GIACOMO ALBERIONE
ALLE FIGLIE DI SAN PAOLO
Meditazioni e Istruzioni

GLI ANNI
DELLA PRIMA ESPANSIONE

Secondo volume 1929-1933
MEDITAZIONI VARIE 1933

La predicazione di Don Alberione, nel lungo arco di tempo che va dalla fondazione (1915) fino quasi alla sua morte (1971), è stata suddivisa in sette raggruppamenti approssimativi che aiutano a situare la parola del Fondatore non solo nel contesto congregazionale, ma anche in quello ecclesiale e storico.
La predicazione del 1933 fa parte del secondo periodo denominato: Gli anni della prima espansione (1929-1933).
Nel 1933 la Casa di Alba a piazza San Paolo è ancora il centro di tutta la Famiglia Paolina. A novembre però le Figlie di San Paolo traslocano a Borgo Piave. Questo trasferimento, per loro, significa un nuovo inizio. Stimolate dalla grazia e dalle necessità si aprono a nuovi orizzonti geografici, culturali e apostolici, specialmente attraverso la diffusione della buona stampa dalle librerie o con la visita alle famiglie. L'urgenza di coinvolgere dei cooperatori laici nella missione paolina si fa sempre più sentire e il Fondatore invita le FSP a individuarli e formarli. Ma soprattutto egli desidera che si intensifichi il lavoro vocazionale per far conoscere ai giovani la necessità dell'apostolato stampa e far nascere in loro la volontà di dedicarvi tutta la vita.
Contemporaneamente in questo clima di forte tensione apostolica avviene l'approfondimento della spiritualità propria dell'Istituto. Il Fondatore riserva principalmente a sé questo compito attraverso la predicazione e l'accompagnamento
1.

La predicazione di Don Alberione del 1933 è tenuta, fatte pochissime eccezioni, ad Alba, a piazza San Paolo. È rivolta, ordinariamente, alla FP lì presente: membri della Società San Paolo, Pie Discepole e Figlie di San Paolo.
Ma già una trentina di Case sono state aperte in Italia e all'estero. Anch'esse ricevono periodicamente la parola del Fondatore attraverso ciclostilati o dattiloscritti che trascrivono gli appunti diligentemente annotati e probabilmente, secondo l'uso

del tempo, rivisti dallo stesso Don Alberione2. Egli invita tutti caldamente ad accogliere e nutrirsi di ciò che viene da Casa Madre: «Dovete prendere le cose che vengono da Casa Madre, nelle meditazioni, ritiri, adorazioni, come tante lettere che vi indirizziamo: poiché sono le stesse cose che noi meditiamo e che usiamo per la nostra vita spirituale»3.
Il materiale dattiloscritto o ciclostilato del 1933, giunto fino a noi, è costituito da prediche tenute in diverse circostanze ed è stato suddiviso, dopo averne accertata la paternità alberioniana, in meditazioni, istruzioni, conferenze (25); ritiri (3); ore di adorazione (20), di cui 10 stampate in
I Novissimi, 5 sulla sacra Scrittura, 2 sulla liturgia: Trinità e Corpus Domini; varie (3). Per le ore di adorazione sui Novissimi e sulla sacra Scrittura inserite in questa raccolta, si è ritenuto come originale il ciclostilato invece dello stampato. I due volumi dell'OOA che riuniscono la predicazione sui temi suddetti sono curati dalla SSP; le ore di adorazione sulla sacra Scrittura sono state pubblicate in Leggete le SS. Scritture, OOA, Ed. San Paolo, Milano 2004, vedi Presentazione, Storia del testo, pp. 13-26.
Nel 1933 senz'altro sono stati predicati corsi di Esercizi, infatti Don Alberione nella predica n. 21 ne indica il fine: «In quest'anno sia molto largo il progresso nella fede, speranza, carità, nelle virtù religiose: castità perfetta, obbedienza perfetta, povertà perfetta essendo questo uno dei fini principali che ci proponiamo nei vari corsi di santi Esercizi che si terranno». A noi però sono pervenute solo alcune prediche che sono state inserite tra le meditazioni varie.
La predica del 9.12.1933 fa parte certamente di un corso di Esercizi per FSP e PD; però, a giudizio delle curatrici, è stata inserita nel volume Alle FSP 1934-1939 (cf n. 2, nota di introduzione, p. 48), perché segna l'inizio del nuovo cammino della comunità FSP a Borgo Piave.
Dai dattiloscritti si nota che all'inizio di giugno cambia il carattere della macchina da scrivere, la stesura degli appunti sembra più curata e più estesa. Probabilmente si tratta di appunti

