ALLE FIGLIE DI SAN PAOLO 



GIACOMO ALBERIONE


OPERA OMNIA





«ALLE FIGLIE DI SAN PAOLO»




«Medita queste cose, vivi in esse,
affinché il tuo progresso sia palese a tutti
»
1Tm 4,15




GIACOMO ALBERIONE


ALLE FIGLIE
DI SAN PAOLO

Meditazioni e Istruzioni


TEMPO DELLA MATURITÀ
E DEL CONCILIO
1959








FIGLIE DI SAN PAOLO - CASA GENERALIZIA


Edizione a cura del Segretariato Internazionale di Spiritualità (SIS):
sr M. Adeodata Dehò, sr Elisabetta Capello, sr Monica Baviera, sr Maria Grazia Gabelli.

Grafica: sr Sergia Ballini fsp


Si ringraziano per la collaborazione le sorelle archiviste di Roma, l'archivio storico della Società San Paolo, il Centro di Spiritualità Paolina della Società San Paolo


Sigla dell’opera: FSP59.


© Figlie di San Paolo, Casa Generalizia, 2015
Via San Giovanni Eudes, 25 - 00163 Roma

uso manoscritto

MEDITAZIONI VARIE 1959


Le Meditazioni varie del 1959, sono trentuno. Circa la metà degli interventi del Primo Maestro, per lo più occasionali, sono rivolti alle Figlie di San Paolo presenti nelle comunità di Roma, via Antonino Pio o a tutta la Famiglia Paolina, riunita nel Santuario Maria Regina degli Apostoli. Nelle prediche dettate alle Figlie di San Paolo che prestano servizio presso l’Ospedale Regina Apostolorum di Albano, allora semplice casa di cura, il Fondatore si rivolge anche a suore ammalate appartenenti ad altre Congregazioni, e invita con chiarezza a essere vere cristiane, vere religiose e a offrire pene e sofferenze per le anime, per la fecondità dell’apostolato paolino.
L’argomento delle meditazioni non segue una traccia prestabilita, scaturisce dall’abbondanza del cuore o dalla liturgia del giorno, ad esempio dalla festa della Sacra Famiglia (med. 1), del Divin Maestro (med. 2), della conversione di S. Paolo (med. 3), di S. Giuseppe (med. 11), ecc.
Ricevuta l’approvazione liturgica per la festa del Divino Maestro (med. 2), il Primo Maestro quasi non trova parole adeguate per ringraziare Dio e i superiori ecclesiastici per il grande dono carismatico, dono da vivere e partecipare a tutti. E coglie ogni occasione per insistere sulla spiritualità paolina come coinvolgimento di tutto l’essere in Gesù Cristo (med. 2). Infatti, quella del Divin Maestro è “la” devozione da conoscere, da vivere e, nello stesso tempo, da estendere al mondo affinché il mondo viva in Cristo (med. 2).
La vita spirituale si delinea perciò come l’itinerario che orienta la persona nella pienezza delle sue facoltà a divenire discepola del Maestro, fino a realizzare la piena configurazione a lui. Il cammino di trasformazione in Gesù è orientato soprattutto dalle tre “pratiche di pietà” alle quali viene attri-

buito un grande valore perché “lo spirito sia sempre vivo e il progresso sentito e veduto: l’esame di coscienza, la meditazione e la Visita eucaristica” (med. 10).
Don Alberione sottolinea che la vera pietà, al di là delle formule o del metodo, è una relazione, una comunicazione dell’anima con il Padre: la preghiera deve condurre “a sentire il Signore nel cuore” (med. 4), investe tutta la persona e, praticata bene, dà culto completo al Signore. È una devozione che si applica al lavoro spirituale, allo studio, a tutto l’insieme della vita religiosa e all’apostolato (med. 21), perché “dobbiamo dare al mondo la vera ricchezza, portare agli uomini il massimo bene che è Gesù Cristo” (med. 2).
Si avverte che al Primo Maestro sta particolarmente a cuore l’approfondimento dello “spirito paolino” e la necessità che le pratiche di pietà, come la Visita, la meditazione e l’esame di coscienza, siano comprese e praticate fedelmente, nello spirito proprio dell’Istituto (med. 6, 8, 9). Per esprimere il valore di tale spiritualità, Don Alberione non teme di affermare: “Sarei ben felice di offrire la mia vita al Signore perché tutti vivano di questo spirito” (med. 2).
Altri temi sui quali il Primo Maestro si sofferma sono: il continuo progresso sulle orme dell’apostolo Paolo (med. 18), l’amore alla Congregazione, l’accoglienza fiduciosa dell’indirizzo dell’Istituto (med. 21), la provvidenza (med. 15), lo studio pastorale (med. 26).
Lo stile del parlato è familiare, colloquiale, concreto, incisivo e ritorna spesso sui valori ritenuti fondamentali per la vita paolina.

