formi l'uomo di carattere.
«Amerai il Signore con tutto il tuo cuore e con tutta la tua mente» [cf. Lc 10,27].
Un amore inintelligente è cosa sciocca, accumula rovine; un'intelligenza astratta e fredda è quasi praticamente inefficace, accumula rimorsi e travagli.
Equilibrio, cioè: occorre che mente e cuore si sviluppino in armonia per sostenere la volontà, come due gambe che devono portare il corpo. Il cuore darà allora buon contributo alla mente, perché molte cose si rivelano e scoprono per l'amore. «Il poeta ci dà una rivelazione che la scienza completamente ignora».
L'amore apre l'occhio: «Chi non ama non conosce». «Lo riconobbero nello spezzare il pane» [Lc 24,35]. Anime che hanno santamente amato, quanto hanno imparato! S. Maria Maddalena, S. Teresa, San Francesco di Sales, S. Pio X.
Analogamente, chi vive la vita del cuore trascurando l'intelligenza, non arriva al godimento più alto degli affetti. Esiste, infatti, un amore intellettuale che nasce, ad esempio, dal contemplare la natura come in S. Francesco d'Assisi, o l'opera divina come in S. Francesco di Sales. Uno scienziato che sia anche poeta sarà equilibrato. Quanti scienziati senza poesia e pietà menano vita infelice!
Cosa sarebbe, invece, di un aspirante al Sacerdozio che non conservasse l'equilibrio tra cultura della mente e governo del cuore?
Occorre, quindi, sviluppare il lato in cui difettiamo: eccitare il cuore ad amare ciò che conosciamo; o ad accrescere la conoscenza di quanto amiamo: affinché la mente rifletta più perfettamente, come un terso specchio, la verità.
Uomini di fede e di grandi ideali, che il cuore colorì e riscaldò di amore forte come la morte: S. Giovanni Bosco, S. Giovanni Battista de La Salle, S. Giuseppe Benedetto Cottolengo, S. Ignazio di Loyola, Dante, S. Francesco Saverio, S. Pietro Claver, S. [Francesca] Cabrini, San Pio X, il B. Angelico, Manzoni, Marconi, ecc.
L'uomo retto ed il Santo raccolgono queste membra disperse, ed in Cristo ricostituiscono l'uomo nuovo ed anche la società, secondo la creazione; ricostituiscono più bello un edificio che era stato rovinato dal peccato: ecco la restaurazione. «Omnia instaurare in Christo».130

74. «SOLITUDO MENTIS»131

L'abituale raccoglimento ed applicazione alle nostre cose: doveri, studi, uffici, ministeri, conversazioni, ecc.
Raccoglimento nella preghiera: occupandoci di Dio e dell'anima nostra, secondo l'invocazione: «Purifica il mio cuore da tutti i pensieri vani, perversi ed estranei».132
Raccoglimento nello studio: scegliere bene, intender bene, con accorgimenti fissare nella memoria, disporsi a comunicare con grazia; secondo l'avviso di S. Paolo: «Dèdicati alla lettura... e all'insegnamento» [1Tm 4,13].
In ogni apostolato e nell'abituale condotta, dice Pio XII nell'Enciclica Sacra Virginitas: «Non cedere mai, neppure col pensiero, al peccato».
«La fuga dei pericoli non consiste solo nell'allontanare le occasioni esterne (esempio, lasciare il mondo), ma soprattutto nell'innalzare la mente, quando si è tentati».

75. «SOLLICITE CURA TEIPSUM»133

Pio XII aggiunge: «Tutti i Santi e le Sante hanno sempre considerato la fuga e l'attenta vigilanza per allontanare con diligenza ogni occasione di peccato come mezzo migliore per vincere in questa materia: purtroppo, però, sembra che oggi non tutti pensino così. Alcuni sostengono che tutti i cristiani, e soprattutto i sacerdoti, non devono essere segregati dal mondo, come nei tempi passati, ma devono essere presentati al mondo e, perciò, è necessario metterli allo sbaraglio ed esporre al rischio la loro castità, affinché dimostrino se hanno o no la forza di resistere. Quindi i giovani chierici devono tutto vedere, per abituarsi a guardare tutto tranquillamente e rendersi così insensibili ad ogni turbamento. Per questo permettono loro facilmente di guardare tutto ciò che capita, senza alcuna regola di modestia; di frequentare i cinematografi, persino quando si tratta di pellicole proibite dai censori ecclesiastici; sfogliare qualsiasi rivista, anche oscena; leggere qualsiasi romanzo, anche se messo all'Indice o proibito dalla stessa legge naturale. E concedono questo perché dicono che ormai le masse di oggi vivono unicamente di tali spettacoli e di tali libri; e, chi vuole aiutarli, deve capire il loro modo di pensare e di vedere. Ma è facile comprendere quanto sia errato e pericoloso questo sistema di educare il giovane clero per guidarlo alla santità del suo stato. “Chi ama il pericolo perirà in esso” (Sir 3,25). Viene opportuno l'avviso di S. Agostino: “Non dite di avere anime pure, se avete occhi immodesti, perché l'occhio immodesto è indizio di cuore impuro”.
«Un metodo di formazione così funesto, poggia su di un ragionamento molto confuso. Gesù Cristo disse dei suoi Apostoli: “Io li ho mandati nel mondo”; ma prima aveva detto di essi: “Essi non sono del mondo; come neppure io sono del mondo”, e aveva pregato con queste parole il suo Padre Divino: “Non ti chiedo che li tolga dal mondo, ma che li liberi dal male”. La Chiesa, quindi, che è guidata dai medesimi princìpi, ha stabilito norme opportune e sapienti per allontanare i sacerdoti dai pericoli in cui facilmente possono incorrere, vivendo nel mondo; con tali norme la santità della loro vita viene messa sufficientemente al riparo dalle agitazioni e dai piaceri della vita laicale.
«A più forte ragione i giovani chierici, per essere formati alla vita spirituale ed alla perfezione sacerdotale e religiosa, devono venire segregati dal tumulto secolaresco, prima di essere inseriti nella lotta della vita; restino pure a lungo nel Seminario o nello Scolasticato per ricevervi un'educazione diligente ed accurata, imparando poco alla volta e con prudenza a prendere contatto con i problemi del nostro tempo, conforme a quanto scrivemmo nella Nostra Esortazione Apostolica Menti Nostræ (1950)».

Nel resto vale la parola di S. Paolo in riguardo ai pensieri: «Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri» [Fil 4,8].

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