sottoposti a revisione. Quasi sempre nell'originale viene omesso il nome di colui che predicò le ore di adorazione; difficile dire se l'omissione è involontaria o se la predicazione è di altri sacerdoti paolini. Tuttavia, anche ammesso che qualche predica non sia stata tenuta da Don Alberione, è certo che lui ne approvava e proponeva i contenuti, come risulta dalla circolare già citata del 14 giugno 1933 (CVV 31). A volte, quando non è indicata sul ciclostilato, la paternità alberioniana è stata desunta dal linguaggio, dai contenuti proposti, secondo la testimonianza di alcune sorelle che per molti anni hanno ascoltato personalmente il Fondatore; talora invece risulta confermata dall'analisi del testo dove si riscontrano alcuni cenni autobiografici, cf nn. 35, 36, 40, 46. Ad esempio: «Domattina dirò la santa Messa perché tutti abbiamo la fedeltà all'esame di coscienza… Il Signore lo sa: non cerco da lui nulla sulla terra, ma che siamo più santi. Al Paradiso, al Paradiso vi voglio, e in Paradiso voglio andare» (n. 48).
Ad ogni modo, per correttezza, nella nota introduttiva di ogni predica è specificato se sull'originale è indicato l'autore, altrimenti sono riferiti i motivi per cui le curatrici hanno ritenuto di poterla attribuire a Don Alberione.

Il numero notevole delle ore di adorazione predicate da Don Alberione alla FP in questo tempo ha come oggetto, di preferenza, la sacra Scrittura e i Novissimi e ciò è a conferma delle solide fondamenta spirituali e apostoliche su cui il Fondatore, alla luce dell'Eucaristia, va costruendo la giovane comunità paolina. La sua sollecitudine, rivolta ai membri paolini perché si nutrano della Parola di Dio, diventa attenzione assidua e pastorale, estesa anche ai recettori esterni, perché il pane della Parola trasformi la vita (cf Appendice I, Ore di adorazione pubblicate in UCAS).
Don Alberione usa prendere spunto dalle edizioni che si stampano in tipografia e si diffondono dalle librerie o nella visita alle famiglie per illuminare e spronare le giovani nell'apostolato. Dice infatti: «Pascolare le anime viene dalla Bibbia» (n. 2), l'apostolato vostro ha un respiro universale secondo la liturgia, e richiede il cuore rivolto a tutti i popoli. Lapidaria ed esaltante è la sua affermazione: «La Bibbia appartiene a voi come al sacerdote appartiene l'Eucaristia» (n. 13). Invita quindi a preparare edizioni per i fanciulli, a portare il Vangelo nelle scuole.

Sollecita a pregare perché si diffonda largamente nel mondo la pratica della lettura del Libro sacro, sotto la guida della Chiesa, così si finisce «per avere il cuore di Dio, parlare come Gesù» (n. 11). Desidera che nelle famiglie il Vangelo abbia il posto d'onore, che si legga… Ma non basta leggere la Bibbia nella scuola, in viaggio, nella Visita, aprirla nei momenti di bisogno, averla sempre con sé, occorre soprattutto «nel Vangelo... cercare la verità che è Gesù Cristo, la via della virtù che è Gesù Cristo, la vita, cioè la grazia che è Gesù Cristo» (n. 33).
Al giungere del mese di gennaio, che allora veniva dedicato al divin Maestro, Don Alberione sente affiorare nella memoria del cuore l'invito della notte di luce del 31 dicembre 1900, e partecipa questo suo sentire ai figli insistendo sull'amore al Vangelo: «Dopo l'aspra lotta degli errori del protestantesimo, del modernismo, dopo la pubblicazione dell'enciclica
Pascendi di Pio X è rimasto alla Chiesa un attaccamento più vivo ai sacramenti e anche un amore più intenso al Vangelo, mentre gli uomini si stringono al Maestro divino che ripete il suo invito: Venite ad me omnes!… E noi gli facciamo omaggio della nostra mente, del nostro cuore, della nostra volontà. Signore, siamo tuoi…» (n. 7).

La preoccupazione del Fondatore è la crescita, il progresso spirituale e apostolico dei membri ed afferma: «Ho veduto in questo ultimo tempo che il Signore vuol farci camminare più avanti… Ora il Signore vuole di più, ed ecco la grazia che chiediamo in questa adorazione affinché ci vengano manifestati i suoi desideri... Fare sempre perciò con molto fervore l'esercizio del mattino» (n. 9). Secondo l'indirizzo spirituale del tempo Don Alberione attraverso le ore di adorazione orienta la riflessione sui Novissimi, quale mezzo per maturare nella vita interiore specialmente con il pensiero, il desiderio del Paradiso (nn. 26, 27, 29, 32, 34, 47). Dimostra quanto sia salutare il pensiero della morte (nn. 43, 44, 46) e del giudizio particolare (n. 48).
Specialmente attraverso la diffusione, le giovani suore avvertono quanto sia necessario sapere, e quanto sia opportuno il pressante invito del Fondatore allo studio: «Imparare, imparare molto, persuase di non sapere niente… ognuno progredisca nel proprio ufficio… perché siamo chiamate ad insegnare in tanti modi» (n. 30).