ESERCIZI SPIRITUALI


Con il passare degli anni, si nota che la predicazione del Primo Maestro, in occasione degli Esercizi spirituali, è sempre più ridotta, ma la sua presenza, anche se breve, è molto importante per le sollecitazioni offerte per il cammino della Congregazione.
Nei giorni 19 e 21 gennaio, il Fondatore a Grottaferrata (RM) detta due meditazioni alle superiore delle Figlie di San Paolo. La prima, sullo spirito paolino e l’importanza di uniformare ad esso: spirito, cuore, pensiero, attività, iniziative. La vocazione paolina è da lui riassunta in una mirabile sintesi: “Questa, in Cristo, è la vita più bella! È il centro della tua vita. Non si può dare di più. Allora avete il meglio. Apprezzare la Congregazione, amarla e collaborare al suo vero spirito: ognuna viva in Cristo, perché la Congregazione viva in Gesù Cristo!”. Nella seconda meditazione, il Primo Maestro propone una riflessione sulla consacrazione paolina vissuta in comunità svolgendo il servizio apostolico affidato ad ognuna. Nell’ultima meditazione, riassume l’impegno specifico della superiora riferito specialmente allo spirito e all’apostolato e la responsabilità perché ogni casa sia come una copia della Casa generalizia.
Coglie l’occasione per evidenziare la bellezza e l’urgenza della catechesi, e la responsabilità delle sorelle che proprio nella casa di Grottaferrata si dedicano a quest’opera così fondamentale per la Congregazione e per la Chiesa.
In occasione del corso di Esercizi organizzato a Roma, diretto alle superiore, Don Alberione detta cinque meditazioni, il 6, 7 e 12 aprile.
Insiste su alcuni principi fondamentali della vita paolina e sottolinea i contenuti già approfonditi nel corso dell’anno cir-

ca l’esame di coscienza, la meditazione, la Visita eucaristica. Esprime con forza la convinzione dell’importanza carismatica e spirituale di questi esercizi di pietà focalizzando l’integralità del metodo paolino che coinvolge la totalità della persona e favorisce l’accostamento a tutto il mistero di Cristo per viverlo e annunciarlo. “La nostra regola massima è vivere in Cristo sull’esempio di S. Paolo, il quale sentiva che Gesù Cristo viveva in lui, nella sua mente, nel suo cuore, nella sua attività, nelle sue opere, nel suo apostolato” (med. III).
Ribadisce alle superiore un principio valido ovunque e in ogni situazione, ma forse più necessario in quel momento: “Mettere tutto il cuore in Congregazione… stare nel vostro spirito… vivere sempre più la vita paolina. Solo lì vi fate sante” (med. IV).
È molto significativo il riferimento a Maestra Tecla quando raccomanda: “Ognuna pensi che rappresenta la Prima Maestra e porti con sé quella bontà, quel compatimento, quella sollecitudine che avete trovato in lei…perché il suo cuore è con voi… Rappresentarla bene” (med. V).
A Roma, nella seconda metà del mese di giugno, viene organizzato il corso di Esercizi spirituali per le novizie che si preparano alla prima professione e per le professe temporanee che rinnovano i voti. Il Primo Maestro interviene con due meditazioni il 22 giugno e con un’altra il giorno seguente. Nella prima riflessione propone il tema ricorrente nell’anno: l’amore alla Congregazione (med. I). La seconda e la terza meditazione sono un invito a progredire nella via della santità e dell’apostolato (med. II e III).
Don Alberione tiene altre meditazioni ad Ariccia (RM), il 18 e 19 settembre. Durante un corso di Esercizi nella prima meditazione, elenca i motivi di gioia che hanno guidato le partecipanti nella scelta della Congregazione delle Figlie di San Paolo: “Siamo persone graziate in continuità dal Signore”. Nella seconda meditazione richiama l’obbligo di tendere alla perfezione. E infine, il Fondatore richiama il dovere di riparare il molto male che si diffonde con i mezzi moderni di comunicazione e invita a pregare perché attraverso questi mezzi si diffonda la luce e la pace di Cristo.

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