Il campo apostolico è vasto, è tutto il mondo, e allora ecco l'imperativo: Circondarsi di cooperatori. Sono persone che comprendono l'ideale paolino, assorbono la vita spirituale dell'Istituto e cooperano con la diffusione della buona stampa, con preghiere e offerte, danno vocazioni. «Dare molto ai cooperatori: Esercizi spirituali, inviti al bene, se si vuol ricevere molto» (n. 15).
L'insufficienza numerica e in ogni campo dei membri, richiede «l'opera delle vocazioni che è l'opera dei fervorosi». Cercare vocazioni «è cooperare con Dio a salvare le anime» (n. 39).
La festa liturgica della sacra Famiglia dà a Don Alberione l'occasione di illustrare il valore della famiglia naturale e della famiglia religiosa: «La famiglia è un'istituzione naturale, cristiana, e la famiglia vostra, la comunità, è istituzione religiosa»; e confida: «Una delle feste che mi è rimasta più impressa fin dai primi anni del seminario è proprio questa della sacra Famiglia» (n. 3). Aveva appreso questa devozione dal canonico Francesco Chiesa, suo direttore spirituale4.

Nello spirito dell'Immacolata propone alle figlie di «fare un mese sull'umiltà, io lo farò per primo e poi invito tutti a farlo perché possiamo acquistare la vita interiore» (n. 10).
Insiste sull'esame di coscienza e la mortificazione (n. 14). «Fate un bel passo avanti… Con la professione c'è l'obbligo della santificazione… Non basta chiedere la grazia, bisogna preparare il terreno… acquistare la scienza della croce» (n. 16).
Nella meditazione sullo stato religioso (n. 22), il Primo Maestro invita alla gratitudine, alla riparazione, e sottolinea che i santi ebbero sempre a modello Gesù Cristo e l'amore alle anime.

Affermando che «la nostra devozione speciale è a Gesù Maestro», il Fondatore è consapevole che il modello che propone è alto, perciò invita a vivere sotto la guida e la protezione di S. Paolo con umiltà e fiducia (n. 12). Come tutti i missionari mirare a S. Paolo e riconoscere in lui il modello e il maestro di ogni missione (n. 37). La grandezza dell'Apostolo sta nella sua vita interiore, perciò domandare a lui di saper accogliere la volontà di Dio, compierla mettendovi intelligenza, volontà e cuore; chiedere

l'applicazione nello studio, l'amore al Signore che genera lo zelo, lo spirito di povertà, di mortificazione (n. 28). Come «S. Teresa del Bambino Gesù esprime la teologia di S. Paolo: Vedendo che non ho meriti, io prendo quelli di Gesù crocifisso» (n. 41), così anche noi «vedendoci così poveri di meriti… supplichiamo Gesù Cristo a darci i suoi» (n. 48).
Per la paolina, modello, ma soprattutto aiuto, è Maria: imitarla, pregarla (n. 17). Ella è luce alla mente, forza della volontà, grazia al cuore (n. 40). E nel fervore l'esortazione del Primo Maestro diventa supplica, consacrazione: «Poniamo Maria come sigillo sul nostro cuore… sul nostro apostolato, custode della nostra mente…, dei nostri sensi, del nostro corpo… Custodisci, o Maria, questa gioventù che ti ama…, fa' che la nostra vita sia santa…» (n. 20). Il suo amore per «Maria madre, maestra e regina» diventa canto sublime nella versione del Magnificat in chiave mariana: «Salutiamo Maria come veri figli e le giuriamo amore e fedeltà… e voi con il cuore pieno di amore… cantate sotto la volta del cielo: Magnificat anima mea Mariam» (n. 21).
Messa, Comunione frequente, Visita sono temi in cui l'amore di Dio fa cantare l'anima infervorata del Primo Maestro. Gesù è vita nell'Eucaristia che è «centro della nostra fede, della devozione, di tutto il culto…, dobbiamo vivere in maniera da poterci sempre comunicare» (n. 25). Gesù nell'Eucaristia è via, verità e vita. Sentire il dovere della riparazione. Tutto ciò lo apprende o lo conferma alla scuola di san Pietro Giuliano Eymard: l'Eucaristia secondo il Vangelo è il centro del culto, la sorgente delle grazie, la via, verità e vita per le anime. Talora si avverte che alcune espressioni sono rivolte più direttamente ai sacerdoti o ai chierici presenti. Alla vita eucaristica sono chiamati specialmente i religiosi. Per noi: fedeltà all'ora di adorazione, Messa, Comunione, Visita: «Andiamo al Tabernacolo!» (n. 33).

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